buone notizie

7 10 2009

se questa non è una buona notizia…

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partire è un poco morire

10 09 2009

beh, siccome di morti e cose tristi le ultime due settimane sono state piene, ora facciamo che si parte e basta, e si ricomincia un po’ a vivere.

non so il mondo, ma queste ultime due settimane sono state piuttosto pesanti, con sorprese non sempre gradite, ma anche qualche momento davvero impagabile. come qualche ora a Stresa, a respirare dall’odiata ambrogia che ci tappa il naso, alla ricerca di una pizzeria, bere un vermouth, e tornare con un’atmosfera da anni ’70. sarà perchè sono nato in quegli anni, ma mi sembrano splendidi, più dei ’60, i ’70 erano incazzosi, appassionati, avevano uno stile loro, maglioni a collo alto, trench, e quella fotografia nei film splendida, Alain Delon, gente bella e maledetta, sigarette e abat-jour, e non so perchè ma il lago Maggiore a me fa questo effetto, soprattutto nelle ore in cui ci sono in giro poche persone. e poco importa se mi chiedono se posso scattare loro una foto con un telefonino anzichè una vecchia macchina scassona a pellicola, l’effetto è sempre lo stesso.

una sera al lago, e una cena inaspettata ieri sera, ma che è venuta fuori bene, semplice, con piatti “di recupero”, a parlare di una giornata che si aspettava da almeno un paio d’anni, vedere un viso disteso.

ora c’è da preparare la borsa, giusto due cose, perchè si sta via solo tre giorni, a sentire parlare di cosa si è combinato in quest’ultimo anno, e dove vorremo andare.

siete tutti invitati.





Teresa è volata in cielo

2 09 2009

radio popolare, sette e qualcosa, la notizia. non ci credo e ascolto ogni singola parola dello speaker. un paio di telefonate, chi ancora non sapeva e non ci credeva e chi sapeva e non aveva parole.

per me sparisce una persona che posso definire amica, quasi una persona di famiglia. ricordo l’accoglienza all’inizio dello stage in Emergency, vederla nella vecchia sede di via Bagutta coordinare le persone, avere una parola, un saluto per tutti; poi il saluto finale e l’invito a fare qualcosa ancora per Emergency. non ho saputo resisterle. perchè lei la parola “pace” la metteva davvero in ogni momento della vita, con tutti, anche quando sosteneva le sue idee lo faceva sempre in modo elegante, com’era lei, e fermo.

sapeva spronare le persone, motivandole, come saprebbe fare una buona madre, quale era.

sono convinto che la maniera migliore per onorare il suo ricordo sia di rinnovare l’impegno nel suo e nostro sogno.

per info: emergency.it

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la classe operaia va in paradiso

18 08 2009

e per farlo sale sopra carri ponte e sul terzo anello del colosseo, per avvicinarsi e toccare con un dito il cielo, per gridare ad alta voce come non si faceva da decenni, per farsi sentire da tutti.

mi hanno colpito molto le vicende di questi giorni, la voglia di lottare che continua a vivere in questi uomini e donne che difendono idee e lavoro. cose d’altri tempi, ma che fanno bene al cuore vedersi.

sindacati e governo che dimostrano di essere la stessa cosa, state a casa, non siete un bell’esempio per chi vi guarda. certo, chi lotta per qualcosa viene sempre e soltanto definito “cattivo esempio”, per il padrone che non ama chi alza la testa a rivendicare onestà e diritti, e per il sindacato che gira con la Lacoste e difende gli interessi non più dei lavoratori, ma dei sindacalisti.

resta la lotta “individuale”, di un gruppo di persone che formano unità, che non sono “singolo”, ma sono sempre gruppo, lavoratori di una fabbrica che rischia di chiudere che sanno che può ancora vivere.

e vedere i volti finalmente sorridenti, e i complimenti anche di chi ha provato a risolvere qualcosa ma non ce l’ha fatta, ecco, fra un anno sarete tutti dimenticati forse, ma certo chi vi è stato vicino, anche solo con il cuore, una lezione importante l’ha imparata di certo.





troppa gente

8 07 2009

c’è della gente che continua a menarmela con il fatto che non sono andato ai concerti di Depeche Mode e U2, eh ma perchè, è stato bellissimo, e tutta una serie di frasi del genere.

probabilmente starò invecchiando, ma per me bene. i concerti più grossi che ho visto avevano una presenza di 10-12 mila persone e sinceramente li ricordo con piacere perchè erano gli anni del pogo e del metal. poi i miei gusti musicali si sono allargati, anche grazie a mio zio, che mi ha portato in extremis a vedere Fabrizio de Andrè e diversi concerti di musica classica, quei concerti dove stai lì seduto buono e ascolti. De Andrè all’epoca non lo conoscevo affatto bene, ma è stato folgorante, mi ricordo “il testamento di Tito”, tutta la presentazione della Buona Novella e i musicisti che erano con lui, di una perfezione spaventosa.

ed ero lì a pochi metri, come ero lì a pochi metri a vedere qualche giorno fa i Radiodervish o quest’inverno i La Crus.

cambiano le prospettive, ho bisogno, forse per la perdita di diottrie, di essere poco distante dai musicisti, di non vederli filtrati da maxischermi, di essere inserito in una dimensione più umana. la distanza mi abbatte le emozioni, per pur bello che possa essere un concerto non me lo godo fino in fondo, voglio una prospettiva che sia diversa da quell simile ad un filmato in dvd, e non ci credo che stare sul terzo anello del Meazza a vedere un concerto sia la stessa cosa dello stare seduti in un club.

e poi c’è una questione “etica”, se vogliamo. la musica è un’arte, e il musicista una persona che del suo lavoro campa: non dovrebbe vivere alle spalle dei diritti d’autore, ma imbracciare il suo strumento o tirare fuori la voce ogni giorno se è necessario perchè qualcuno lo vuole ascoltare. stimo molto quei musicisti come Guccini o i Radiodervish o Ferretti che fanno un concerto ogni tanto e non per delle arene. vai ad ascoltare gente così e anche se è la prima volta ne resti colpito, vai la seconda uguale e così via.

per il resto, mi sono emozionato per la nascita di 6 cagnolini…





progresso

3 07 2009

tutti i giorni mi sento un po’ di rassegna stampa in radio, fra i campi e poi nel traffico fa compagnia e mi aggiorna. non ho tempo e voglia di leggere i giornali, c’è qualcuno che lo fa per me, lo fa bene e su molti giornali.

tra le notizie si parla sempre del PIL, della crisi, della crescita…

sono i concetti che ci fottono. perchè il concetto del PIL è stupido di per sè. il PIL vorrebbe essere la misurazione della ricchezza. non è proprio corretto, diciamo che è la misurazione di un valore, del valore della produzione, che non è detto sia equivalente a ricchezza. nel PIL infatti entra il valore di tutte quelle vaccate che vengono vendute in mezzo alla strada, avete presente quei giocattoli che neanche 40 anni fa erano interessanti? quelli. ecco, nel calcolo del PIL contribuiscono a far credere che la ricchezza sia cresciuta, certo, qualcuno li ha rifilati ad un altro che spera di rifilarli ai genitori di un bambino piagnucoloso. ma questa non mi pare sia ricchezza.

la ricchezza è un concetto alto, quando si parla di ricchezza di pensa ai nobili, all’oro, insomma a roba solida, che dura nel tempo, che ha un peso notevole.

nel concetto del PIL rientrano quindi tutte le cose inutili tipo questi giochi inutili, i 462 tipi di caricabatterie in commercio, che forse ora diventeranno per magia della Comunità Europea uno solo (voglio l’USB su tutti gli apparecchi elettrici ed elettronici!!!), i piatti di plastica, i fazzoletti di carta, gli imballaggi inutili, insomma i rifiuti.

e quindi ogni tanto mi ritrovo a filosofeggiare sul progresso. su cosa significhi, se quello che i media ci propugnano sia progresso. progresso a mio modo di vedere è un miglioramento, una maggiore efficienza, un’auto che consuma meno è progresso, una che semplicemente costa di più perchè ha i vetri elettrici (con la manovella si potevano alzare ed abbassare lo stesso senza spreco di energia elettrica e quindi di carburante), no. è progresso la verdura venduta dal fruttivendolo in sacchetti di carta che possono essere riutilizzati, mentre non lo è la vaschetta del supermercato, in plastica, che poi porto a casa e butto diretto nella pattumiera.

qualche anno fa girava il concetto delle 35 ore settimanali di lavoro, lavorare meno per lavorare tutti, perso inevitabilmente. perso in un marasma di digitale terrestre (che non serve ad un beneamato niente), allungamento di filiere ecc. ecc.

ma anche coloro che si lamentano per le condizioni di lavoro, tipo gli agricoltori che guadagnano poco, ehi ragazzi, sveglia, voi e le vostre associazioni! avete in mano il carburante della nazione, se non si mangia si muore. se qualcuno vuole comprare che lo faccia direttamente, consorziatevi, create cooperative di vendita come ce n’erano a fine Ottocento, e toglietevi quel paletto dal culo che vi vogliono continuamente infilare.

insomma più guardo avanti e più mi rendo conto che il passato è saggio e ha valore. per dissetarci oggi ci beviamo dei beveroni che manco un chimico riesce a capire cos’hanno dentro. i nostri nonni si facevano una tazza di Mariètafresca, acqua, un goccio di aceto, pane. e sete non l’avevano più per davvero.

progressista? no, mi rendo conto che sono molto conservatore per tanti aspetti.





due mail

2 07 2009

questa mattina è dura iniziare.

sono arrivate due mail, differenti, ma che mi hanno colpito molto, in modo diverso, per diversi motivi.

una parlava di una persona che va in pensione, una persona di una grande umanità che ho avuto la fortuna di conoscere, e poi la sfortuna di vederle assegnato un ruolo diverso. un capo umile, grande perchè sapeva esaltare i suoi collaboratori e mai se stesso, che ascoltava tutti, ma ascoltava davvero e faceva domande per imparare ciò che non conosceva e comprendere e decidere o lasciare decidere.

l’altra parlava di una persona conosciuta per caso e che ha percorso gli stessi miei sentieri da Porto a Santiago, l’anno scorso. una persona che sta combattendo la sua battaglia, identica a quella di altre persone vicino a me, una di quelle battaglie che ti cambiano la vita, e che ora, quando ne ascolto le storie, mi colpiscono con cognizione di causa.

c’è da preparare lo zaino in questi giorni e di persone da metterci dentro e da portare con me ce ne sono sempre di più. e direi anche per fortuna, nonostante tutto.