un tranquillo weekend di paura

18 06 2007

un’inaspettato regalo mi permette di rivedere “Mediterrano” in una postura migliore.

a quanto pare la mia casa era affollata di zanzare, ma sono troppo cattivo e non mi hanno beccato, neanche i piedi, cosa che odio particolarmente.

uno strano stato di grazia mi permette di stirare (bene) 5 camicie in meno di un’ora.

ho mantenuto la calma in un supermercato.

ho pedalato, pedalato, pedalato, con la molletta sui pantaloni.

ho servito verdure grigliate facendo piccole composizioni.

ho bevuto troppo.

ho mangiato troppo.

ho avuto fiducia di ritrovare un gatto.

ho visto una casa splendida che non avevo mai visto prima.

mi sono piacevolmente stupito di un invito rivoltomi per partecipare ad un matrimonio. poi mi sono ricordato di un altro invito fattomi in passato per un altro matrimonio, ed era meglio non ricordarlo.

ho rivisto il Malo: strano, prima, quando si era giovani e spensierati, non avevamo tempo di parlare, ora un po’ di più, sempre poco, ma un po’ di più.

continuo a pensare che il mondo cambia e che io no, o sì, non so. cmq non sopporto più quelle coppie che si lamentano e litigano sempre, avete rotto il cazzo con le vostre menate inutili. non sopporto neanche i single che si lamentano che non ci credono più nell’amore, voi avete rotto oltre che al cazzo anche lo scroto e l’apparato genitale tutto.

ho rischiato di essere investito in bici alle 11 e mezza di sera, proprio la sera che non avevo bevuto. quindi oggi sono un po’ alterato, se a qualcuno non va bene, s’impicchi. la corda la fornisce la casa; offerta speciale per gli appartenenti alle sopracitate categorie: nodo scorsoio già preparato.





have you ever seen the rain?

15 06 2007

Kiara mi ha chiesto se sto facendo la danza della pioggia per non innaffiare giardino e orto. ne conoscessi una la farei tutte le sere. non conoscendola mi limito ad osservare il cielo che diventa grigio, a sentire quella cappa di calore che si forma prima del temporale e quelle piccole folate d’aria fresca. in mano ci sono peperoni, melanzane, fragole, limoni, pomodori e un vasetto di pomodori secchi sott’olio. l’auto è zozza e la dovrei lavare, piena di clorofilla lasciata da quegli alberi che si chiamano “tigli”, che quest’anno ho conosciuto meglio e che stranamente sono il mio segno nello zodiaco celtico. poi in lontanza si sentono dei tuoni, a nord, “campo dei fiori” diceva appunto che in montagna ci sarebbero stati rovesci: il cielo è giallastro ed iniziano a scendere le prime gocce che s’infittiscono poi mentre la doccia ne versa altre.

mentre il coltello affonda nella verdura la pioggia si placa, è fresco fuori, la piastra è rovente, un po’ di sale grosso e poi oplà, la cena è servita.





parlata veneta

12 06 2007

va bene davanti ad un piatto di pasta, ad un bicchiere di vino, per ridere e scherzare, ma sul lavoro, dopo un’ora ti sobilla istinti omicidi… e non va bene.

cosa contraria del romanesco, che normalmente non apprezzo, ma che sul lavoro adoro…





a tutta birra

11 06 2007

certe cose nella vita non le fai per pigrizia, o perchè andare in giro di notte nelle strade immerse in quel poco che rimane di campagna attorno al mio paese, in effetti non è il massimo della vita: non ci sono lampioni, tutto buio, alla fine va che prendi l’auto. ma se hai in previsione di andare a dare una mano nella cucina di una “Festa dell’Umidità-Unità” è meglio andare in bici, almeno smaltisci qualcosa; memore dell’esperienza alla festa della birra del mio paese di alcuni anni fa, in cui, bevuto ho bevuto poco, ma mangiato… praticamente ci siamo ridotti a finire i panini invenduti a fine serata…

sarà la legge del contrappasso, ma al contrario qui capita che oltre a mangiare si beve,  e anche se è leggera, quasi un litro e mezzo di birra in corpo dopo una giornata di lavoro si fa sentire. l’aria è fredda, nonostante la felpa, ci fosse un fottuto giornale in giro me lo infilerei sotto, e invece niente… idea, stacco la borsa-zaino dal portapacchi e me lo metto davanti… ora va meglio, e anche la gamba va, la dinamo rende, fa luce, una piccola luce in mezzo al buio delle campagne, le auto che passano vicino, la nuova strada aperta, con altri ciclisti sopra, una che va piano, un altro senza fari con cui si ingaggia una gara in discesa, dopo che l’ho recuperato, ma perde, io peso e in discesa il peso si fa sentire, e vado, senza neanche spingere, mentre la sua catena sento che si danno per raggiungermi, non so perchè, a me non frega, in ogni caso verso la rotonda finale mi sposto, che già non si vede, non vorrei trovarmelo addosso.

il pensiero ricorrente è a quei ciclisti di un secolo fa, che si narra corressero con il vino nella borraccia al posto dell’acqua, e che non avevano bisogno di doping per andare. l’alcol rende leggeri, le gambe andavano che era un piacere, solo il giorno dopo mi sono reso conto di aver fatto tutta la strada a mille, curve perfette, all’inizio si sbandava, ma solo all’inizio eh…





del sacco a pelo

7 06 2007

visto che non sono l’unico che ama il sacco a pelo, ho pensato “ma perchè non parlare del mio rapporto con il sacco a pelo?”; forse che a nessuno frega? non direi, essendo un argomento che può sicuramente affondare le proprie radici in atavici momenti dell’infanzia…

il mio rapporto con il sacco a pelo è da sempre buono… dammi un pavimento e un sacco a pelo e ci sto da favola. quando la cervicale mi tormentava passavo diverse notti a terra, nel sacco a pelo a dormire, e a parte le chiappe un po’ indolenzite, pian piano tutto migliorava…

il mio primo sacco a pelo mi è stato prestato (insieme ad uno zaino) da mia zia: era un saccoletto arancio, di cotone, degli anni ’70, inaugurato nell’ostello di Haarlem, in Olanda. esso mi seguì anche nel mitico Inter-rail che io e Carlo fecimo in Scozia ed Irlanda. non aveva una sacca per contenerlo, e quella me la confezionò mia mamma. era scomodo, ma godevo come un riccio dentro ‘sto sacco a pelo…

il desiderio di dormire dentro un sacco a pelo mi nacque da bambino, 6 anni, quando mia mamma era impegnata nell’occupazione della fabbrica in cui lavorava, che poi chiuse: doveva scegliere se dormire su una brandina o in un sacco a pelo; io gli dissi “vai di sacco!”, ma lei scelse la branda, delusione incredibile. non so perchè, ma la branda mi sembrava qualcosa di troppo convenzionale…

poi venne “Kamikazen-ultima notte a Milano”, in cui il mio idolo Paolo Rossi, che interpretava uno che si chiamava Zappa, Walter Zappa, dormiva una notte a casa del suo amico Bruno, fotografo, dopo aver conosciuto biblicamente una certa Isabella, che Isabella in realtà non si chiamava… lunga storia… io di Isabelle non ne conosco, ma suoi cloni sì… comunque la mitica scena a casa di Bruno, con il frullato di uova, acciughe, birra, ketchup, whisky e non mi ricordo quale altra schifezza, mi rimarrà sempre impressa nella mente, con la speranza che non si incastri mai il filo di apertura del sacco…

da quel primo sacco ne sono passati altri due: il primo, comprato con l’Angelina prima del Cammino di Santiago, comodo, caldo, grande, ottimo anche in una notte di pioggia all’aperto. però scomodo da ripiegare…. poi un secondo, per il secondo Cammino, con Agostino, più pratico, a forma di 8, comodo quando ci si gira, caldo ma più leggero.

e ieri sera ci stavo ancora dentro, dopo una bella serata, caldo come un biloeu (trad. pulcino), ti risvegli che piove, sali in auto, metti Edith Piaf, anche le code sembrano meno pesanti da sopportare…





ho votato un arrogante vigliacco

4 06 2007

a qualcuno forse può sembrare strano che io mi metta a dormire nel sacco a pelo a casa mia, ma chi conosce la mia pigrizia sa che non è così: fa caldo, fa freddo, campi coperte, e quando fa freddo ritirare fuori quelle più pesanti per qualche notte soltanto, a me pare non valerne la pena, così mi prendo il sacco a pelo e ci dormo dentro.

la necessità di calore stranamente proseguiva anche sotto il caldo sole di ieri mattina, mentre si pedalava alla volta di Santo Stefano Ticino, poi Marcallo, quindi Boffalora, poi Bernate, poi Cuggiono, quindi Malvaglio e alla fine Turbigo. è stato uno spettacolo, con boh, due-trecento ciclisti di ogni età, con ogni tipo di bicicletta, che bloccavano il traffico, pedalavano forte, pedalavano piano, si aspettavano, facevano segno di rallentare, tiravano su catene cadute, medicavano piccole ferite, cascavano dalla bici (i bambini…), ricevevano insulti e qualche sguardo attonito. insomma ero, ed eravamo, qui. che poi può anche essere una semplice e buona scusa per conoscere il territorio sotto un profilo diverso: andando lenti, in bici o a piedi (meglio ancora) si vedono i colori, i fiori che cambiano ogni settimana, i profumi del grano e della camomilla, e alla fine ti senti un po’ più libero, ma libero veramente.

c’erano anche loro, a vendere il loro vino, 5 euro alla bottiglia, 3 al produttore, 2 al movimento. e alla sera al tg vedo una che riesce a fare domande a quello che dovrebbe essere il capo del governo italiano, ma che considero un piccolo dittatorello, spocchioso ed arrogante, che non si degna di rispondere a chi ha messo il suo voto dalla parte sua, vigliacco, in quanto segue la corrente che in quel momento tira di più.

in attesa che lo scudo spaziale americano si sposti in Italia, che è anche più vicina all’Iran, io me ne vado in giro a respirare un po’ d’aria fresca…





stato di necessità

1 06 2007

avrei bisogno di fare un sonno molto profondo e ristoratore… stanotte mi sa che dormo nel sacco a pelo… ho freddo…

ieri sera ho bevuto una birra del commercio equo et solidale, scura, fatta con riso e quinoa, un cereale latinoamericano: soddisfatto, piuttosto amara, ma interessante…

ecco, adesso me ne vado a casa, doccia, nanna, cugino con 730, Carlos (& Cozza?) per Inconsueto o Kerry Blue… se Kerry Blue, anche parco… nanna…