progresso

3 07 2009

tutti i giorni mi sento un po’ di rassegna stampa in radio, fra i campi e poi nel traffico fa compagnia e mi aggiorna. non ho tempo e voglia di leggere i giornali, c’è qualcuno che lo fa per me, lo fa bene e su molti giornali.

tra le notizie si parla sempre del PIL, della crisi, della crescita…

sono i concetti che ci fottono. perchè il concetto del PIL è stupido di per sè. il PIL vorrebbe essere la misurazione della ricchezza. non è proprio corretto, diciamo che è la misurazione di un valore, del valore della produzione, che non è detto sia equivalente a ricchezza. nel PIL infatti entra il valore di tutte quelle vaccate che vengono vendute in mezzo alla strada, avete presente quei giocattoli che neanche 40 anni fa erano interessanti? quelli. ecco, nel calcolo del PIL contribuiscono a far credere che la ricchezza sia cresciuta, certo, qualcuno li ha rifilati ad un altro che spera di rifilarli ai genitori di un bambino piagnucoloso. ma questa non mi pare sia ricchezza.

la ricchezza è un concetto alto, quando si parla di ricchezza di pensa ai nobili, all’oro, insomma a roba solida, che dura nel tempo, che ha un peso notevole.

nel concetto del PIL rientrano quindi tutte le cose inutili tipo questi giochi inutili, i 462 tipi di caricabatterie in commercio, che forse ora diventeranno per magia della Comunità Europea uno solo (voglio l’USB su tutti gli apparecchi elettrici ed elettronici!!!), i piatti di plastica, i fazzoletti di carta, gli imballaggi inutili, insomma i rifiuti.

e quindi ogni tanto mi ritrovo a filosofeggiare sul progresso. su cosa significhi, se quello che i media ci propugnano sia progresso. progresso a mio modo di vedere è un miglioramento, una maggiore efficienza, un’auto che consuma meno è progresso, una che semplicemente costa di più perchè ha i vetri elettrici (con la manovella si potevano alzare ed abbassare lo stesso senza spreco di energia elettrica e quindi di carburante), no. è progresso la verdura venduta dal fruttivendolo in sacchetti di carta che possono essere riutilizzati, mentre non lo è la vaschetta del supermercato, in plastica, che poi porto a casa e butto diretto nella pattumiera.

qualche anno fa girava il concetto delle 35 ore settimanali di lavoro, lavorare meno per lavorare tutti, perso inevitabilmente. perso in un marasma di digitale terrestre (che non serve ad un beneamato niente), allungamento di filiere ecc. ecc.

ma anche coloro che si lamentano per le condizioni di lavoro, tipo gli agricoltori che guadagnano poco, ehi ragazzi, sveglia, voi e le vostre associazioni! avete in mano il carburante della nazione, se non si mangia si muore. se qualcuno vuole comprare che lo faccia direttamente, consorziatevi, create cooperative di vendita come ce n’erano a fine Ottocento, e toglietevi quel paletto dal culo che vi vogliono continuamente infilare.

insomma più guardo avanti e più mi rendo conto che il passato è saggio e ha valore. per dissetarci oggi ci beviamo dei beveroni che manco un chimico riesce a capire cos’hanno dentro. i nostri nonni si facevano una tazza di Mariètafresca, acqua, un goccio di aceto, pane. e sete non l’avevano più per davvero.

progressista? no, mi rendo conto che sono molto conservatore per tanti aspetti.

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