mechitali

3 02 2010

forse sono uno dei pochi a non essere ancora andato a gustare una delle ultime prelibatezze della famosa catena di cibo veloce, novità che pare essere ambrosia da tante lodi sta ricevendo ogni sera sui telegiornali italiani, con tanto di ministro delle politiche agricole che gioiosamente sbandiera l’accordo preso dalla famosa catena con i produttori di materie prime  alimentari, italiane, evviva l’italianità!

io non posso esserne che felice se dei produttori italiani, che producono magari anche bene, facciano affari con un accordo così importante, loro acquisiscono un buon canale, si crea una nuova domanda che fa guadagnare, i lavoratori lavorano e non stanno in CIG, insomma è un bel giro, e anche la catena magari riesce a vendere qualcosa che ha dentro degli ingredienti più controllati e certi nell’origine, una volta tanto.

ma perchè questo accordo deve diventare uno spot a favore della catena? ho capito che ci guadagnano in tanti, ma alla fine il marchio che appare in quei servizi è solo quello della catena, il cui nome non viene citato, ma che con modici investimenti pubblicitari, ottiene con i tg una cassa di risonanza notevole. a mio modo di vedere non può bastare non citare un nome per non fare pubblicità, perchè se tanto parlare è stato fatto per dei gioielli indossati da giornaliste in tv, oggetti che non hanno questo grande mercato e quindi grande diffusione in termini di informazione, non capisco perchè di questa azienda che è leader di mercato, che tutti nel bene o nel male conoscono, passi invece come grande notizia. di più, i gioielli erano indossati e non veniva fatto un servizio, qui il servizio è stato fatto, trasmesso, e con toni trionfalistici che manco una società di marketing avrebbe potuto fare.

in questi giorni sto leggendo un libro di Daniele Luttazzi, mi piace, mi piace, mi piace. non condivido molte sue battute, ma mi piace lui e il suo modo di porsi, di non avere peli sulla lingua e di fare osservazioni, puntuali, in uno stile che definirei giornalistico. ma d’altri tempi. e leggendo il buon Daniele, mi chiedo come mai un Ordine dei Giornalisti non riprenda chi ha fatto e trasmesso un servizio del genere, trasmesso in prima serata, dove il messaggio che passa è “‘sto panino è buono, vallo a mangiare, se non lo vai a mangiare potresti essere considerato un traditore della patria!”? perchè devo vedere una decina di persone dire che quel panino gli è piaciuto, uno addirittura sono tre giorni di fila che lo va a mangiare!!! mangiatelo, e non scassare, rifiutati di rilasciare un’intervista in quel senso, a meno che vieni pagato, perchè non è un’intervista quella, è pubblicità fatta a gratis, sulla prima rete nazionale.

è vero, siamo messi male, sempre peggio. vai di badile.





l’ippi

7 10 2009

rispondo come Meneghin rispose su Recalcati e disse “su Recalcati non rispondo, mi avete stufato”.

e perchè dovrebbe rispondere così? mica gli han chiesto qualcosa su Recalcati…





libertà

5 10 2009

confesso. ho trovato la manifestazione della fnsi un po’ ridicola. perché? è presto detto: un giornalista per me è una persona che in modo molto onesto deve riportare tutte le informazioni relative ad una notizia, impegnandosi a non modificarle, occultarle o adattarle per dare una visione diversa dalla realtà, guidando così colui che della notizia usufruisce verso un’opinione preconfezionata. chi fruisce della notizia si farà da sè la sua opinione.

la libertà di informazione non è a mio modo di vedere in pericolo. piuttosto lo sono i mezzi attraverso cui si fa informazione, ma questo è diverso. se il tuo capo ti taglia un articolo perchè ha pressioni esterne, tu bravo giornalista, prendi, ti metti su un blog e mentre sul giornale va l’articolo falsato, sul blog dici la “verità”. ad esempio. oppure raccogli le informazioni e denunci il fatto a quella cosa, come si chiama… ordine dei giornalisti? perchè credo un Ordine abbia un codice etico a cui gli aderenti devono rispondere…

mi è sembrata un po’ ridicola per questo: come fa chi è parte del sistema, che contribuisce a che i bavagli vengano messi, a domandare più libertà?

sarà che sono uno che continua a pensare che gente come Biagi o Zavoli siano grandi giornalisti, ma sono anche persone che il giornalismo lo vedevano come cronaca, asettica da giudizi, ma ricca di spunti di riflessione, domande impertinenti, che nascono non dalla volontà di essere contro qualcosa o qualcuno, ma dal genio, dall’onestà e capacità intellettuale di leggere fra le righe, scavare e non avere paura di ciò che si può trovare. e poi raccontarlo, senza esprimere opinioni personali. ecco, questo per me è il giornalismo, tutto il resto è noia.





lacrime di coccodrillo

18 09 2009

fai come il cinese. siediti sulla riva e aspetta che il morto passi. eccolo lì, passa, tranquillo, galleggiante.

le lacrime sgorgano, copiose, tutta l’Italia si commuove, si stringe attorno ai suoi morti. e si domanda perchè?

ma come perchè? c’è da domandarselo? signore e signori ingenui, è la GUERRA. cos’è la GUERRA? dal dizionario: “Conflitto armato che oppone, in combattimenti di diversa portata, più stati o più popoli”.

conflitto. armato. aggettivo abbastanza chiaro, no? abbastanza chiaro perchè anche la persona meno colta capisca che se ti poni nei confronti di un’altra parte imbracciando un mitra, non è che hai intenzioni troppo amichevoli. forse lo sta capendo anche quel 92% del parlamento italiano che ha votato il rifinanziamento alla missione in Afghanistan, denominata missione di pace, ora che il ministro degli esteri Frattini ha detto che quella è nua missione di GUERRA. ah, cazzo. 8 anni ma alla fine è venuta fuori questa maledetta parola. e con la Costituzione su cui avete giurato come la mettiamo?

perchè francamente coloro che sono autorizzati a piangere, ora, sono soltanto i parenti e gli amici dei soldati morti che hanno cercato di convincerli a non partire. perchè a guardarla come ha detto una persona, sono dei morti sul lavoro, perchè quello era il loro lavoro, perchè fare il soldato ed essere pronto a sparare a della gente è purtroppo un lavoro, che uno sceglie per mille motivazioni, insindacabili, ma conoscendo anche i rischi che corre.

se ti danno un giubbetto antiproiettili, significa che qualche rischio lo corri. così come se ti danno una maschera contro le polveri in una fabbrica. la vita di un operaio che muore di tumore per aver respirato veleni varrà sempre meno della vita di un soldato che salta in aria. perchè? non sono entrambi due persone? e allora perchè se casca un muratore da un tetto si commuovono solo i colleghi e se muore un soldato si ferma uno stato intero?

si vuole la pace. tutti la vogliono. la pax romana: distruggi tutto e tutti e poi c’è pace. cazzo, ok, ma non c’è neanche più niente. dai Cesari questa è la logica che sottende ogni azione militare. e valutare i rischi significa anche comprendere che se ti metti contro uno che è convinto che se muore nella sua guerra santa va diritto in paradiso, beh, forse lo corri tu qualche rischio in più che speri di salvare la pelle e vuoi tornare dalla tua donna e dai tuoi figli.

ci si adatta, a tutto. ci stiamo adattando a tutto. si vedono cose orribili e si pensa “dai, tanto a me non succede”. poi ti capita e ti trovi con le chiappe a terra, e ti disperi e ti stupisci. le coscienze si stanno spegnendo e si è convinti che con due lacrime per qualche soldato morto cambi qualcosa. sveglia gente, SVEGLIA. sappiamo ancora dire cosa per noi è giusto è sbagliato, senza metterci troppe condizioni per adattare le situazioni a noi e non adattare noi alle situazioni? no. no, perchè se sapessimo dire che imbracciare un fucile non è una cosa buona, a prescindere, allora sapremmo dire a chi decide che qualche ragazzo debba imbracciare un fucile che sta facendo la cosa sbagliata e che ci sono sicuramente altre vie per trovare la pace. non si può andare piano premendo sull’acceleratore; ma qualcuno vuole fare proprio questo.

io se devo piangere lo faccio, ma non per i morti, piango per i vivi, che non sanno trarre nessun insegnamento da quelle morti.

Mio martello non colpisce, pialla mia non taglia
per foggiare gambe nuove
a chi le offrì in battaglia,
ma tre croci, due per chi disertò per rubare,
la più grande per chi guerra insegnò a disertare.





ahi!fon

25 05 2009

in questi giorni sto vedendo a pubblicità dell’ahi!fon, e mi garba parecchio. tutte s’te cose che fa, ti porti dietro una sola cosa e hai tutto. il pensiero sarebbe: me lo compro!

poi però penso che nove decimi di quella roba che c’è dentro probabilmente non l’utilizzerei, perchè segnarmi ad esempio le spese mensili sul calendario della moleskine è un rito che compio da tempo, il lettore mp3 che ho è un po’ ridotto in capacità ma mi va bene, la macchina fotografica ne ho presa una che godo ogni volta che l’accendo, faccialibro lo ignoro da mesi e dovrei anche scrivere a quelli di faccialibro per fargli cancellare tutti i miei dati ai sensi dell’art. cippalaminchia del decr. legs. cippalafava, il telefono ce l’ho e a volte ne farei a meno… quindi perchè cacciare tutti quei soldi?

comunque complimenti per lo spot, mi piace davvero molto, bravi.

ora però aggiorniamo la moleskina…





un euro bandito

23 04 2009

stavo per mandarlo, stavo anche pensando di destinare una quota di stipendio, come richiesto. poi ho deciso che no. cioè, non ho deciso, ma so che non lo farò.

perchè? il motivo è semplice: vorrei capire a cosa serve il mio euro. da dieci anni conosco un’associazione che mi dice a cosa serve il mio euro, o più che dò. tutte queste raccolte, non lo dicono, e a me non sapere a cosa servono, non mi piace. vuoi comprare una spider e spendere 20 mila euro, ok, so che servono per una spider da 20 mila euro. vuoi un euro? a che ti serve? a mangiare? con un euro non mangi, guarda ti compro un panino. un euro non cambia la vita, a nessuno.

e poi ne ho le scatole piene, di gente che crede di avere la scienza infusa e spara cagate a tutto spiano, senza ascoltare mai. ma questa è un’altra storia.

tipo quella storia di quello che si doveva sposare e andavano a rompergli le scatole perchè era il primo dopo il terremoto. io spero ci siano gli estremi perchè possa denunciare tutte le televisioni presenti per violazione della privacy, in quanto non è un personaggio noto e la cerimonia era privata. Cani. mi è piaciuta quell’espressione, un po’ talebana, ma carica di cattiveria. il suo matrimonio è un’evento per tutta la nazione, gli hanno detto, o una roba del genere. lasciateci in pace, a noi che la pensiamo diversamente da voi e che alla luce dei riflettori preferiamo l’ombra di un albero o le luci fumose di un pub pieno di birra…

stasera, a Magenta (MI), Staffette Partigiane, piazza del mercato, con Cisco, domani Bebo Storti. ci si vede lì. ora e sempre, Resistenza. buon 25 aprile a quelli che non sono, non sono stati e non saranno mai fascisti: con ‘sta minchia che è una festa di tutti!





il grande porcello

24 02 2009

finalmente una cosa originale al grande porcello, una cosa che ho trovato divertente nella sua idiozia. un tipo che ha deciso di girare nudo per la casa, e che diceva che se gli girava quella sera avrebbe cagato nel letto di qualcuno, e che non azionava lo sciacquone perchè non gli andava.

però perchè il grande porcello può guardare il pistolino di questo qui e tutto il resto d’Italia no? non è che sia molto coerente… come quando si fanno i richiami perchè tirano giù dei sacramenti… uno quando sacramenta, sacramenta, stop.