requiem

21 02 2008

che botta. sollevo la cornetta e mi aspetto dall’altra parte del telefono il Paolone che è sempre di fretta, corre, mi chiede se ho già fatto le sue pratiche, e io lì pronto che lo anticipo, perchè è brava gente, ma davvero brava gente e si fanno tutti un mazzo come una capanna là dentro.

è il Paolone, ma va lento, è mogio, ha la voce giù e mi dice che è successa una tragedia. sulle prime penso a uno scherzo, ogni tanto lui esagera. boia. non è uno scherzo, mi fa che l’Adriano è mancato, ieri, mi ha cercato tutta mattina ma ero impegnato su cose poco esaltanti. boia. e io che ho qui le carte ritirate il giorno prima, che me le aveva firmate sopra un bancale di volantini che avevano stampato e si era messo dietro alla piegatrice con uno dei tanti loro operai. era là col suo pancione, con la sua stretta di mano che non ti mollava mai, con i suoi complimenti sul mio basco, che mi diceva che per come sono fatto ero tagliato per un altro lavoro che questo è limitante per me, e poi con le sue battute antifasciste, sì, perchè era un compagno mica da ridere, di una grande umanità.

e le carte sono sempre qui, però non mi piaceva continuare senza lasciare un piccolo ricordo di lui.

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