suoni di pace

24 06 2009

villa arconati, castellazzo di bollate, lunedì sera, fa fresco, nello zaino pane e salame e dei dolcetti per festeggiare la serata. sul campo iniziano ad arrivare le auto, mentre aspettiamo di entrare.

dal palco arrivano le voci delle prove, i suoni, i musici seduti in prima fila ad ascoltare i suoni. il benvenuto degli organizzatori, siamo i primi spettatori del festival, proprio i primi a varcare la soglia, quale onore.

fa fresco, molto fresco e tutti si riparano con mezzi di fortuna, addirittura uno con il poncho da pioggia, ma qualcuno con una copertina sulle gambe, che ci stava tutta.

escono, sono in tre, Nabil, Michele e Alessandro, voce, corde e tastiere. c’è la solita calma, la solita passione e la solita emozione, anche di Nabil, che confessa che deve leggere i testi, nonostante li canti da anni, l’emozione è sempre tanta e ha paura di dimenticarsi qualche parola. piccoli segni di un’umanità grande, a mio parere.

arrivano poi i solisti dell’orchestra di Nazareth, e le canzoni si riempiono ulteriormente, si gonfiano, diventano carnose, riempite di suoni mediterranei con strumenti mediterranei e ritmi mediterranei.

“Amara terra mia” vibra, la voce di Nabil si trasforma un po’ in quella di DOmenico Modugno, per una canzone carica di significati e di emozione.

sul palco si alternano i musici, si battono le mani, si canta, si balla, si uniscono tre religioni, musulmana, ebraica e cristiana, spesso divise, ma che trovano su quel palco di castellazzo di bollate un’unità unica, un’ntensità di intenti, un’armonia che non credo si troverà mai in un luogo di culto.

è stata una celebrazione della pace, della convivenza, della bellezza della diversità, dell’armonia e della semplicità. come sempre sanno fare i Radiodervish.

Annunci




ciao Ivan

15 06 2009

la notizia mi è arrivata di botto, inaspettata, oggi mentre tornavo dal lavoro. stavano passando El gatt, una canzone, la prima, scritta da Ivan della Mea, ripresa poi anche da Nanni Svampa, e mi sono detto che era bello che parlassero in radio di Ivan, e mi è venuto in mente che il 5 luglio sarei di certo andato ad ascoltarlo a Fagnano Olona, in concerto.

poi le parole vanno avanti, quelle parole ascoltate tante volte, e la speaker annuncia che Ivan è mancato, ci ha lasciati, e davvero, dentro mi è mancato qualcosa, ho sentito davvero freddo, come non mi è mai capitato. sarà per le canzoni, per ciò che ha rappresentato, in semplicità, accanto agli operai, accanto al popolo per tutta la vita, con la sua musica e le sue parole, che la notizia strideva troppo con quella merda di ronde nere squadriste che stanno ritornando fuori. un parallelo strano, e una mancanza, come a sapere che manca qualcuno a cantare, a dare voce a qualcuno che voce sempre più non ha e non sa trovare…

domani 16 giugno, ci saranno alle 11 i funerali, all’arci corvetto, in via oglio 21 a milano, se riesco a prendere un permesso, un salto ce lo faccio, se lo merita davvero.

per chi si dice di sinistra e non lo conosce, prima si sparga il capo di cenere, poi legga le parole della sua canzone più famosa, O cara moglie… ciao Ivan, a me mancherai di sicuro, mi mancherà la tua chitarra semplice e la tua zeppa…


O cara moglie, stasera ti prego,

dì a mio figlio che vada a dormire,

perchè le cose che io ho da dire

non sono cose che deve sentir.


Proprio stamane là sul lavoro,

con il sorriso del caposezione,

mi è arrivata la liquidazion,

m’han licenziato senza pietà.


E la ragione è perchè ho scioperato

per la difesa dei nostri diritti,

per la difesa del mio sindacato,

del mio lavoro, della libertà .


Quando la lotta è di tutti per tutti

il tuo padrone, vedrai, cederà ;

se invece vince è perchè i crumiri

gli dan la forza che lui non ha.


Questo si è visto davanti ai cancelli:

noi si chiamava i compagni alla lotta,

ecco: il padrone fa un cenno, una mossa,

e un dopo l’altro cominciano a entrar.


O cara moglie, dovevi vederli

venir avanti curvati e piegati;

e noi gridare: crumiri, venduti!

e loro dritti senza piegar.


Quei poveretti facevano pena

ma dietro loro, la sul portone,

rideva allegro il porco padrone:

l’ho maledetto senza pietà .


O cara moglie, prima ho sbagliato,

dì a mio figlio che venga a sentire,

chè ha da capire che cosa vuol dire

lottare per la libertà

chè ha da capire che cosa vuol dire

lottare per la libertà.





questioni mentali

5 06 2009

forse siamo fonadmentalmente sognatori, e ci portiamo dietro quella spensieratezza infantile che ti fa vedere il mondo con gli occhi dei bambini, semplici, pieni di speranza che tutti i pezzi del puzzle vadano a posto come per magia, o soltanto perchè tutto prima o poi va a posto.

ma ci si rende ben presto conto che non vanno così le cose, in tanti campi: ti insegnano a comportarti bene perchè è giusto fare così, ti comporti bene e vedi che quelli che si comportano male vanno avanti, e iniziano le frustrazioni, combattuti tra il mandare a quel paese tutti i propri valori e comportarsi male. ma non è facile. anzi, è quasi impossibile, perchè quando credi in certi valori, è difficile spogliartene, diventano una seconda pelle, senza la quali ti sentiresti nudo, o meglio, non ti sentiresti neanche più te stesso.

allora l’unica strada è pensare che le cose andranno male, che i tuoi sogni resteranno tali, vivere ad occhi aperti, lasciando i sogni ben ordinati in un angolo della memoria, pronti per essere tirati fuori di nuovo, all’occorrenza.

un giorno forse qualcuno te li chiederà, saranno impolverati, ma basterà poco per farli tornare splendenti.

per chi è a Milano domenica 7 giugno suggerisco questo: dopo mille peripezie il Comune ce lo lascia fare. 15 anni, buon compleanno.





quattro giorni

3 06 2009

oggi sono in trance. dopo quattro giorni a casa, approfittando del ponte, il rientro è stato davvero un trauma.

sebbene siano stati anche giorni di lavoro, fisico, è stato estremamente rilassante a livello mentale, e poi anche fisico nell’ultimo.

la bicipace è andata piuttosto bene: è stato semplicemente fantastico il clima lavorativo della cucina, due giornate, sabato e domenica, intense, sempre indaffarati a pelare, affettare, scolare, mescolare, impastare, infornare, sfornare, imballare, tagliare, porzionare cibo per circa 500 persone e poi lavare, pulire, strofinare, impilare, spostare al termine della manifestazione. un gruppo splendido, due uomini e una dozzina di donne, con un forte spirito di collaborazione: io e l’Angelina siamo stati assunti a tempo indeterminato, la prova è andata bene, passato l’esame, stretta di mano e assunzione. poi il clima, i retroscena, i brindisi, il bambino che mangiava la pasta a festa finita, con le mani sporche, Michele ed Erminia, le risate, i tavoloni, i mocio vileda, la cantante stonata, i bambini truccati da Anna, il taboulet, tutto un insieme di cose che hanno fatto stare bene.

un lunedì all’insegna del fare le cose rimandate da tempo, come lavare l’auto lercia e passare dallo zio, con un giro in bici, il pedale che va e l’aria fresca del dopo temporale in montagna che arriva in pianura a dare un filo di pelle d’oca al rientro.

un martedì all’insegna del relax, alle terme, a rilassarsi, a farsi sballottolare dalle bolle d’acqua e a godersi il caldo di sauna e hammam. una trattoria dove ci siamo spaccati prima di tornare e fare un salto dal veterinario prima di filtrare la grappa all’acacia.

oggi è mercoledì, mi pare lunedì, non ci sto molto con la testa, molto meno del solito.





sol

25 05 2009

l’ondata di caldo ha portato la classica ondata di gente lungo le sponde del Naviglio, in una domenica pomeriggio solitaria e afosa, con la nuova macchina fotografica al collo, a caccia di specie animali e vegetali da raccogliere.

un giro diverso, anche se il percorso era il solito, osservando quello che c’era attorno. osservare la natura… mi rendo conto che la natura va osservata da soli o con una, massimo altre due persone: c’era anche un gruppo guidato, che sicuramente si sarà perso le meraviglie che ho potuto ammirare. la caccia ha prodotto risultati, nel carniere digitale sono finite un po’ di belle cose, da scaricare… ti meraviglia vedere certe farfalle dai colori sgargianti, meravigliose, che sembrano più appartenere ad un ambiente tropicale che alla valle del Ticino… farfalle e altri animali che spariscono quando ti si avvicinano altre persone e si crea un gruppo: biciclette sui sentieri del bosco, silenziose ma troppo rumorose per l’ambiente, fanno paura agli animali e agli insetti. c’è un piccolo mondo attorno, tutto da osservare e da scoprire, come i riflessi d’argento di un soffione, o una strana coccinella su una spina di grano, o una ragnatela grande tra gli alberi, o le libellule che già volano blu e gialle…

quello che non manca e che non ha paura sono le zanzare i tafani e i casinisti… ma per questi ultimi basta infilarsi gli auricolari nelle orecchie e ascoltarsi un po’ di Caparezza…





uscire

22 05 2009

da ieri pomeriggio alle 16.00 sto bene. di un bene proprio che sono tra lo stanco e lo spensierato, sapendo che ci sono cose da fare, impegni, un lavoro polveroso, una piccola festa con una piccola sorpresa che, se sarà azzeccata, dirimerà anche un piccolo fraintendimento, che comunqe sarà sciolto.

ci si prepara mentalmente alla rasatura annuale, anche se quest’anno mi spiace, nel senso che il capello un po’ lungo mi piace, poi con tutto il tempo che è servito per farli crescere un po’ dall’ultimo scalpo, però dall’altro lato lavorando in una città inquinata si sporcano subito e questo mi rompe.

ma sono tutte questioni banali, di cui non discutere, aspettando che la merla finisca anche quest’anno il suo nido sulla medesima camelia, e chissà, magari quest’anno si vedranno anche dei piccoli…





Valzer con Bashir

20 05 2009

valzerconbashir-210x300alla fine del film ho avuto una sensazione precisa per riassumere e descrivere questo film: è come se un container carico venisse lentamente calato sullo spettatore, scene, scende, lento, inesorabile, e tu stai lì sotto ad aspettare, non poi farci nulla, tutto si muove, lento, paziente, fino a farti sentire tutto il peso alla fine dello stesso.

da un po’ mi capita di non informarmi sul film, scoprire la storia in diretta permette di liberarsi da pregiudizi e aspettative. il cartoon ha dei tratti grafici che sono in linea con lo spirito e le sensazioni che crea: tratti spessi, ombre pesanti, linee essenziali, movimenti fluidi e lenti, tutto contribuisce a confermare le sensazioni dei protagonisti, del regista, che narra in prima persona una sua esperienza come soldato dell’esercito israeliano. ciò che vuole essere narrato è il massacro di Sabra e Chatila, con l’occhio dei soldati che erano nei pressi dei campi profughi: memoria azzerata per quasi tutti loro, ricostruita attraverso la raccolta di molte testimonianze, un puzzle che si ricompone nello svolgimento del film.

l’elemento più importante è la cronaca, narrata a toni piuttosto freddi, conseguenza di quella perdita di memoria che si cerca di annullare: ma nella ricostruzione non c’è spazio per ripensamenti, la volontà è solo quella di prendere atto, coscienza di quello che passò. in tutto questo il film assume un carattere educativo molto alto a mio parere: non vuole attribuire responsabilità, singole o di gruppo, e al di là di ogni convinzione politica, questo credo sia il più forte pregio del film. quello che ne esce è comunque un ritratto perfetto di ciò che è la guerra, di quello che produce, di quello che non siamo più abituati a vedere e che forse non si vuole più vedere o far vedere; la guerra chirurgica, asettica, benedetta e giustificata dei nostri giorni, una guerra finta, truccata, sostenibile, perchè venga accettata dal popolino, si scontra con la realtà nuda e cruda del sangue, della polvere, dei pezzi di corpi umani sparsi per terra, perchè questa è la guerra. una guerra che anche le menti di coloro a cui vi parteciparono si rifiutano di ricordare, se non per un bisogno di conoscenza che nasce nel tempo.

un film terribile, forte, nonostante usi scene esplicite soltanto nel finale, ma proprio per questo si carica ancora di più del peso che porta, per far riflettere, pensare, per far arrivare a dire “basta” a storie del genere, senza torti nè ragioni, soltanto basta. per fermare il container, e magari farlo sparire.