l’aria salata

22 09 2007

parlare di questo film senza svelare qualcosa della trama è praticamente impossiibile, perchè tutto si intusice fin dai primi minuti, e il tempo scorre in attesa che l’inevitabile si renda palese.

si viaggia nel mondo del carcere, un mondo che inizialmente sembra tranquillo, quasi sereno nella sua finzione cinematografica, ma poi si rivela per quello che è, con le sue regole e i suoi ritmi e le sue consuetudini: il pensiero, ovvio, va al libro letto poco tempo fa di Camenisch…

un film che per me è stato un collante di tanti ricordi di volti… Camenisch come già detto, per via dell’ambientazione, poi i Subsonica che mi hanno accompagnato in auto che mi hanno riportato a Torino, al museo del cinema dove fu ambientato “Dopo mezzanotte”, dove Giorgio Pasotti era il protagonista, come in questo film… e il ciclo si chiude.

il ciclo si chiude in una serie di emozioni, di attese, speranze, indecisioni che passano negli 85 minuti del film, dove dialoghi e silenzi sono ben dosati, dove i silenzi non sono vuoti come spesso si crede, ma sono carichi di sguardi, espressioni, dettagli. il mondo scorre sotto gli occhi di chi lo vede tutti i giorni e di chi da vent’anni non l’ha mai visto.

scelte, decisioni, giuste o sbagliate, e giusto e sbagliato si confondono per diventare umano. ma come ci si sente a rivedere il proprio padre dopo vent’anni? ma come si sente il padre a rivedere i figli dopo vent’anni?

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