io santo, tu beato (risate)

12 03 2007

me lo aspettavo diverso questo nuovo spettacolo di Renato Sarti e Bebo Storti: dalla descrizione mi sembrava qualcosa di più irriverente e cattivo, invece si è rivelato divertente, ironico, e con una grande base informativa, come di solito succede con Renato Sarti.

la storia è molto semplice: Padre Pio e Pio XII si ritrovano in paradiso e, causa papa Giovanni Paolo II che ha fatto un sacco di santi, momentaneamente hanno sospeso gli ingressi in paradiso, ne rimane uno solo. all’inizio la modestia gioca il suo ruolo, vai tu, no vai tu che te lo meriti di più… poi la gelosia e gli attacchi. un vero e proprio processo, in cui il pubblico è chiamato a fare da giuria. che insomma non sai neanche per chi decidere a dirla tutta, preferiresti qualcun altro.

e qualcun altro arriva e ci pensa Lui. arriva proprio Lui, e con una serie di contraddittori alla fine viene riportato a galla quello che da sempre si cerca di nascondere.

la parte che ho trovato più toccante è la recita di alcuni brani di “Korogocho”, un libro scritto da padre Alex Zanotelli, un libro che ti tocca dentro e che in quel contesto era azzeccato.

è vero, è anche irriverente, ma non lo è nei confronti della religione tout-court, piuttosto nei confronti dei ministri del culto, di chi tira le fila, e dell’uso sbagliato che si fa di questo potere. non c’è molto di nuovo in quello che i due raccontano, ma l’utilizzo di un’icona come padre Pio per uno spettacolo di questo tipo è qualcosa di dirompente.

al Teatro della Cooperativa – Milano, fino al 31 marzo.





certa gente

9 03 2007

io certa gente preferisco dimenticarmela. altra gente preferisco tenermela lontana. altra ancora preferisco che non mi chieda nulla.

quella gente che invece mi informa sui tariffari dei sicari napoletani… ecco, questa gente, non so perchè ma… già apprezzo la sua amicizia… e sapendo che ha queste informazioni, eh, non so perchè, me la apprezzo ancora di più…





belle toujours (bella sempre)

9 03 2007

belletoujours.jpgsenza parole. veramente senza. neanche per dire che fa schifo. perchè delle cose belle le ha. ci sono delle inquadrature molto interessanti, gli attori recitano in modo quasi teatrale, la storia è il reprise di “Bella di giorno” (che non ho visto) di Luis Bunuel, che Manuel de Oliveira ha voluto omaggiare con questa sorta di seguito, quarant’anni dopo. quel film finì con una domanda aperta, e uno si aspetta che se si fa un reprise alla fine venga fuori un finale, in qualsiasi modo, anche che solo ribadisca un “no, non ti dico niente”. e invece no. non c’è finale. il finale prelude una continuazione, forse una speranza di De Oliveira che qualcuno omaggi lui e Bunuel fra altri quarant’anni.

non è nemmeno noioso, sì un po’ lento con lunghe inquadrature immobili come una grande attesa, ma non lo si può definire noioso. se vogliamo ha tanti elementi positivi, ci possiamo trovare pure una certa poetica. ma la mancanza di finale suona di presa in giro. mi sono sentito come quando lessi “Yucatan” di Andrea de Carlo: pippe mentali, giri a non finire, e niente finale, in quel modo la storia avrebbe potuto continuare all’infinito, terribile; se si vuole una cosa del genere abbiamo già la nostra vita, che è pure meglio, almeno qualche traguardo ce lo pone.

e, infatti, anche l’Invernizzi era in difficoltà… a sala stranamente piena e con pochi che se ne sono andati alla fine, in attesa del commento, quando ha detto che ok, è un film particolare ma è un capolavoro assoluto (ti prego, non usare certe parole… l’assoluto non è di questo film, perchè l’assoluto piace appunti in assoluto, a tutti), in non pochi se ne sono usciti dalla sala mormorando un “vaffanculo”… io stoico, anche perchè è un film breve, di 80 minuti circa, sono stato ad ascoltare, cercando dei motivi che mi spiegassero il film, che me lo facessero apprezzare, e poter dire “vai a vederlo, tenendo presente questo, allora lo apprezzerai di più…”, ma non mi ha convinto… e ha pure detto che eravamo fortunati ad avere questo film nel ciclo di cineforum… è un grande, senza dubbio, ed è per questo che spero per lui che il sonno abbia prevalso e che nessuno lo abbia aspettato fuori dal cinema per mazzularlo…





auguri Donne

8 03 2007

mimosa.jpgperchè in fondo è una bella festa, anche se a molte non interessa, e anche se molte la riducono ad una serata dove vedere 2 chiappe maschili con in mezzo un filo interdentale.

stasera alcune mie Amiche festeggiaranno con le loro Amiche, una serata tra Donne, basta non andare per locali,  che non l’hanno mai fatto, basta che si sia tra Donne.

il cinema sarà forse semivuoto, ma il film dicono che parli di Donne.

oggi gli uomini usano una cortesia in più… fossi Donna me la godrei e basta… che tanto lo sapete che noi siamo un po’ così…

siccome le Donne che mi leggono sono sparse un po’ ovunque, l’osteria-locanda i suoi Auguri ve li manda da questa pagina.





consigli per gli acquisti

7 03 2007

bbonasera…

….’mazza che schifo…

metti una sera di pioggia, che viene giù davvero bene, qualche minuto per leggere eventuali ultime mail, poi il letto, una coperta, un libro che va avanti lento ma bene, un po’ di nuovi cd appena scartati dalla scatola arrivata in giornata… metti un piccolo rapido ascolto, un assaggio in vista della prossima scorpacciata….

Einstuerzende Neubauten “Perpettum mobile”: si muovono su ritmi quasi ambient, come se il rumore musicale degli inizi fosse così lontano…

Ramones “Brain Drain”: cioè, basta il nome.

Massimo Zamboni “l’orizzonte degli eventi”: colonna sonora di un film non visto. musica surreale, ipnotica, elettronica, quasi asettica: la vera anima dei CCCP e dei CSI, non ce n’è.

Dream Theater “Falling into infinity”: per me il meno bello dei loro album, l’ultimo che mi mancava, forse il più commerciale. “Peruvian Skies” dal vivo è tutta un’altra roba, qui sembra davvero una cosetta per la radio. “Burning my soul” invece tira su il morale…

Brendan Perry “Eye of hunter”: semplicemente delizioso. rievoca l’atmosfera dei Dead Can Dance, ma la fa sua, più dark, più soul, più blues: una musica che esce dall’anima, sembra partire non dagli strumenti, ma direttamente dal suo cuore. adorabile.

Ludovico Einaudi “Una mattina”: dolce, delicato, ottimo da ascoltare, prima di andare a dormire, predispone al rilassamento, magnifico anche come colonna sonora in tantissime situazioni della giornata. come credo tutta la sua opera.

poi ci sono da sentire altri tre album di Einaudi, e da riascoltare due dei Nine Inch Nails, e poi forse altro…





un pomeriggio

6 03 2007

dovevo andare da un cliente, per ritirare una firma e non è che ne avessi voglia… tutta la carta sarebbe rimasta sul tavolo, e infatti stamattina… carramba che sorpresa! è tutta qui ancora!

però ti capita che cambi il cd che hai nel lettore da almeno una settimana, perchè ti accorgi che hai nel portaoggetti l’ultimo dei Baustelle che è da tanto che non ascolti. e quando arrivi a “Il corvo Joe” sei dalle parti della stazione di Parabiago, là in fondo, dietro a quella curva c’è la vecchia casa dei tuoi nonni, invece a sinistra, dopo il sottopasso della ferrovia, quello con l’Orsenigo, che da una vita vende moto, c’è la loro attuale casa. e allora ti sentiresti in colpa se non parcheggiassi la tua auto fra quelle dei pendolari e non adassi a fare un giro, in un silenzio surreale, di un lunedì pomeriggio.





saturno contro

5 03 2007

saturnocontro.jpgvedere un film il sabato sera è una cosa da evitare… meglio il lunedì, quando ci va solo chi vuole vedere un film in santa pace, sabato è il giorno di chi non sa che fare e va al cinema e parla, e commenta, e sbuffa, e me l’immaginavo diverso, e ma non era ad episodi, e ma è bravo, e ma che palle!!!

nota di colore a parte, “saturno contro” è un film concentrato, ricco, denso di notizie ed argomenti. in un attimo si parla di omosessualità, pacs, eutanasia, testamento biologico, amicizia, tradimento. e sicuramente altro che ora mi sfugge. quello che stupisce è che la trama è costruita in modo talmente preciso che tutti questi argomenti si incastrano l’un l’altro e spuntano, anche solo per pochi minuti, in maniera dirompente e nitida.

non credo che nell’intento di Ozpetek ci sia stata la volontà di dare una soluzione a questi grandi temi; molto più semplicemente la volontà di rappresentare una realtà viva, che alcuni vogliono ignorare, e che chi la vive riesce comunque ad affrontare, riconoscendo ciò che conta di più, rispetto a quello che si vorrebbe dovrebbe, per qualcuno, contare di più.

sicuramente un seguito ideale de “le fate ignoranti”, ma che cambia piano perchè esce dal mondo di una terrazza e vaga anche in ospedali, luoghi di lavoro, nelle strade. da rivedere.





il vento che accarezza l’erba

2 03 2007

thewindthatshakes.jpgil commento a questo film avrebbe voluto essere un semplice “c’è un motivo per cui generalmente gli inglesi stanno sulle palle: eccolo”.

però è troppo riduttivo. inutile nascondere le bestialità perpetrate dagli inglesi al pooplo irlandese, una malvagità che non è seconda, a mio parere, neanche a quella dei campi di concentramento. basta poco per farseli andare in odio, e in questo film si intuisce dove l’odio può portare. non è solo un film storico su uno spaccato della rivoluzione irlandese ad inizio ‘900, è anche un ottimo film che mette sentimenti ed emozioni in primo piano, rapporti personali, mostra in maniera a volte fin troppo dura cosa fanno fare la guerra e l’oppressione.

a mio modo di vedere è un film che non serve neanche troppo commentare. di tutto, voglio ricordare le musiche, i balli, la lingua gaelica, i pub, la birra, l’amore, che ci sono nel film. e il pensiero va inevitabilmente a quelle persone come Bobby Sands e i Birmingham Six…





l’archivio

1 03 2007

è un lavoro che va fatto. vivendo noi nella carta. anche se la maggior parte dei colleghi non lo vuole accettare. perchè è una rottura.

ma quando ti metti lì, che in ufficio non c’è nessuno, e sistemi tutto… poi ti senti meglio. quasi fosse feng shui. serve calma, senza casino attorno, nella sistemazione del casino.