chicago boys

9 12 2009

nuova produzione del Teatro della Cooperativa, a mano di Renato Sarti e Bebo Storti.

come definirlo? è, sinceramente, piuttosto complicato. perchè ripercorre un secolo circa di storia economica, di liberismo, con un’analisi scientifica, economica, non da attori, ma da veri e propri economisti. e fa paura. fa paura perchè mostra in chiave scientifica le aberrazioni dell’economia, e della politica che è, si sa, ad essa assoggettata. viene voglia di cancellare tutto, strappare leggi e regolamenti e lasciare il tutto in mano davvero ad una mano invisibile, in un mondo dove il falso domina su tutto. si pretende di avere libertà di mercato, ma tale libertà è gestita da coloro che controllano il mercato, con regolamenti, accordi, trattati (il Nafta ne può essere un esempio) che non mettono le parti su un unico piano, ma che sottolineano ed evidenziano e rimarcano le differenze.

C.B

la trama scorre all’inizio, a mio parere, un po’ lenta, si fatica a prendere confidenza con il lessico volgare di Renato nei panni del magnaccia dell’economia, poi però il suo personaggio viene fuori, si impone sulla scena e la domina, coinvolge, spaventa, si fa odiare, tira fuori i sentimenti che ogni persona con un briciolo di intelletto dovrebbe avere di fronte agli scempi che l’economia è stata in grado di produrre, o meglio che gli uomini sono stati in grado di produrre in nome dell’economia.

è un viaggio spaventoso attraverso lezioni economiche, casi di studio rappresentati senza veli, rappresentati nella loro essenza più malata, e purtroppo più vera.

facile tacciare lo spettacolo di catastrofismo, di comunismo o altro ancora, è tutto vero, reale, tremendo. prende, coinvolge, non ti lascia e ti fa riflettere anche fuori dal teatro. Renato ed Elena sulla scena sono spettacolari, soprattutto Elena che recita due parti, quella reale e quella di copertura, Renato invece recita perfettamente la parte del bastardo, tanto che se non fosse lui ti verrebbe veramente voglia di salire sul palco e infilargli il cappello da ussaro nel didietro…

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