la medicina che non guarisce

10 04 2007

il secondo libro-inchiesta di Jorg Blech è se possibile ancora più inquietante del primo, ma allo stesso tempo rassicurante, in un certo qual modo. che un libro colpisca a seconda dei momenti in cui viene letto, è una verità che mi si è resa ancora più evidente con questo libro, capitatomi fra le mani in un periodo di informazione parallela.

vengono prese in rassegna alcune patologie, e alcuni trattamenti medico-chirurgici per la loro cura. come nel precedente saggio, anche qui si ritrovano molti dati statistici, molte fonti informative che portano inequivocabilmente in un’unica direzione: spesso e volentieri, alcune malattie sono trattate con metodi inutili, se non addirittura dannosi; metodi che gli stessi medici che li praticano non vorrebbero fossero praticati su loro, in percentuali molto alte, pari al 70-80% degli intervistati.

il quadro che ne esce è piuttosto disarmante. personalmente mi ha fatto tornare alla mente il regime nazista e gli esperimenti medici che venivano fatti: solo che in quell’epoca qualcuno veniva internato e gliene si faceva di ogni genere, ora invece si è liberi di andare dove si vuole, pagando pure di tasca propria. pare che tutto il sistema si regga come su una grossa catena di montaggio, in cui le persone diventano letteralmente cavie.

la soluzione ovviamente c’è e l’autore invita a prenderne atto: in sostanza si tratta, di fronte a questi fatti che mettono a dura prova la mente dei malati, di razionalizzare un po’ il tutto, chiedendo un secondo parere, chiedere maggiori informazioni riguardo a risultati delle analisi, terapie possibili e un’altra serie di piccole accortezze che aiutano a smascherare facilmente venditori di fumo e macellai dal bisturi facile.

l’invito a leggere questo libro non posso non farlo senza invitare anche a tenere a mente questo concetto, su cui gli orientali studiano da secoli: il corpo umano ha grandi capacità di autoguarigione. sapere che il nostro corpo è una macchina perfetta in grado di autoregolarsi in moltissimi casi, ci permette di mantenere libero il nostro grado di giudizio, anche di fronte a scelte difficili.

info: Ed. Lindau

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4 responses

10 04 2007
stella

Il terrore di non essere curati adeguatamente… il timore di fronte ai camici bianchi. Quella del secondo parere è una prassi ma a volte davvero si annega nel caos. Penso a una mia parente che per un “banale” ginocchio non sa che fare. E temo che anche in questi casi bisogna sperare di essere fortunati, di avere scelto la persona giusta.
Lo leggerò sicuramente.
Buona giornata

10 04 2007
angelina

perchè farci preoccupare più di quanto non lo siamo già… perchè, Oste?
Ho pure l’esito di una risonanza magnetica letta al contrario, col rischio che mi operassero dalla parte sbagliata…. 😦
Comunque hai ragione… basti pensare a cosa ti fanno firmare prima di ogni intervento!
bacio

10 04 2007
slaymer

ormai mi fido ciecamente dei tuoi consigli sulle letture!!!

Quindi mi finisco (ormai mancano le ultime 30pagine!!!) un “leggero” 1984 di Orwell … e poi quasi quasi mi butto su quest’altra lettura che pare interessante!
Mi fà piacere che il tuo periodo di “maggese” si sia ridotto ad un “aprillese” 🙂

BuenaVida

12 04 2007
amb

concordo in tutto. è ciò che ho sempre sostenuto io. e se lo vuoi sapere sono pure convinta che esista da tempo la cura per il cancro, dato che ha una fisiologia elementare. ma comunque… mi autoguarisco!

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