ahi!fon

25 05 2009

in questi giorni sto vedendo a pubblicità dell’ahi!fon, e mi garba parecchio. tutte s’te cose che fa, ti porti dietro una sola cosa e hai tutto. il pensiero sarebbe: me lo compro!

poi però penso che nove decimi di quella roba che c’è dentro probabilmente non l’utilizzerei, perchè segnarmi ad esempio le spese mensili sul calendario della moleskine è un rito che compio da tempo, il lettore mp3 che ho è un po’ ridotto in capacità ma mi va bene, la macchina fotografica ne ho presa una che godo ogni volta che l’accendo, faccialibro lo ignoro da mesi e dovrei anche scrivere a quelli di faccialibro per fargli cancellare tutti i miei dati ai sensi dell’art. cippalaminchia del decr. legs. cippalafava, il telefono ce l’ho e a volte ne farei a meno… quindi perchè cacciare tutti quei soldi?

comunque complimenti per lo spot, mi piace davvero molto, bravi.

ora però aggiorniamo la moleskina…

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sol

25 05 2009

l’ondata di caldo ha portato la classica ondata di gente lungo le sponde del Naviglio, in una domenica pomeriggio solitaria e afosa, con la nuova macchina fotografica al collo, a caccia di specie animali e vegetali da raccogliere.

un giro diverso, anche se il percorso era il solito, osservando quello che c’era attorno. osservare la natura… mi rendo conto che la natura va osservata da soli o con una, massimo altre due persone: c’era anche un gruppo guidato, che sicuramente si sarà perso le meraviglie che ho potuto ammirare. la caccia ha prodotto risultati, nel carniere digitale sono finite un po’ di belle cose, da scaricare… ti meraviglia vedere certe farfalle dai colori sgargianti, meravigliose, che sembrano più appartenere ad un ambiente tropicale che alla valle del Ticino… farfalle e altri animali che spariscono quando ti si avvicinano altre persone e si crea un gruppo: biciclette sui sentieri del bosco, silenziose ma troppo rumorose per l’ambiente, fanno paura agli animali e agli insetti. c’è un piccolo mondo attorno, tutto da osservare e da scoprire, come i riflessi d’argento di un soffione, o una strana coccinella su una spina di grano, o una ragnatela grande tra gli alberi, o le libellule che già volano blu e gialle…

quello che non manca e che non ha paura sono le zanzare i tafani e i casinisti… ma per questi ultimi basta infilarsi gli auricolari nelle orecchie e ascoltarsi un po’ di Caparezza…





uscire

22 05 2009

da ieri pomeriggio alle 16.00 sto bene. di un bene proprio che sono tra lo stanco e lo spensierato, sapendo che ci sono cose da fare, impegni, un lavoro polveroso, una piccola festa con una piccola sorpresa che, se sarà azzeccata, dirimerà anche un piccolo fraintendimento, che comunqe sarà sciolto.

ci si prepara mentalmente alla rasatura annuale, anche se quest’anno mi spiace, nel senso che il capello un po’ lungo mi piace, poi con tutto il tempo che è servito per farli crescere un po’ dall’ultimo scalpo, però dall’altro lato lavorando in una città inquinata si sporcano subito e questo mi rompe.

ma sono tutte questioni banali, di cui non discutere, aspettando che la merla finisca anche quest’anno il suo nido sulla medesima camelia, e chissà, magari quest’anno si vedranno anche dei piccoli…





strategie

21 05 2009

un’azienda sta approntando strategie di crescita basate sull’espulsione dei clienti più validi: le tecniche utilizzate sono l’aumento indiscriminato delle condizioni contrattuali e l’imposizione di modalità operative che rendono impossibile lavorare in quanto si pretendono elementi impossibili, come si sa da anni.

l’università di Harvard ha ottenuto un’esclusiva di studio del caso aziendale nel caso lo stesso abbia successo. inutile dire che le probabilità che esso si realizzi sono molto remote.





Valzer con Bashir

20 05 2009

valzerconbashir-210x300alla fine del film ho avuto una sensazione precisa per riassumere e descrivere questo film: è come se un container carico venisse lentamente calato sullo spettatore, scene, scende, lento, inesorabile, e tu stai lì sotto ad aspettare, non poi farci nulla, tutto si muove, lento, paziente, fino a farti sentire tutto il peso alla fine dello stesso.

da un po’ mi capita di non informarmi sul film, scoprire la storia in diretta permette di liberarsi da pregiudizi e aspettative. il cartoon ha dei tratti grafici che sono in linea con lo spirito e le sensazioni che crea: tratti spessi, ombre pesanti, linee essenziali, movimenti fluidi e lenti, tutto contribuisce a confermare le sensazioni dei protagonisti, del regista, che narra in prima persona una sua esperienza come soldato dell’esercito israeliano. ciò che vuole essere narrato è il massacro di Sabra e Chatila, con l’occhio dei soldati che erano nei pressi dei campi profughi: memoria azzerata per quasi tutti loro, ricostruita attraverso la raccolta di molte testimonianze, un puzzle che si ricompone nello svolgimento del film.

l’elemento più importante è la cronaca, narrata a toni piuttosto freddi, conseguenza di quella perdita di memoria che si cerca di annullare: ma nella ricostruzione non c’è spazio per ripensamenti, la volontà è solo quella di prendere atto, coscienza di quello che passò. in tutto questo il film assume un carattere educativo molto alto a mio parere: non vuole attribuire responsabilità, singole o di gruppo, e al di là di ogni convinzione politica, questo credo sia il più forte pregio del film. quello che ne esce è comunque un ritratto perfetto di ciò che è la guerra, di quello che produce, di quello che non siamo più abituati a vedere e che forse non si vuole più vedere o far vedere; la guerra chirurgica, asettica, benedetta e giustificata dei nostri giorni, una guerra finta, truccata, sostenibile, perchè venga accettata dal popolino, si scontra con la realtà nuda e cruda del sangue, della polvere, dei pezzi di corpi umani sparsi per terra, perchè questa è la guerra. una guerra che anche le menti di coloro a cui vi parteciparono si rifiutano di ricordare, se non per un bisogno di conoscenza che nasce nel tempo.

un film terribile, forte, nonostante usi scene esplicite soltanto nel finale, ma proprio per questo si carica ancora di più del peso che porta, per far riflettere, pensare, per far arrivare a dire “basta” a storie del genere, senza torti nè ragioni, soltanto basta. per fermare il container, e magari farlo sparire.





sono felice

19 05 2009

dall’ospedale è arrivata una buona notizia che aspettavamo da otto mesi ormai. è un primo grande traguardo, grandissimo, che ripaga di tante situazioni che sono passate. certo, non si deve abbassare la guardia su certe questioni, però come sono pesanti le cattive notizie, così ti danno gioia quelle buone…





la cura

19 05 2009

purtroppo i nuovi effetti del pacchetto sicurezza si stanno già facendo sentire.

domenica un’amica ci raccontava che una ragazza salvadoregna che conosce, che fa la badante ed è irregolare, sta male da una settimana e non si fida ad andare al pronto soccorso. investita da una signora mentre era in bicicletta, è stata accompagnata a casa dalla signora che “non voleva fastidi”, già tanto forse, visto che non l’ha mollata in mezzo alla strada, però alla fine è troppo comodo scaricarsi così la coscienza. sei assicurato, non hai fatto apposta, a me quando è capitato un incidente del genere sono stato male due giorni, pur sapendo che di rotto c’era solo un cerchione di una bici…

e ora quella ragazza? niente, andrà privatamente a farsi una lastra, probabilmente ha un trauma cranico, sperando che pagando non venga segnalata…

i buoni maestri non danno l’esempio, si comportano semplicemente al meglio, sta poi a chi vuole imparare osservare ed apprezzare.