la solitudine dei numeri primi

2 03 2010

sta volando incredibilmente questo libro. sarò banale nell’analisi, ma mi piacciono i libri i cui capitoli si compongono di poche pagine, paiono essere racconti, infilati uno dietro l’altro, con il successivo che starebbe bene quasi a se stante, ma diventa appendice naturale e prosecuzione del precedente.

molto piacevole e intenso, semplice nella narrazione, eppure ricco di particolari e sensazioni che si assorbono con un facilità estrema. i tratti dei personaggi, le loro movenze, si materializzano immediatamente davanti agli occhi del lettore, facendoli diventare una compagnia nella stanza.

il dubbio se iniziarlo, se era in linea con il mio stato d’animo, è svanito immediatamente, dopo i primi due capitoli, dopo aver conosciuto i due protagonisti.





bella gente d’Appennino

12 01 2010

secondo libro di Giovanni Lindo Ferretti, che ho trovato molto più interessante e maturo della prima opera. il respiro è più ampio, anche se le tematiche trattate hanno una localizzazione più ristretta: tutto, o quasi, si svolge sull’Alpe, sui suoi monti, nella sua famiglia, tra le tradizioni di paese e le abitudini quotidiane di casa. ma il respiro rispetto a “reduce” si fa più ampio, forse perchè il travaglio del ritorno è ormai abbastanza superato, o forse perchè nelle proprie radici spesso si trova la serenità e la pace.

gli aspetti della vita montanara sono affrontati da diversi lati, molto toccante la parte intitolata “sepoltura”, dove si affronta il tema della morte e delle tradizioni e dei riti funebri: argomento che nel nostro mondo pulito e asettico puzza di marcio e di macabro, ma che quando anche io ero bambino veniva vissuto con approccio molto più vero e franco, mentre ora anche questo momento subisce le influenze della fretta di tutti i giorni.

il mondo dell’Alpe e di Giovanni è lento, quieto, ma non esente dalle modificazioni moderne che paiono ridonare vita a dei luoghi abbandonati, ma hanno il risultato di crearne soltanto un bel mausoleo.

ancora qualche accenno al suo ritorno a casa, ma stavolta molto limitato, infastidisce un po’ quando lo ricorda, ma passa, piuttosto rapido a dir la verità, si lascia leggere, interessa, finisce presto.





l’industria della solidarietà

21 12 2009

di Linda Polman.

interessante libro-inchiesta nel mondo delle associazione e del non-profit, in particolare delle ONG impegnate in contesti di guerra.

questo libro colpisce molto, e una persona che sostiene qualche progetto credo possa saltare sulla sedia leggendo i fatti descritti da parte della Polman. certo, le parti più interessanti sono quelle vissute da lei in prima persona, i sentito dire, a volte, paiono essere un po’ esagerati. in ogni caso, tutto quanto rappresentato è indubbiamente preoccupante, e fa partire un’analisi di coscienza: spesso infatti chi dona lo fa sulla fiducia, lo vedo anch’io quando sto dietro il banchetto di Emergency e molta gente quando chiedi loro se vogliono delle info in più ti rispondono “sì, sì, vi conosco, Gino Strada, bla bla bla…” e se ne vanno via. ecco, a me spiace che se ne vadano, avendo scelto di far parte di una ONG che fa dell’informazione puntuale il suo punto di forza, mi spiace che chi dona lo faccia sulla fiducia, perchè si è lì, preparati, disponibili a rispondere a delle domande e la gente se ne va, pur lasciandoti la sua donazione.

fate domande gente, qualunque sia l’associazione scelta, cercare di capire dove vanno a finire i soldi lasciati, quali sono i costi che sostengono per la struttura, quali difficoltà incontrano, perchè fanno certe scelte, e cosa fanno: potrebbe sembrare una domanda banale questa, ma in questo periodo di Natale a casa arrivano chili di depliant di associazioni, che mettono il bimbo triste e chiedono soldi; anche queste sono tecniche commerciali ben specifiche, per far aprire cuori e portafogli. bene, dopo aver letto questo libro mi sento meglio nel dire “NO” a certe richieste.

il libro contiene molte critiche, la prima fra tutte quella dell’incapacità di molte ONG nell’affrontare i problemi della gente, pensando di portare qualcosa di buono, in realtà aggiungono soltanto altri problemi. di esempi il libro ne è zeppo, fornisce molti spunti di riflessione.

all’università il mio Prof., Giorgio Fiorentini, mi diceva che (allora era il 1999) circa un terzo delle associazioni esistenti in Italia era falso, create ad hoc per sottrarre denaro alla gente, senza realizzare nulla. oggi penso che la percentuale si possa senza dubbio considerare più alta.

un’ottima lettura per le vacanze natalizie, per far riflettere gli amici, e magari per trovare buoni spunti per dare una mano. seriamente.

tanti auguri a tutti.





vivere

19 11 2009

sto vivendo in modo diverso da un po’ di tempo. da qualche mese, da un annetto circa.

quando succedono cose grandi, o si ha modo di confrontarsi in maniera differente con alcune persone, e capire meglio quello che si ha dentro, ci si conosce meglio, e se ne rimane colpiti, in qualche modo si cambia.

forse non si cambia nel modo in cui ci si immaginava poteva essere tutto, e questo può far stare male, accettare che si è diversi da come si sognava, oppure che alcuni sogni resteranno tali. poi vedi quello che hai tra le mani, e ti piace, non te la senti di buttarlo via, anzi, ci tieni molto, ci hai lavorato, sudato, sofferto, e anche se agli occhi del mondo è qualcosa di mediocre, beh, per te vale tanto e te lo tieni stretto.

forse tutto questo passerà in fretta, chi può dirlo, ma per ora mi godo il momento fino in fondo, assaporandolo e gustandolo continuamente, e sono felice di avere dentro e attorno a me qualche sorriso in più…

sto leggendo l’ultimo libro di Irvine Welsh “Crime”; mah, le prime 110 pagine sono un po’ una palla, finalmente Ray si è fatto quei tiri di coca che tanto sognava, e ‘sto fatto della fissa della pedofilia che hanno i britannici, beh, alla lunga un po’ stinca… vediamo come evolve.

mi sono goduto fino in fondo invece “gli abbracci spezzati” di Almodovar, mi ricordava “donne sull’orlo di una crisi di nervi” come atmosfera, e infatti sul finale c’è una bella sorpresa. mi piace come parla in maniera esplicita e porca del sesso, ma anche con tanta ironia e gioia: la parte della sceneggiatura del film sui vampiri è molto divertente, si riflette e si ride, e un po’ si trova nostalgia. secondo me è da vedere con il proprio partner a fianco, su un divano, con una bella coperta calda. e poi finire a letto a fare l’amore…

stay alive.





storia del popolo americano

4 05 2009

dal 1492 ad oggi. di Howard Zinn.

è qualche mese che sono su questo saggio, e quando un libro fai fatica ad ingranarlo finisce che o lo molli o ci metti un sacco di tempo: ho scelto la seconda via, perchè è molto interessante, soffermandosi sempre non su fatti noti, ma su quelli meno o addirittura non noti.

un passaggio tra lotte e rivolte continue, ribellioni, soprusi, situazioni che in teoria nella più grande democrazia del pianeta non dovrebbero esistere. eppure, al di là degli arcinoti massacri di nativi americani, scopri che la storia degli USA è costellata di rivolte di operai, diserzioni di soldati, costituzioni di importanti sindacati e un movimento comunista piuttosto potente e originale.

ma sono tutti aspetti che l’uomo comune ignora. gli avvenimenti più vecchi relegati a fredda cronaca, su ricostruzione e diffusione di notizie su cui è meglio sorvolare, e quelli più recenti che bruciano in mano, ma che contengono sempre notizie su cui è stato meglio sorvolare, nascondere per non dire insabbiare…

ogni Stato ha i suoi scheletri nell’armadio,  in un sistema che accada quel che accada, deve sempre rimanere uguale, affinchè tutto cambi perchè nulla cambi. tanto basta perchè io non riesca a credere che Mr. Obama possa cambiare qualcosa, sarebbe già una conquista se riuscisse a non dichiarare una nuova guerra.





le parole sognate dai pesci

24 03 2009

era lì per caso, in mezzo ad un elenco di altri libri. è arrivato a casa, piccino, breve, da finire in pochi minuti. è intenso, carico di storie, profumi, sentimenti come sono le canzoni di Davide Van de Sfroos: gli ambienti, le persone sono gli stessi, ma fa un effetto diverso leggerli piuttosto che ascoltarli accompagnati da musica folk.

a chi non conosce van de Sfroos non dirà nulla, o forse sì, pochi euro per una lettura piacevole e intensa.





attenti all’uomo bianco

9 01 2009

un diario di cantiere. un ospedale da costruire. un progetto che in molti non hanno avuto paura a definire folle. folle forse per chi non conosce.

è ormai operativo da più di un anno il centro di cardiochirurgia Salam (che significa “Pace”) di Emergency, in Sudan, e questo libro di Raul Pantaleo, architetto coordinatore del progetto, racconta le fasi di studio e realizzazione dello stesso.

un libro denso, scritto in modo semplice, che porta le emozioni e le storie diritte là dove devono andare: storie come tante, piccole soddisfazioni che paragonate al tutto sono niente, eppure in sè sono tanto.

tra tondini e cemento si intrecciano le vite di molte persone, i volontari, gli operai sudanesi e quelli internazionali, i bambini e le donne sudanesi, i capitribù. le scelte costruttive, che vanno oltre all’edificare un ospedale stabile, e va a recuperare tradizioni e una tecnologia di base, arcaica, molto più all’avanguardia ed efficiente di ciò che il mercato propone, scelte che si legano con passione al territorio e alla gente, scelte in controtendenza, all’apparenza con poco senso, ma densamente cariche di significato.

una bella lettura, che rinfranca, da leggere mentre scende la neve fuori, oppure sotto un albero, in estate, quando il sole brilla.

 

Raul Pantaleo

“Attenti all’uomo bianco”

ed. Eleuthera, € 12,00