domani torno a casa

19 01 2009

a volte rivedere un film fa bene. soprattutto se la prima volta lo hai visto in una sala cinematografica, stanco dal lavoro delle giornate prima e vai via prima del finale, perchè non vuoi fare tardi all’ultimo lavoro per cui ti sei offerto a dare una mano.

rivederlo ha dato le stesse emozioni, molto intense, e la solita frase che mi ronza in testa “beh, non si fa tanto, ma lo si fa in modo decente. soprattutto si fa”.

sono anni ormai che ho scelto di far parte di Emergency, in tanti momenti è stata una sorta di seconda casa, qualcosa in cui buttarmi senza pensare. per me c’è una tacita fiducia, incrinata solo per qualche tempo per dei messaggi errati che mi arrivarono. da ogni parte ci piovono addosso critiche, da destra e da sinistra, eppure al nostro interno ci trovi di tutto, di tutti gli schieramenti, non si direbbe, ma è così, solo che non lo vedi, perchè i più, quando sono lì dentro, lavorano per una cosa sola, e basta. tutto il resto deve restare fuori.

ed è facile. le scelte prese, a volte radicali e poco condivisibili seguono sempre una logica che è semplice, che capirebbe anche un bambino, pochi valori, saldi, fermi, non contrattabili, risorse quel che sono e una valanga di pazzia, no, non coraggio, tra di noi ci sono dei veri e propri matti, e altri più matti ancora, che gli vanno dietro…

“domani torno a casa” è un film documentario, segue “Jung” e “Afghanistan: effetti collaterali”. sono film duri, tutti e tre, parlano della guerra e dei suoi effetti, la guardano con un occhio che è vicino alle vitteme, proprio in senso fisico, non dalle alture distanti o da qualche albergo da dove si vedono i traccianti dei razzi e basta. c’è unpo’ di sangue. ma in proporzione neanche tanto. si rifletteva sul fatto che molte persone voltano gli occhi vedendo per tre secondi l’effetto di una mina antiuomo sulle mani di un bambino. però perchè non voltano gli occhi di fronte ai minuti lunghissimi della riabilitazione, del ritorno a casa, del reinserimento sociale? ci spaventa così tanto il sangue che lo bandiamo dai nostri occhi, mentre se non c’è il sangue tutto diventa più accettabile?

due storie, quella di Murtaza, un bimbo afgano che non vede l’ora di tornare a casa e che quando il suo fisioterapista gli chiede se tornerà a trovarli, lui con un sorrisone dice “NO”, per poi cedere un po’… e quella di Yagoub, sudanese, uno dei primi operati nel nuovo centro di cardiochirugia: una storia finita bene, ma con delle complicazioni, come può succedere in un’operazione chirurgica.

e poi le storie di chi come Chiara, in quei luoghi ci è andata, che conosce tante situazioni e te ne racconta. alcune deprimono un po’, ma a me danno anche la sicurezza di una scelta che mi sta bene.

certo, mica siamo i migliori, ci mancherebbe, però siamo un sacco belli!

info:

www.emergency.it

se dalle vostre parti qualcuno dei nostri gruppi organizza una serata, l’invito è di andarci. e di sommergerli di domande.

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2 responses

19 01 2009
angelina

confesso che i primi lucciconi mi sono venuti già all’inizio del racconto di Chiara… al trattamento riservatoLe in aeroporto e quando descriveva l’odore al suo arrivo in quel paese per lei nuovo.
Poi, mi sono emozionata, non tanto per le immagini, ma nel vedere le persone rassegnate all’impotenza di fronte a eventi più grandi di loro.
I bambini, le madri e i padri, le persone e i sentimenti sono tali in tutti i paesi del mondo e in qualsiasi contesto.
Il fatto di nascere e vivere in un paese in guerra o dove la guerra ha lasciato e lascerà per sempre i suoi “effetti collaterali” non è una scelta.
Cercare di offrire qualche opportunità in più certamente non è molto, ma è già qualcosa. Non ho bisogno di testimonianze per convincermi maggiormente che la mia scelta, fatta a suo tempo, sia quella giusta, un po’ mi ero documentata, un po’ ho seguito l’istinto. E sono contenta.
E’ vero, magari non saremo i migliori, ma va già bene così.
Buona giornata, Oste 🙂

19 01 2009
Irish Coffee

essere delle grandi persone, magari anche piccole, ma con un cuore grande non è all’ordine del giorno, non è per tutti
fa capire quanto bosogno ci sia oggi in ogni angolo del mondo
ed il vedere persone come noi che ogni giorno fanno quel che riescono, ed è molto, ci solleva il morale
allora in italia qualcosa che funziona cè.
la guerra è la maledizione che l’uomo si porta appresso da secoli, e non capisce che potremmo farne a meno…

buona giornata 🙂

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