il vero problema

14 12 2009

non è l’aggressione in se stessa.

il vero problema è che ho sentito parole che non sono state dette dai politici nei confronti di altre situazioni analoghe, relative a comuni cittadini, e nemmeno di fronte allo schifo compiuto nell’asilo di Pistoia. perchè?

perchè nella fattoria degli animali qualche maiale è più uguale degli altri animali.

e se di fronte a centinaia di migliaia di altri casi simili la maggior parte della gente ignora o volta le spalle, beh, non si venga tanto a fare la morale proprio adesso.

andate a dirlo ai genitori di Cucchi, o al ragazzo pestato a Parma qualche anno fa, alla madre di Aldovrandi, andate a dirlo ai familiari delle vittime del terrorismo di Stato, andate a dirlo a tutti loro.

ieri pomeriggio, qualche ora prima ero in zona, fosse successo a me, non sarebbe capitato tutto questo can-can. perchè? forse perchè non sono un maiale, e pertanto meno uguale.





viva l’itaglia?

20 11 2009

reduce da una serata slow, molto take it easy e con mezza giornata ad un convegno che mi interessa, oltre ad una birra con i miei migliori amici stasera, si affronta la giornata in un molto certamente migliore dei giorni passati.

ascolto la radio, canto i Radiodervish, ascolto notizie provenienti da Paesi lontani, belle notizie, notizie nuove, fresche, positive, che danno buonumore e perchè no, un po’ di speranza.

ti arrivano tanti messaggi, e-mail, catene che ti incitano a vivere bene la vita, in modo pieno, e non è che hai sempre voglia di farlo, a volte, spesso, i motivi che ti invogliano ad alzarti la mattina dal letto se ne sono andati in vacanza e non hanno voglia di tornare per tanto tempo, e così si finisce per imbruttirsi un po’.

forse è la volontà di ostinarsi a restare attaccati a ciò che di più piacevole si ha, e sapere che con un po’ di coraggio si hanno anche delle valide alternative per sfuggire a quanto di brutto sta invadendo questo paese. perchè la forza di cambiarlo sembra non l’abbia più nessuno, a meno di cambiarlo in peggio, scavando come in una interminabile cava per rifiuti.





vivere

19 11 2009

sto vivendo in modo diverso da un po’ di tempo. da qualche mese, da un annetto circa.

quando succedono cose grandi, o si ha modo di confrontarsi in maniera differente con alcune persone, e capire meglio quello che si ha dentro, ci si conosce meglio, e se ne rimane colpiti, in qualche modo si cambia.

forse non si cambia nel modo in cui ci si immaginava poteva essere tutto, e questo può far stare male, accettare che si è diversi da come si sognava, oppure che alcuni sogni resteranno tali. poi vedi quello che hai tra le mani, e ti piace, non te la senti di buttarlo via, anzi, ci tieni molto, ci hai lavorato, sudato, sofferto, e anche se agli occhi del mondo è qualcosa di mediocre, beh, per te vale tanto e te lo tieni stretto.

forse tutto questo passerà in fretta, chi può dirlo, ma per ora mi godo il momento fino in fondo, assaporandolo e gustandolo continuamente, e sono felice di avere dentro e attorno a me qualche sorriso in più…

sto leggendo l’ultimo libro di Irvine Welsh “Crime”; mah, le prime 110 pagine sono un po’ una palla, finalmente Ray si è fatto quei tiri di coca che tanto sognava, e ‘sto fatto della fissa della pedofilia che hanno i britannici, beh, alla lunga un po’ stinca… vediamo come evolve.

mi sono goduto fino in fondo invece “gli abbracci spezzati” di Almodovar, mi ricordava “donne sull’orlo di una crisi di nervi” come atmosfera, e infatti sul finale c’è una bella sorpresa. mi piace come parla in maniera esplicita e porca del sesso, ma anche con tanta ironia e gioia: la parte della sceneggiatura del film sui vampiri è molto divertente, si riflette e si ride, e un po’ si trova nostalgia. secondo me è da vedere con il proprio partner a fianco, su un divano, con una bella coperta calda. e poi finire a letto a fare l’amore…

stay alive.





catholic spamming action

16 11 2009

oggi ho ricevuto una mail dall’azione cattolica. mi sono chiesto come fosse possibile… facendo conto che ultimamente navigo molto poco e che non ho aderito a qualche sondaggio, protesta, balle varie dove possa avere dato il mio indirizzo mail, mi sono chiesto dove diavolo abbiano potuto prenderlo.

detto fatto, chiedo che mi dicano dove hanno preso il mio indirizzo mail, credo di averne il diritto, magari l’ho fornito in qualche sito, sono abbastanza malizioso, ma dò il beneficio del dubbio, mi pare corretto, con tutte le vaccate che faccio, una più una meno, ci sta.

mi rispondono. prima che hanno cancellato il mio indirizzo, classica replica in automatico, poi una seconda mail mi ribadisce che hanno cancellato il mio indirizzo e mi chiedono scusa per il disagio.

mi dà fastidio la pubblicità, le informazioni non richieste: se voglio sapere qualcosa sulla chiesa vado da un prete, non mi aspetto che diventino come i venditori della pillola blu che ormai vendono a mazzi in rete (forse).

celeri eh, per carità, un paio d’ore e avevo la risposta. peccato che non fosse quella buona, avrei aspettato anche di più. direi che sono meglio i testimoni di geova che ti suonavano il campanello alla domenica mattina verso le 8: almeno con quelli puoi avere la soddisfazione di mandarli a quel paese guardandoli negli occhi…





libertà

5 10 2009

confesso. ho trovato la manifestazione della fnsi un po’ ridicola. perché? è presto detto: un giornalista per me è una persona che in modo molto onesto deve riportare tutte le informazioni relative ad una notizia, impegnandosi a non modificarle, occultarle o adattarle per dare una visione diversa dalla realtà, guidando così colui che della notizia usufruisce verso un’opinione preconfezionata. chi fruisce della notizia si farà da sè la sua opinione.

la libertà di informazione non è a mio modo di vedere in pericolo. piuttosto lo sono i mezzi attraverso cui si fa informazione, ma questo è diverso. se il tuo capo ti taglia un articolo perchè ha pressioni esterne, tu bravo giornalista, prendi, ti metti su un blog e mentre sul giornale va l’articolo falsato, sul blog dici la “verità”. ad esempio. oppure raccogli le informazioni e denunci il fatto a quella cosa, come si chiama… ordine dei giornalisti? perchè credo un Ordine abbia un codice etico a cui gli aderenti devono rispondere…

mi è sembrata un po’ ridicola per questo: come fa chi è parte del sistema, che contribuisce a che i bavagli vengano messi, a domandare più libertà?

sarà che sono uno che continua a pensare che gente come Biagi o Zavoli siano grandi giornalisti, ma sono anche persone che il giornalismo lo vedevano come cronaca, asettica da giudizi, ma ricca di spunti di riflessione, domande impertinenti, che nascono non dalla volontà di essere contro qualcosa o qualcuno, ma dal genio, dall’onestà e capacità intellettuale di leggere fra le righe, scavare e non avere paura di ciò che si può trovare. e poi raccontarlo, senza esprimere opinioni personali. ecco, questo per me è il giornalismo, tutto il resto è noia.





society

25 09 2009

oggi ho letto questo articolo e sono rimasto un po’ basito. ma neanche più di tanto.

interessante sarebbe vedere la reazione delle persone citate al suo interno, soprattutto quelle a cui vengono rivolte delle critiche, che poi non sono neanche più di tanto critiche, ma una rappresentazione del reale, di come stanno le cose e come le descriverebbe un marziano appena sbarcato in Italia.

chi l’ha scritto è un immigrato. ma avrebbero potuto scriverlo altre persone, catalogabili in diverse categorie sociali, ma che hanno ricevuto lo stesso trattamento.

negli ultimi anni la questione del fare, del far vedere realizzato qualcosa sta diventando sempre più importante, poco importa se è qualcosa che avrà risvolti negativi e a cui si è detto in passato “no” (centrali nucleari), oppure che ci si prenda meriti che sono di altri (prime casette ai terremotati), o che siano un filo in contraddizione (sfilare ad una marcia contro l’omofobia a fianco di teste rasate). l’importante è che qualcosa sia stato fatto. sempre meglio che non fare niente e continuare a blaterare. o a scrivere un libro di cui non si sentiva assolutamente la necessità. NOI. la si pensa così.





lacrime di coccodrillo

18 09 2009

fai come il cinese. siediti sulla riva e aspetta che il morto passi. eccolo lì, passa, tranquillo, galleggiante.

le lacrime sgorgano, copiose, tutta l’Italia si commuove, si stringe attorno ai suoi morti. e si domanda perchè?

ma come perchè? c’è da domandarselo? signore e signori ingenui, è la GUERRA. cos’è la GUERRA? dal dizionario: “Conflitto armato che oppone, in combattimenti di diversa portata, più stati o più popoli”.

conflitto. armato. aggettivo abbastanza chiaro, no? abbastanza chiaro perchè anche la persona meno colta capisca che se ti poni nei confronti di un’altra parte imbracciando un mitra, non è che hai intenzioni troppo amichevoli. forse lo sta capendo anche quel 92% del parlamento italiano che ha votato il rifinanziamento alla missione in Afghanistan, denominata missione di pace, ora che il ministro degli esteri Frattini ha detto che quella è nua missione di GUERRA. ah, cazzo. 8 anni ma alla fine è venuta fuori questa maledetta parola. e con la Costituzione su cui avete giurato come la mettiamo?

perchè francamente coloro che sono autorizzati a piangere, ora, sono soltanto i parenti e gli amici dei soldati morti che hanno cercato di convincerli a non partire. perchè a guardarla come ha detto una persona, sono dei morti sul lavoro, perchè quello era il loro lavoro, perchè fare il soldato ed essere pronto a sparare a della gente è purtroppo un lavoro, che uno sceglie per mille motivazioni, insindacabili, ma conoscendo anche i rischi che corre.

se ti danno un giubbetto antiproiettili, significa che qualche rischio lo corri. così come se ti danno una maschera contro le polveri in una fabbrica. la vita di un operaio che muore di tumore per aver respirato veleni varrà sempre meno della vita di un soldato che salta in aria. perchè? non sono entrambi due persone? e allora perchè se casca un muratore da un tetto si commuovono solo i colleghi e se muore un soldato si ferma uno stato intero?

si vuole la pace. tutti la vogliono. la pax romana: distruggi tutto e tutti e poi c’è pace. cazzo, ok, ma non c’è neanche più niente. dai Cesari questa è la logica che sottende ogni azione militare. e valutare i rischi significa anche comprendere che se ti metti contro uno che è convinto che se muore nella sua guerra santa va diritto in paradiso, beh, forse lo corri tu qualche rischio in più che speri di salvare la pelle e vuoi tornare dalla tua donna e dai tuoi figli.

ci si adatta, a tutto. ci stiamo adattando a tutto. si vedono cose orribili e si pensa “dai, tanto a me non succede”. poi ti capita e ti trovi con le chiappe a terra, e ti disperi e ti stupisci. le coscienze si stanno spegnendo e si è convinti che con due lacrime per qualche soldato morto cambi qualcosa. sveglia gente, SVEGLIA. sappiamo ancora dire cosa per noi è giusto è sbagliato, senza metterci troppe condizioni per adattare le situazioni a noi e non adattare noi alle situazioni? no. no, perchè se sapessimo dire che imbracciare un fucile non è una cosa buona, a prescindere, allora sapremmo dire a chi decide che qualche ragazzo debba imbracciare un fucile che sta facendo la cosa sbagliata e che ci sono sicuramente altre vie per trovare la pace. non si può andare piano premendo sull’acceleratore; ma qualcuno vuole fare proprio questo.

io se devo piangere lo faccio, ma non per i morti, piango per i vivi, che non sanno trarre nessun insegnamento da quelle morti.

Mio martello non colpisce, pialla mia non taglia
per foggiare gambe nuove
a chi le offrì in battaglia,
ma tre croci, due per chi disertò per rubare,
la più grande per chi guerra insegnò a disertare.