passi

26 12 2010

li ascolto ormai da anni. da anni ho imparato a riconoscerli.

ad occhi chiusi, con le porte chiuse, tendendo l’orecchio verso la scala posso dire a chi appartengano i passi che risalgono i gradini.

quelli di mia nonna erano i più facili, saliva i gradini di rado e lo faceva in modo lento e forse con un tentativo di fare piano, ma le sue scarpe di cuoio la tradivano. il cuoio gli abitanti di questa casa lo indossano solo per uscire, quindi se è cuoio significa che non è un abitante della casa a salire le scale. e poi era anche facile perchè parlava sempre ad alta voce (“ga sinti no, che i telàri m’en fai divintà surda” diceva sempre) e quindi si sapeva già chi fosse.

invece mia mamma e mio papà si assomigliano abbastanza, sono soltanto delle piccole sfumature, un ritmo lievemente diverso e l’appoggio del piede differente.

mio padre un passo più lento, quasi stanco, stufo di fare quelle scale, come se ogni volta pensasse che sono belle perchè così la casa è più grande e godibile però rompono anche i maroni fare le scale; e in ogni caso il passo è leggero, quasi cerchi di non farsi sentire, non disturbare.

mia madre invece un passo più deciso, leggermente più rapido e un filino marziale, come se l’unica cosa che le importasse fosse l’arrivare in cima perchè c’è una cosa importante da fare.

e detta così paiono molto differenti, ma credetemi, ad un ascoltatore distratto o poco esperto, paiono uguali. il segreto sta nel tendere l’orecchio, ascoltare, e indovinare. e dopo tanti anni, raramente si sbaglia il colpo.