signori si nasce

8 05 2008

e lui, modestamente, lo nacque.

ho finito ieri sera di leggere “tutto sbagliato, tutto da rifare” di Gino Bartali. il libro è una vecchia edizione, di quelle con le pagine ormai ingiallite, scovata un pomeriggio in fondo ad uno scaffale del LIbraccio. avevo visto il film su di lui che passarono in tv, e vorrei rivederlo ora che ho letto.

il libro nasceva con l’intento di dare consigli ai giovani ciclisti che si accingevano ad intraprendere una carriera in questo sport, poi però è stata l’occasione per rispolverare vecchi appunti, che hanno chiarito e svelati tanti retroscena in passato non ancora scoperti. si passa tra decisioni subito, altre prese, accordi, freddo, fango, montagne, Italia, Svizzera, Francia, Belgio, corse a tappe, drammi, amici, massaggiatori, meccanici, direttori tecnici, il tutto condito con lo spirito del Ginaccio, con quel suo carattere duro ma sempre corretto, figlio di un’altra epoca.

e l’effetto che fa è strano, perchè ci si rende conto che tutti quei fatti hanno vissuto molti anni fa, eppure leggendo di essi ci si rende conto che sono quanto mai attuali, pare siano odierni, forse perchè di quello spirito c’è necessità, e forse perchè la solidità di certi caratteri non arrugginisce mai, ma resta lì ferma come una montagna.

in più parti mi sono ritrovato a commuovermi, a ridere (come quando spiegava di aver preso l’unica “bomba” in vita sua, di quanto è stato male e del perchè il suo medico insisteva affinchè non ne prendesse), a dirmi che era un grande uomo, ma sempre comprendendo a fondo il messaggio, un messaggio semplice, chiaro, senza tanti giri di parole.

solo nell’appendice Gino dà finalmente quei famosi consigli. e sono consigli pratici, sull’allenamento, sull’alimentazione, su come vestirsi, ma anche di stile, su come comportarsi in gara, con avversari e compagni di squadra, e su come volersi bene. alla fine sono poche pagine ma rappresentano un condensato di verità che troppa gente dovrebbe mettersi a leggere prima di andare ad allenarsi o a gareggiare; toccante è anche il ricordo degli amici, e credo che possa davvero definirsi storico un discorso che Learco Guerra gli fece quando aveva paura di sprintare nelle volate, dopo la morte del fratello.

e nella rivalità Coppi-Bartali, va a finire che dice che Coppi era più grande. io nella scelta preferisco Bartali, per quel suo carattere forte, per quella sua integrità fatta di sbagli e di lezioni imparate e impartite. imparate a sue spese, impartite gratuitamente.

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One response

9 05 2008
slaymer

mi hai dato una buona “dritta” (per una buona lettura!) … ke regalerò anche a mio padre, ciclista di passione, una passione che mi tramandò tanto tempo fà e ora piu ke mai sfrutto.

Tuttora in sella … sia io, che il mio grande papà 🙂

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