cena

4 09 2009

ieri sera ho cucinato per la prima volta in vita mia del pesce. vero pesce, non scatoletta di tonno da usare come condimento per la pasta… a parte un esperimento una volta con il salmone alla piastra non ben riuscito, che quindi non conto.

no, ieri è venuta fuori una bella roba, con un carpaccio di tonno, tagliato da me, che manina, mica male e dei calamaretti in padella saltati con olio e rosmarino soltanto, come li avevo mangiati in quel ristorante.

un po’ di verdura, muller-turgau fresco (non era granchè), bel risultato. contenti tutti.





invecchiare

26 08 2009

da lunedì mi sento più vecchio. da che ho salutato la mi aultima nonna, ho una sensazione strana addosso, qualcosa di poco normale. quando le cose le vivi, a volte non le comprendi fino in fondo, come quando mi chiedeva di andare a pranzo da lei il sabato e la domenica che i miei erano in vacanza, ora so che quando i miei saranno in vacanza non ci sarà più lei ad aspettarmi per pranzare insieme, e anche se a volte mi pesava andarci, perchè avrei preferito fare altro, ora mi manca.
il fatto più strano è che con lei avevo un rapporto molto burrascoso, si litigava spesso, strano per un rapporto nonna-nipote, ma alla fine si era trovato un modo per convivere pacificamente. era anche diventata socia di Emergency, e riceveva con piacere il giornale e le notizie, e tutti gli anni si ricordava di darmi la stessa cifra per l’associazione: dire al Giando di avvisare che non mandassero più il giornale mi è sembrato innaturale.
e ora, ogni mattina, quando arrivo a Molino Dorino ed entro nelle prime vie di Milano, mi prende una sensazione un po’ angosciosa: so che lì vicino c’è la casa Vidas, che parcheggerò dietro ad essa, e che non ci tornerò, anche se per solo una settimana ho passato un po’ di tempo lì dentro con lei. vorrei andare a salutare gli infermieri e una signora che aveva molto legato con mia nonna, ma non me la sento, non ancora almeno. ho sempre fatto quello che mi sentivo fino in fondo, il pensiero mi piace, ma le gambe non si muovono.
in molti mi chiedono come sto. direi bene. nel senso che vado avanti, non mi viene da piangere ogni due per tre, e mi sento anche la forza per dare una mano ai miei quando ne hanno bisogno, senza fatica.
però c’è questa sensazione strana: come se dal mio petto qualcuno avesse preso un cucchiaio e tirato via una palettata, come si fa con il gelato, ed è rimasto un buco, e anche se spalmi il gelato attorno per ricoprire il buco, il buco resta, quindi tanto vale lasciarlo lì e continuare a fare ciò che si pensa sia buono.





troppa gente

8 07 2009

c’è della gente che continua a menarmela con il fatto che non sono andato ai concerti di Depeche Mode e U2, eh ma perchè, è stato bellissimo, e tutta una serie di frasi del genere.

probabilmente starò invecchiando, ma per me bene. i concerti più grossi che ho visto avevano una presenza di 10-12 mila persone e sinceramente li ricordo con piacere perchè erano gli anni del pogo e del metal. poi i miei gusti musicali si sono allargati, anche grazie a mio zio, che mi ha portato in extremis a vedere Fabrizio de Andrè e diversi concerti di musica classica, quei concerti dove stai lì seduto buono e ascolti. De Andrè all’epoca non lo conoscevo affatto bene, ma è stato folgorante, mi ricordo “il testamento di Tito”, tutta la presentazione della Buona Novella e i musicisti che erano con lui, di una perfezione spaventosa.

ed ero lì a pochi metri, come ero lì a pochi metri a vedere qualche giorno fa i Radiodervish o quest’inverno i La Crus.

cambiano le prospettive, ho bisogno, forse per la perdita di diottrie, di essere poco distante dai musicisti, di non vederli filtrati da maxischermi, di essere inserito in una dimensione più umana. la distanza mi abbatte le emozioni, per pur bello che possa essere un concerto non me lo godo fino in fondo, voglio una prospettiva che sia diversa da quell simile ad un filmato in dvd, e non ci credo che stare sul terzo anello del Meazza a vedere un concerto sia la stessa cosa dello stare seduti in un club.

e poi c’è una questione “etica”, se vogliamo. la musica è un’arte, e il musicista una persona che del suo lavoro campa: non dovrebbe vivere alle spalle dei diritti d’autore, ma imbracciare il suo strumento o tirare fuori la voce ogni giorno se è necessario perchè qualcuno lo vuole ascoltare. stimo molto quei musicisti come Guccini o i Radiodervish o Ferretti che fanno un concerto ogni tanto e non per delle arene. vai ad ascoltare gente così e anche se è la prima volta ne resti colpito, vai la seconda uguale e così via.

per il resto, mi sono emozionato per la nascita di 6 cagnolini…





sono quasi pronto

6 07 2009

manca poco, meno di una settimana, volo, treno, ricerca del rifugio e poi si parte, piano piano.

è un anno particolare, era da tempo che volevo provare a percorrere il Cammino Primitivo, frenato un po’ dalle informazioni che dicono che è piuttosto duro, anche se pare essere il più bello sotto tanti punti di vista.

un po’ mi sono allenato, scoprendo anche che mi piace andare a correre, beh, per il momento alterno corsa e camminata, però ogni volta si allunga di più, e la corsa prende il sopravvento sulla camminata e chissà che la voglia e l’esigenza non restino anche nelle stagioni a venire.

il contenuto materiale dello zaino quest’anno sarà quanto di meno pesante credo abbia mai portato, anche se vorrei togliere ancora qualcosa.

sperando in un tempo clemente dal punto di vista delle precipitazioni, che il Mar Cantabrico è a due passi. sperando vada tutto come l’anno scorso, di stare bene e arrivare alla fine e poi tornare, ma senza le sorprese del 2008…





due mail

2 07 2009

questa mattina è dura iniziare.

sono arrivate due mail, differenti, ma che mi hanno colpito molto, in modo diverso, per diversi motivi.

una parlava di una persona che va in pensione, una persona di una grande umanità che ho avuto la fortuna di conoscere, e poi la sfortuna di vederle assegnato un ruolo diverso. un capo umile, grande perchè sapeva esaltare i suoi collaboratori e mai se stesso, che ascoltava tutti, ma ascoltava davvero e faceva domande per imparare ciò che non conosceva e comprendere e decidere o lasciare decidere.

l’altra parlava di una persona conosciuta per caso e che ha percorso gli stessi miei sentieri da Porto a Santiago, l’anno scorso. una persona che sta combattendo la sua battaglia, identica a quella di altre persone vicino a me, una di quelle battaglie che ti cambiano la vita, e che ora, quando ne ascolto le storie, mi colpiscono con cognizione di causa.

c’è da preparare lo zaino in questi giorni e di persone da metterci dentro e da portare con me ce ne sono sempre di più. e direi anche per fortuna, nonostante tutto.





vecchi visi

29 06 2009

fa effetto rivedere persone con cui hai condiviso qualche anno della tua vita sui banchi di scuola dopo un sacco di tempo: alcuni li vedi cambiati, inseriti in abiti da genitore che non ti aspettavi, e che un po’ non ti convincono, anche se in qualche maniera sei felice per loro. altri invece restano uguali, con lo stesso tono di voce, la stessa voglia di scherzare, certamente con qualche chilo in più, ma la stessa birra davanti.

e tutti gli altri, me compreso, vedo che vanno avanti a piccoli passi, verso una consapevolezza diversa, ogni giorno, ogni mese, un avanzare lento e calmo, come se i tempi si fossero dilatati rispetto a un secolo fa, quando “crescere” implicava tempi più rapidi. certe volte però vedo in chi si costruisce una famiglia, a differenza di me, poca differenza, anzi a volte mi sembra di vedere una inconsapevolezza, o quantomeno una mancanza di entusiasmo per aver raggiunto dei traguardi che nella vita di una persona sono momenti importanti, profondi.

è così che tante cose per me maturano con i loro tempi, altre invece è il tempo che ti costringe ad impararle in fretta. mi rendo conto, guardandomi indietro, che tante cose ho imparato ad accettarle, lasciarle andare, fare il loro corso, senza costringerle nei tempi e nei modi, perchè a volte i tempi e i modi che ci si immagina, non sono quelli giusti.

e allora vedere vecchi visi ritrovati, o sempre presenti nella mia vita, che fanno piccoli passi, mi fa stare bene.





ciao Ivan

15 06 2009

la notizia mi è arrivata di botto, inaspettata, oggi mentre tornavo dal lavoro. stavano passando El gatt, una canzone, la prima, scritta da Ivan della Mea, ripresa poi anche da Nanni Svampa, e mi sono detto che era bello che parlassero in radio di Ivan, e mi è venuto in mente che il 5 luglio sarei di certo andato ad ascoltarlo a Fagnano Olona, in concerto.

poi le parole vanno avanti, quelle parole ascoltate tante volte, e la speaker annuncia che Ivan è mancato, ci ha lasciati, e davvero, dentro mi è mancato qualcosa, ho sentito davvero freddo, come non mi è mai capitato. sarà per le canzoni, per ciò che ha rappresentato, in semplicità, accanto agli operai, accanto al popolo per tutta la vita, con la sua musica e le sue parole, che la notizia strideva troppo con quella merda di ronde nere squadriste che stanno ritornando fuori. un parallelo strano, e una mancanza, come a sapere che manca qualcuno a cantare, a dare voce a qualcuno che voce sempre più non ha e non sa trovare…

domani 16 giugno, ci saranno alle 11 i funerali, all’arci corvetto, in via oglio 21 a milano, se riesco a prendere un permesso, un salto ce lo faccio, se lo merita davvero.

per chi si dice di sinistra e non lo conosce, prima si sparga il capo di cenere, poi legga le parole della sua canzone più famosa, O cara moglie… ciao Ivan, a me mancherai di sicuro, mi mancherà la tua chitarra semplice e la tua zeppa…


O cara moglie, stasera ti prego,

dì a mio figlio che vada a dormire,

perchè le cose che io ho da dire

non sono cose che deve sentir.


Proprio stamane là sul lavoro,

con il sorriso del caposezione,

mi è arrivata la liquidazion,

m’han licenziato senza pietà.


E la ragione è perchè ho scioperato

per la difesa dei nostri diritti,

per la difesa del mio sindacato,

del mio lavoro, della libertà .


Quando la lotta è di tutti per tutti

il tuo padrone, vedrai, cederà ;

se invece vince è perchè i crumiri

gli dan la forza che lui non ha.


Questo si è visto davanti ai cancelli:

noi si chiamava i compagni alla lotta,

ecco: il padrone fa un cenno, una mossa,

e un dopo l’altro cominciano a entrar.


O cara moglie, dovevi vederli

venir avanti curvati e piegati;

e noi gridare: crumiri, venduti!

e loro dritti senza piegar.


Quei poveretti facevano pena

ma dietro loro, la sul portone,

rideva allegro il porco padrone:

l’ho maledetto senza pietà .


O cara moglie, prima ho sbagliato,

dì a mio figlio che venga a sentire,

chè ha da capire che cosa vuol dire

lottare per la libertà

chè ha da capire che cosa vuol dire

lottare per la libertà.