partire è un poco morire

10 09 2009

beh, siccome di morti e cose tristi le ultime due settimane sono state piene, ora facciamo che si parte e basta, e si ricomincia un po’ a vivere.

non so il mondo, ma queste ultime due settimane sono state piuttosto pesanti, con sorprese non sempre gradite, ma anche qualche momento davvero impagabile. come qualche ora a Stresa, a respirare dall’odiata ambrogia che ci tappa il naso, alla ricerca di una pizzeria, bere un vermouth, e tornare con un’atmosfera da anni ’70. sarà perchè sono nato in quegli anni, ma mi sembrano splendidi, più dei ’60, i ’70 erano incazzosi, appassionati, avevano uno stile loro, maglioni a collo alto, trench, e quella fotografia nei film splendida, Alain Delon, gente bella e maledetta, sigarette e abat-jour, e non so perchè ma il lago Maggiore a me fa questo effetto, soprattutto nelle ore in cui ci sono in giro poche persone. e poco importa se mi chiedono se posso scattare loro una foto con un telefonino anzichè una vecchia macchina scassona a pellicola, l’effetto è sempre lo stesso.

una sera al lago, e una cena inaspettata ieri sera, ma che è venuta fuori bene, semplice, con piatti “di recupero”, a parlare di una giornata che si aspettava da almeno un paio d’anni, vedere un viso disteso.

ora c’è da preparare la borsa, giusto due cose, perchè si sta via solo tre giorni, a sentire parlare di cosa si è combinato in quest’ultimo anno, e dove vorremo andare.

siete tutti invitati.





ciao Ivan

15 06 2009

la notizia mi è arrivata di botto, inaspettata, oggi mentre tornavo dal lavoro. stavano passando El gatt, una canzone, la prima, scritta da Ivan della Mea, ripresa poi anche da Nanni Svampa, e mi sono detto che era bello che parlassero in radio di Ivan, e mi è venuto in mente che il 5 luglio sarei di certo andato ad ascoltarlo a Fagnano Olona, in concerto.

poi le parole vanno avanti, quelle parole ascoltate tante volte, e la speaker annuncia che Ivan è mancato, ci ha lasciati, e davvero, dentro mi è mancato qualcosa, ho sentito davvero freddo, come non mi è mai capitato. sarà per le canzoni, per ciò che ha rappresentato, in semplicità, accanto agli operai, accanto al popolo per tutta la vita, con la sua musica e le sue parole, che la notizia strideva troppo con quella merda di ronde nere squadriste che stanno ritornando fuori. un parallelo strano, e una mancanza, come a sapere che manca qualcuno a cantare, a dare voce a qualcuno che voce sempre più non ha e non sa trovare…

domani 16 giugno, ci saranno alle 11 i funerali, all’arci corvetto, in via oglio 21 a milano, se riesco a prendere un permesso, un salto ce lo faccio, se lo merita davvero.

per chi si dice di sinistra e non lo conosce, prima si sparga il capo di cenere, poi legga le parole della sua canzone più famosa, O cara moglie… ciao Ivan, a me mancherai di sicuro, mi mancherà la tua chitarra semplice e la tua zeppa…


O cara moglie, stasera ti prego,

dì a mio figlio che vada a dormire,

perchè le cose che io ho da dire

non sono cose che deve sentir.


Proprio stamane là sul lavoro,

con il sorriso del caposezione,

mi è arrivata la liquidazion,

m’han licenziato senza pietà.


E la ragione è perchè ho scioperato

per la difesa dei nostri diritti,

per la difesa del mio sindacato,

del mio lavoro, della libertà .


Quando la lotta è di tutti per tutti

il tuo padrone, vedrai, cederà ;

se invece vince è perchè i crumiri

gli dan la forza che lui non ha.


Questo si è visto davanti ai cancelli:

noi si chiamava i compagni alla lotta,

ecco: il padrone fa un cenno, una mossa,

e un dopo l’altro cominciano a entrar.


O cara moglie, dovevi vederli

venir avanti curvati e piegati;

e noi gridare: crumiri, venduti!

e loro dritti senza piegar.


Quei poveretti facevano pena

ma dietro loro, la sul portone,

rideva allegro il porco padrone:

l’ho maledetto senza pietà .


O cara moglie, prima ho sbagliato,

dì a mio figlio che venga a sentire,

chè ha da capire che cosa vuol dire

lottare per la libertà

chè ha da capire che cosa vuol dire

lottare per la libertà.





questioni mentali

5 06 2009

forse siamo fonadmentalmente sognatori, e ci portiamo dietro quella spensieratezza infantile che ti fa vedere il mondo con gli occhi dei bambini, semplici, pieni di speranza che tutti i pezzi del puzzle vadano a posto come per magia, o soltanto perchè tutto prima o poi va a posto.

ma ci si rende ben presto conto che non vanno così le cose, in tanti campi: ti insegnano a comportarti bene perchè è giusto fare così, ti comporti bene e vedi che quelli che si comportano male vanno avanti, e iniziano le frustrazioni, combattuti tra il mandare a quel paese tutti i propri valori e comportarsi male. ma non è facile. anzi, è quasi impossibile, perchè quando credi in certi valori, è difficile spogliartene, diventano una seconda pelle, senza la quali ti sentiresti nudo, o meglio, non ti sentiresti neanche più te stesso.

allora l’unica strada è pensare che le cose andranno male, che i tuoi sogni resteranno tali, vivere ad occhi aperti, lasciando i sogni ben ordinati in un angolo della memoria, pronti per essere tirati fuori di nuovo, all’occorrenza.

un giorno forse qualcuno te li chiederà, saranno impolverati, ma basterà poco per farli tornare splendenti.

per chi è a Milano domenica 7 giugno suggerisco questo: dopo mille peripezie il Comune ce lo lascia fare. 15 anni, buon compleanno.





sol

25 05 2009

l’ondata di caldo ha portato la classica ondata di gente lungo le sponde del Naviglio, in una domenica pomeriggio solitaria e afosa, con la nuova macchina fotografica al collo, a caccia di specie animali e vegetali da raccogliere.

un giro diverso, anche se il percorso era il solito, osservando quello che c’era attorno. osservare la natura… mi rendo conto che la natura va osservata da soli o con una, massimo altre due persone: c’era anche un gruppo guidato, che sicuramente si sarà perso le meraviglie che ho potuto ammirare. la caccia ha prodotto risultati, nel carniere digitale sono finite un po’ di belle cose, da scaricare… ti meraviglia vedere certe farfalle dai colori sgargianti, meravigliose, che sembrano più appartenere ad un ambiente tropicale che alla valle del Ticino… farfalle e altri animali che spariscono quando ti si avvicinano altre persone e si crea un gruppo: biciclette sui sentieri del bosco, silenziose ma troppo rumorose per l’ambiente, fanno paura agli animali e agli insetti. c’è un piccolo mondo attorno, tutto da osservare e da scoprire, come i riflessi d’argento di un soffione, o una strana coccinella su una spina di grano, o una ragnatela grande tra gli alberi, o le libellule che già volano blu e gialle…

quello che non manca e che non ha paura sono le zanzare i tafani e i casinisti… ma per questi ultimi basta infilarsi gli auricolari nelle orecchie e ascoltarsi un po’ di Caparezza…





ciaobbella

24 04 2009

passare una serata in compagnia di canti di protesta e partigiani fa molto bene al cuore e anche al morale.

se poi ci aggiungiamo un “al dievel” da pelle d’oca e lucciconi, una “bella ciao” nata spontaneamente sul finale e non prevista in scaletta in una città dove la Resistenza ha fatto la sua parte e l’amministrazione attuale non ha molta memoria, c’è da gasarsi abbastanza…





eddài!!! sguazziamo nel guano in allegria!!!

27 01 2009

massì, vieni anche tu nei Guano Boys!!! testimonial? Kakà, e chi altro…

sì, perchè oltre alla battuta… scusate, mi correggo, alla cazzata sugli stupri, il nano ne ha sparata un’altra, non molto pubblicizzata, sui campi di sterminio. vds ANED.

ieri in radio una signora avrà ripetuto una decina di volte che è scemo, il motivo? che le battute le può accettare dal macellaio dove va a fare la spesa, ma che da un presidente del consiglio non lo accetta, e che se vuole rispetto deve prima di tutto portare rispetto agli altri.

dove ho già sentito questa cosa? …ah, sì! me la ripetevano sempre i miei genitori…

eh insomma, oggi ricordatevi. io mi ricordo.

buona giornata della memoria a tutti, soprattutto a quelli di memoria corta.





pu pazzi

9 01 2009

nonostante una sessantina di cm di neve sparati giù in questi giorni, ho visto un solo pupazzo, pure fatto mica troppo bene…

mi ricordo che quando venne la famosa nevicata dell’… cos’era? il 1985? l’86? boh, insomma quegli anni lì, nel mio giardino ne spuntò uno fatto bene, bello rotondo, tipo quello dei disegni, e dire che la neve allora gelò quasi subito, almeno fuori città, dove sto io.

ma i bambini non sognano più?