ciao Ivan

15 06 2009

la notizia mi è arrivata di botto, inaspettata, oggi mentre tornavo dal lavoro. stavano passando El gatt, una canzone, la prima, scritta da Ivan della Mea, ripresa poi anche da Nanni Svampa, e mi sono detto che era bello che parlassero in radio di Ivan, e mi è venuto in mente che il 5 luglio sarei di certo andato ad ascoltarlo a Fagnano Olona, in concerto.

poi le parole vanno avanti, quelle parole ascoltate tante volte, e la speaker annuncia che Ivan è mancato, ci ha lasciati, e davvero, dentro mi è mancato qualcosa, ho sentito davvero freddo, come non mi è mai capitato. sarà per le canzoni, per ciò che ha rappresentato, in semplicità, accanto agli operai, accanto al popolo per tutta la vita, con la sua musica e le sue parole, che la notizia strideva troppo con quella merda di ronde nere squadriste che stanno ritornando fuori. un parallelo strano, e una mancanza, come a sapere che manca qualcuno a cantare, a dare voce a qualcuno che voce sempre più non ha e non sa trovare…

domani 16 giugno, ci saranno alle 11 i funerali, all’arci corvetto, in via oglio 21 a milano, se riesco a prendere un permesso, un salto ce lo faccio, se lo merita davvero.

per chi si dice di sinistra e non lo conosce, prima si sparga il capo di cenere, poi legga le parole della sua canzone più famosa, O cara moglie… ciao Ivan, a me mancherai di sicuro, mi mancherà la tua chitarra semplice e la tua zeppa…


O cara moglie, stasera ti prego,

dì a mio figlio che vada a dormire,

perchè le cose che io ho da dire

non sono cose che deve sentir.


Proprio stamane là sul lavoro,

con il sorriso del caposezione,

mi è arrivata la liquidazion,

m’han licenziato senza pietà.


E la ragione è perchè ho scioperato

per la difesa dei nostri diritti,

per la difesa del mio sindacato,

del mio lavoro, della libertà .


Quando la lotta è di tutti per tutti

il tuo padrone, vedrai, cederà ;

se invece vince è perchè i crumiri

gli dan la forza che lui non ha.


Questo si è visto davanti ai cancelli:

noi si chiamava i compagni alla lotta,

ecco: il padrone fa un cenno, una mossa,

e un dopo l’altro cominciano a entrar.


O cara moglie, dovevi vederli

venir avanti curvati e piegati;

e noi gridare: crumiri, venduti!

e loro dritti senza piegar.


Quei poveretti facevano pena

ma dietro loro, la sul portone,

rideva allegro il porco padrone:

l’ho maledetto senza pietà .


O cara moglie, prima ho sbagliato,

dì a mio figlio che venga a sentire,

chè ha da capire che cosa vuol dire

lottare per la libertà

chè ha da capire che cosa vuol dire

lottare per la libertà.

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