Alexanderplatz, auf-wiedersen

30 04 2007

quando abbiamo dovuto scegliere dove andare a dormire, la scelta è capitata lì, in Mollstrasse, dietro questa famosa piazza. quando siamo arrivati c’era il sole, e il sole è rimasto per tutto il tempo della nostra permanenza. quando siamo arrivati c’era poco traffico e i giorni successivi ce n’era un po’ di più, ma non così tanto. quando siamo arrivati c’era tanta gente per le strade, a piedi, in bici, in skate, e c’era sempre, a qualsiasi ora, di qualsiasi età, ceto sociale, condizione, religione, sesso, abito. quando siamo arrivati abbiamo iniziato a camminare e ci siamo fermati solo alla fine. quando siamo arrivati abbiamo scoperto che una birra media a Berlino costa come (o anche meno a volte) di una piccola a Milano.

erano anni che ci si voleva andare, insieme come nell’inter-rail tra Scozia e Irlanda, che sono passati, cosa sono? otto anni…

a chi mi chiede in questi giorni come sia Berlino, rispondo con un “mi è piaciuta, ci voglio tornare”, che dice tutto e dice niente. perchè ci devi andare e poi decidi se ti piace e se ci vuoi tornare, oppure se ti è bastato quanto hai visto. a me non è bastato. non mi è bastata la parte est (quella ovest invece sì), che è quella alla fin fine più ricca di cose interessanti, con tante piccole perle nascoste in strade sperdute. scoprire l’ultimo giorno alcuni angoli e alcuni personaggi che popolano l’est è stata una piccola esperienza che ha alimentato questa voglia di ritorno. come il non essere riusciti a passare in alcune case occupate diventate come per magia laboratori e gallerie d’arte.

ho trovato tutto, ma proprio tutto, sono stato bene, mi sono sentito come non mai ben inserito nel contesto, che è un contesto in cui puoi girare in giacca e cravatta, così come avere una pelle cadaverica e capelli azzurri, che nessuno ti dice nulla, vivi e lascia vivere. sarà l’oppressione, sarà non so che, ma si respira aria di libertà: e non quella libertà buonista e cogliona di stranieri che comprano pezzi del muro abbattuto, e neanche quella di chi per vivere in maniera alternativa deve sfasciare tutto tanto poi ha le chiappe coperte, ma un’altra libertà, quella di un popolo che per colpa di qualcuno ha pagato e moralmente continua a pagare tanto. l’impressione di qualcosa che vive, davvero, che si muove, a ritmi lenti, tranquilli, consapevoli, ma continui: prova ne sono i tanti grandi cantieri aperti così come i piccoli laboratori che sopravvivono con logiche che credo molti farebbero fatica a concepire.

Prosit.





chiuso per ferie

20 04 2007

via, per una settimana, a realizzare un viaggio desiderato da tempo. che si poteva andare anche prima, ma fa niente. l’importante è andare.

a breve, forse, con foto, beh, cmq a breve.

un saluto a tutti, non rubatemi tutti gli alcolici mentre sono via!





il cacciatore di aquiloni

17 04 2007

proprio ieri la Lucy mi chiedeva se ero arrivato in quel punto in cui si dice che non ci si stacca più dal libro. no, non ci ero ancora arrivato. però ci sono arrivato ieri sera, giustappunto…

e non l’ho lasciato più, ero a metà, sono rimasto sveglio fino all’ultima pagina, più di 150 pagine lette in una sera…

un libro che è stato un regalo, uno splendido regalo, come ho avuto modo di dire alla persona che me lo aveva regalato. si viaggia nel tempo, nella storia afghana degli ultimi 40 anni, tra le giornate e le emozioni, le scelte di un ragazzino che sta crescendo, all’ombra di un padre forte e di segreti incofessabili per la mentalità culturale del popolo a cui appartiene.

l’inizio forse stenta, ma il proseguo lega sempre di più in un crescendo di curiosità che tiene incollati fino all’ultima parola…





altri presidi

13 04 2007

ecco gli altri luoghi di presidio Per Rahmat, con Emergency:

– APRIAMO ALLA PACE Una chiave per Rahmat, un gesto contro la guerra
Roma, venerdi’ 20 aprile, P.za Farnese alle ore 18.

Tutti i cittadini sono invitati a portare con se’ una chiave e a consegnarla ai volontari e amici di Emergency che saranno presenti. Una chiave, un oggetto comune che chiunque puo’ avere in casa e che non usa piu’ ma che significherebbe ribadire la richiesta per
l’immediata liberazione di Rahmatullah Hanefi. Tutte le chiavi e i messaggi che si vorranno lasciare saranno raccolti e destinati a chi dal 20 marzo 2007 tiene prigioniero Rahmat
e con lui un progetto di pace per tutto il popolo afgano.

– Sabato 14 aprile alle ore 16.30 in piazza Duomo a L’Aquila

– Sabato 14 aprile dalle ore 16 in piazza della Repubblica a Perugia

– Sabato 14 aprile dalle ore 16 in Piazza Pretoria a Palermo

– Sabato 14 aprile dalle 17 alle 20 in Piazza Unita’, di fronte al Municipio, a Trieste

– Sabato 14 aprile dalle ore 10.30 alle ore 20 presidio in Piazza San Domenico a Napoli, partecipa Alex Zanotelli

– Sabato 14 aprile in P.zza De Ferrari a Genova alle ore 17

– tutti i giorni in Piazza Castello a Torino

– Sabato 14 aprile a Matera in Piazza Vittorio Veneto, dalle ore 18 alle ore 22

– Sabato 14 aprile in Piazza Umberto a Bari dalle ore 11 alle ore 21

– Sabato 14 aprile dalle 16 alle 20 in Piazza Prefettura a Catanzaro

– Sabato 14 aprile dalle 10 alle 20 in Piazza Costituzione (fronte scalinate Bastione San Remy) e dalle 16 alle 24 in Piazza Deffenu a Cagliari

– Sabato 14 aprile a Venezia, in campo Ss. Geremia e Lucia (sotto la sede regionale RAI, a 300 m. dalla stazione ferroviaria) dalle 14 alle 19

– Sabato 14 aprile dalle ore 10 alle ore 13 a Firenze in piazza della Repubblica e dalle ore 14 alle ore 19 in piazzetta Bambini e Bambine di Beslan (di fronte alla Fortezza da Basso)





presidio

13 04 2007

Sabato 14 aprile in piazza Duomo a Milano, dalle 16.30 alle 19.30 si terrà un presidio di Emergency, per la liberazione del nostro responsabile Rahmatullah Hanefi, detenuto senza accuse precise dai servizi segreti afghani, dopo la liberazione del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo. l’invito, è che chi può venga, anche solo per pochi minuti, a dare comunque una testimonianza, se solo le notizie di questi giorni non vi sembrano molto chiare.

in effetti la chiarezza dei mezzi di informazione in questi giorni è quantomeno schizofrenica: Emergency è passata dalla “santità” incensata del giorno della liberazione, anche da chi di solito le è contro, a uno stato di messa sotto accusa assolutamente incredibile di questi ultimi giorni.

si è detto che Emergency si è ritirata dall’Afghanistan per protesta: falso. è stato ritirato il personale internazionale (i medici occidentali in missione tanto per intenderci) per motivi di sicurezza: credo che anche un bimbo di tre anni possa capire che se un governo dice che sei fiancheggiatore di terroristi e arresta uno dei tuoi, il clima per te non è molto favorevole. gli ospedali di Emergency in Afghanistan infatti sono ancora aperti grazie al personale afghano rimasto: alcuni si sono dimessi per paura di fare la fine di Rahmatullah; ovviamente lavorano a ritmi più rallentati.

si è detto che Gino Strada è un pazzo ed un esaltato: beh, signori, lo sapevate fin da prima. per chi non sa come è iniziata l’avventura afghana di Emergency è presto detto: Strada fu invitato a visitare la situazione sanitaria e resosi conto che non c’è nulla, ma nulla nulla, chiama in Italia e dice “trovate i soldi, dobbiamo aprire un ospedale nella valle del Panshir”, dalla moglie Teresa (presidente) a tutti i volontari gli hanno risposto chiedendogli se era pazzo? la risposta è stata “non me ne frega, dovete trovare quei soldi”. e li si è trovati e ora gli ospedali ci sono e funzionano. ma Gino e tutti noi, si sa, un po’ matti lo siamo…

si è detto che il governo Karzai è un governo democratico: bene, allora ci spieghi, da democratico, com’è possibile arrestare qualcuno senza muovergli accuse e detenerlo per settimane, senza che possa essere visitato da nessuno. preciso che Emergency ha sottoscritto con il governo afghano un protocollo di intervento sanitario nelle carceri afghane: porta cioè cura anche in carcere, ma se viene incarcerato uno dei nostri, lo può vedere solo la Croce Rossa Internazionale. perchè? domanda senza risposta.

si è detto che il governo italiano sta facendo tutto il possibile per chiarire la posizione di Rahmath: però al governo afghano non è stato chiesto nulla e men che meno chiamato ad udienza l’ambasciatore afghano in Italia. del nostro a Kabul non si sente più parlare.

non si è detto invece che il ministro della salute afghana teme che Emergency se ne vada veramente del tutto: in quel caso la sua testa sarà richiesta, in quanto i servizi gratuiti e di alto livello resi da Emergency sono gli unici validi in tutto l’Afghanistan, con ospedali e posti di primo soccorso disseminati su territori vasti e con strade poco agibili.

insomma, punti poco chiari ce ne sono molti. le domande poste da Emergency sono state chiare, dirette e semplici, com’è nel suo stile. le risposte, semplicemente, non sono mai arrivate, nemmeno quando Karzai ha lanciato accuse assurde allo stesso Prodi, nessuna reazione. solo un cadavere non ha reazioni, oppure persone vuote dentro.

l’incontro di sabato 14 nei capoluoghi di regione servirà, oltre che a tenere viva l’attenzione sulla questione, anche a permettere di fornire a sostenitori e a chi di Emergency ha sentito parlare solo in questi giorni un’informazione completa e chiara, cosa che solo in pochi sono riusciti a fare, a fatica, in questi giorni.

per la Lombardia, l’appuntamento è quello sopra, per tutte le altre regioni, vi invito a visitare il sito di Emergency, nella pagina con i referenti locali, a cui poter chiedere maggiori dettagli in merito alle singole realtà locali.

grazie in anticipo a tutti coloro che saranno presenti anche solo per pochi minuti. un abbraccio.





la medicina che non guarisce

10 04 2007

il secondo libro-inchiesta di Jorg Blech è se possibile ancora più inquietante del primo, ma allo stesso tempo rassicurante, in un certo qual modo. che un libro colpisca a seconda dei momenti in cui viene letto, è una verità che mi si è resa ancora più evidente con questo libro, capitatomi fra le mani in un periodo di informazione parallela.

vengono prese in rassegna alcune patologie, e alcuni trattamenti medico-chirurgici per la loro cura. come nel precedente saggio, anche qui si ritrovano molti dati statistici, molte fonti informative che portano inequivocabilmente in un’unica direzione: spesso e volentieri, alcune malattie sono trattate con metodi inutili, se non addirittura dannosi; metodi che gli stessi medici che li praticano non vorrebbero fossero praticati su loro, in percentuali molto alte, pari al 70-80% degli intervistati.

il quadro che ne esce è piuttosto disarmante. personalmente mi ha fatto tornare alla mente il regime nazista e gli esperimenti medici che venivano fatti: solo che in quell’epoca qualcuno veniva internato e gliene si faceva di ogni genere, ora invece si è liberi di andare dove si vuole, pagando pure di tasca propria. pare che tutto il sistema si regga come su una grossa catena di montaggio, in cui le persone diventano letteralmente cavie.

la soluzione ovviamente c’è e l’autore invita a prenderne atto: in sostanza si tratta, di fronte a questi fatti che mettono a dura prova la mente dei malati, di razionalizzare un po’ il tutto, chiedendo un secondo parere, chiedere maggiori informazioni riguardo a risultati delle analisi, terapie possibili e un’altra serie di piccole accortezze che aiutano a smascherare facilmente venditori di fumo e macellai dal bisturi facile.

l’invito a leggere questo libro non posso non farlo senza invitare anche a tenere a mente questo concetto, su cui gli orientali studiano da secoli: il corpo umano ha grandi capacità di autoguarigione. sapere che il nostro corpo è una macchina perfetta in grado di autoregolarsi in moltissimi casi, ci permette di mantenere libero il nostro grado di giudizio, anche di fronte a scelte difficili.

info: Ed. Lindau





never trust a ciellino

4 04 2007

ti promettono un concerto per orchestra ed organo e invece ti rifilano un gruppo di musica da camera con un clavicembalo… per fortuna era gratis, ma il marchietto CdO sul programma di sala dice tutto…

prima volta che sentivo lo “Stabat Mater” di Pergolesi, che a mio parere con orchestra ed organo sarebbe stato però tutta un’altra cosa…

alla fine pure il coraggio di chiedere una colletta per CL… fortuna loro che non hanno allungato la scatola delle offerte verso di me… avrei ringraziato e me la sarei portata via. esproprio proletario dopo aver sentito parlare dei risultati delle assegnazione dei buoni scuola da parte della Regione Lombardia.

per ripulirsi dal viscidume ciellino, niente di meglio che spararsi di prima mattina un cd della Banda Bassotti…