Mai morti

4 02 2007

“Abbiamo la patria nel nostro cuore e per essa siamo pronti ad uccidere la nostra stessa madre e ad inchiodare Cristo ad una seconda croce!”

Finisce così “mai morti”, spettacolo di Renato Sarti, interpretato da Bebo Storti. Era la seconda volta che lo vedevo, e ora so che lo rivedrei anche una terza volta. “mai morti” è uno spettacolo che va in giro da diversi anni, e forse è quello che fa mantenere in vita e crescere il piccolo Teatro della Cooperativa del quartiere Niguarda, a Milano e che i due qui sopra portano avanti. Teatro impegnato, non banale, fonte d’informazione, pregno di orrore e schifo. Il testo non risparmia nulla allo spettatore: violenze, torture, pensieri, storie, tutto è orientato a far percepire cosa è una dittatura. Desiderio, brama, pretesa che tutto sia come pochi immaginano debba essere: tutto omologato, piatto, uguale, l’orrore, la violenza forse unico estremo appiglio per rendersi conto che chi la pratica è un ammasso vivo di muscoli e nervi e carne, come chi è sotto la tortura.

Spaventa, il terrore a tratti ti entra dentro. Ti fa star lì sulla tua poltroncina a ripeterti nella mente “speriamo che non torni più, speriamo che non tocchi a me”. Tutto è breve ed intenso, tutto penetra nella testa. I colpi di pistola a salve, nel buio, come nella cella in cui i partigiani erano rinchiusi; colpi che non hanno colpito nessuno, fisicamente, e che forse neanche allora… ma forse sì. E sicuramente hanno colpito nella testa, quegli spari, il primo, assordante, che desta, poi gli altri, che speri solo finisca presto quel caricatore.

E via, tra l’orrore, tra le torture che ti ricordano cosa disse pochi giorni prima il maestro Yohko della medicina cinese e della tortura da questo popolo praticata: ricerca, interesse della conoscenza, della soglia di sopportazione del dolore, della reazione della vita, del suo scorrere e mutare sotto la tortura. Cosa c’entra qui? Nulla, poco o nulla.

Poco o nulla. Tutto si svolge, sino a quelle ultime tremende parole, mentre la musica sale e la luce dal basso verso l’alto forma ombre oscure, tetre, tremende. I battiti accelerano. Non sai se di paura o di rabbia. Forse tutte e due.

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4 responses

5 02 2007
angelina

Il pensiero sul passato è condiviso.
Ciò che mi tortura nel presente, è la consapevolezza di essere quasi circondata da persone incredibilmente indifferenti, sia agli eventi del passato, che a quelli del presente, soprattutto a quelli più scontati, tipo la vita e la morte. C’è troppo egoismo. Sono triste. ;-(

6 02 2007
Düsseldorfer

…wow! 😐

7 02 2007
fenicio

bellissimo hai visto quello sui morti di porto palo?

7 02 2007
l'oste Walter

@ angelina: non essere triste, su… 🙂

@ duss: eh sì… wow!

@ fenicio: intendi “la nave fantasma”? certo, ho visto anche “sht, foibe” e ora attendo il nuovo “tu santo, io beato” che debutterà a fine mese

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