sconosciuti

19 01 2007

ci conosciamo da 14/16 anni. da circa 10/12 si esce regolarmente insieme. eppure non sappiamo che cosa regalargli. un pezzo c’è, l’altro oggi a pranzo. è che noi di regali non ce ne siamo mai fatti, e siamo amici lo stesso.

fossi in zona penserei ad un pattada originale…

per la cronaca: oggi è anche la prima volta che io e lui (lui con la kefiah) pranzeremo insieme… e anche qui fanno una decina d’anni…

a volte le cose capitano per caso. beh, a volte… diciamo sempre.





questa vita è una catena

18 01 2007

io non so come faccia… davvero non lo so… però mi ha invitato a questa catena… no, perchè lui sta nel suo tunnel, che ormai è pieno di liquami da egli stesso prodotti, a causa degli auguri inviatigli da numerosi blogger, incatenato, annaspante… e ti manda l’invito. è un grande, e allora accogliamolo ‘sto invito.

5 cose che di me non sapete da passare… a chi ne ha voglia, altrimenti finisce che lo rifilo sempre ai soliti… diciamo che la passo a chi non sa cosa scrivere in questi giorni, qualcuno c’è sempre, se la pigli..

1 – in quinta elementare, giocando a pallone un sassolino è partito e ha fatto centro nel bel mezzo del mio occhio destro. risultato conea lesionata e distacco della retina. la maestra mi fa “mettiti un po’ d’acqua” e torna a parlare con le altre maestre. il giorno dopo si caga in mano non vedendomi a scuola. da allora porto gli occhiali, però con il destro vedo di più che con il sinistro. se i miei fossero stati dei bastardi l’avremmo rovinata, ora quando mi vede mi saluta rigida.

2 – quando muore una persona non sempre piango. devo avere un certo tipo di rapporto per piangerla. e quando quel tipo di rapporto c’è a volte mi manca veramente tanto soprattutto dopo.

3 – mi sono laureato, ma non volevo laurearmi, volevo andare a lavorare, ma lavoro subito non se ne trovava. poi l’ho trovato e poi l’ho lasciato alla fine del contratto a termine perchè nel frattempo mi ero iscritto all’università, che mi piaceva, e poi dovevo andare a fare il servizio civile. dopo due mesi ho comprato il mio primo basco, nero, alla fiera di Sinigaglia, quando sono tornato a casa c’era la cartolina. ora porto sempre un basco, e ricordo ancora il 1996 forse come l’anno più bello della mia vita, lavoravo, studiavo e avevo qualche soldo in tasca per qualche concerto e disco in più.

4 – ho poche foto di quando ero piccolo perchè i miei non sono amanti della fotografia. ora io scatto tante foto, e loro le guardano. però continuo a non farmi fotografare (salvo casi eccezionali come feste a sorpresa 😉 )

5 – beh, questa non è una cosa particolare, però ho regalato a mio papà, per Natale, questo kit di montaggio su cui fantasticava da 30 anni. quando nacqui costruì due modellini statici di navi, una recuperata da un amico a cui era caduta rovinosamente e che voleva buttare e poi una riproduzione del Bounty. adesso lui e mia mamma stanno lavorando su questa cosa dal 26 dicembre, lo scafo è finito, sta mettendo i panconi dei rematori. io gli dò una mano nei fine settimana, studiando con lui i disegni, e ogni sera quando torno a casa. praticamente ho molto meno tempo per le mie cose, ma non mi spiace per nulla. ogni tanto volano porchi, in due occasioni: quando si arriva ad un punto in cui le istruzioni sembrano essere scritte da uno che sembra voglia depistare più che guidare, oppure perchè mia mamma inizia ad impuntarsi e a parlare, parlare, parlare, parlare… 😀





fuochi

18 01 2007

tornando a casa, qua e là si vedevano i bagliori. alcuni bassi, timidi, altri netti e alti. meno degli altri anni, al mio paese, in oratorio, dove sempre si faceva un enorme falò e si beveva vin brulè, quest’anno nulla, il vicino cinema parrocchiale aperto, forse qualcosa in ballo lì dentro.

in questi giorni, in alcuni paesi si ammonticchiavano bancali e legnami vari, opportunamente sorvegliati, per evitare che venissero rubari o incendiati prima del tempo.

dove ho svolto il servizio civile facevano una gara: parti opposte del paese si organizzavano per fare il falò più grande, non senza usare sotterfugi quali rubare la legna degli altri, e i preparativi venivano svolti in diversi giorni.

in aperta campagna, vicino ai lavori mostruosi, c’era un gruppetto di persone, che guardavano un falò: era alto e bello, a spanne almeno 4 metri, con lingue enormi che bruciavano la legna accatastata. una quadro d’altri tempi nel silenzio della campagna.

dei manifesti dicevano anche che qualcuno aveva organizzato una cena padana a lume di falò.

la sera del 17 gennaio, S. Antonio abate, è effettivamente una sera particolare, forse per me ancora più di quella del Natale. sacro e profano si mischiano, cristianesimo e paganesimo si fondono, il lavoro delle mani e la contemplazione della mente si uniscono. e sanno di terra.





la ricerca della felicità

16 01 2007

happyness.jpgavevo visto il libro sabato nella vetrina della libreria di Tino, e pochi giorni prima la presentazione di Muccino e Will Smith. Muccino come personaggio non mi piace, ma i suoi film sì, non mi piace perchè parla come il fratello, monotono, senza espressione; quello che ha saputo fare con il film però è un buon lavoro.

la storia può sembrare a prima vista banale, la classica storia del classico sogno americano che si realizza, il mito dell’uomo che si è fatto da solo: da solo, sì, ma anche con una buona miscela di sfortune e di colpi di fortuna, o situazioni positive, capitate nei momenti peggiori. la storia è tutta in salita, o in discesa, dipende da dove la si guardi: si rotola sempre più in basso nella miseria. ciò che invece è evidente, ma rischia di perdersi sotto la storia dell’uomo alla fine vincente, è lo splendido rapporto tra il padre, interpretato da Will Smith, e il figlio: è un rapporto di trent’anni fa, inizi anni ’80, di profondo amore, di errori, ma di volontà di non mollare mai il figlio, della necessità di proteggerlo, di non fargli pesare tante cose, anche nei momenti di ristrettezze, e soprattutto di non dimenticare di farlo sognare. la scena della macchina del tempo in metropolitana fa ricordare la genialità de “La vita è bella” di Benigni, e fa riflettere come situazione diverse per tempo e spazio si siano realizzate più o meno allo stesso modo.

il film non sembra diretto da un italiano, anche se a ben vedere si ritrova il taglio di Muccino in alcune riprese molto ravvicinate, quasi ossessive, attente, con gli occhi addosso. Smith è in gamba e lo ha dimostrato in modo evidente: trovo che abbia interpretato bene il tutto, rendendo bene la sensazione di chi fa fatica, ma continua a correre, a non mollare, e poi trova alcuni angoli di paradiso in momenti brevi ma importanti.

per me un salto al cinema ne vale davvero la pena.





prugna

15 01 2007

l’ultimo album dei Gamba de Legn, l’ho ascoltato ieri sera, una sera di quelle che non hai voglia di far niente, dopo un pomeriggio a camminare lungo il Naviglio, che un tuo amico ti chiama e ti dice che oltre al disfacimento di quasi quattro anni fa, ora si è pure rotto la faccia, e giù a ridere, che lui è fatto così… e alla sera metti su “Prugna”, dopo aver ascoltato in passato “Volume I” e “Ganassa”. un regalo, perchè la prima canzone si intitola “Hosteria” il cui testo farebbe da ottima colonna sonora a questo blog, o almeno mi piacerebbe molto.

ma non è per parlare dell’album che ho fatto questa intro, che tanto sono un gruppo cult della zona, solo per chi ama il dialetto, un buon bicchiere di vino, cantare, ridere, scherzare, ma soprattutto prendere in giro e prendersi poco sul serio, anche se come musicisti sono davvero seri. no, tutto questo è per parlare del Cerri, il Cerri Barbell, anima del gruppo, addetto alle percussioni lombarde, che tradotto è principalmente il suo cribi, un cribbio (per la sabbia, da magutt) modificato con dentro dei bulloni e che suonava con uno stile ingobbito unico e inimitabile. il Cerri era un allegro 65enne che si divertiva con questi ragazzi, cantava con al sua voce roca, rideva con la sua bocca sdentata, e faceva ridere prendendo e facendosi prendere in giro. tutti volevano bene al Cerri, Barbell (mento) per via del suo mento aguzzo. dal 23 dicembre il Cerri non c’è più, e chi ne parla non sta a chiedersi com’è andata e come non è andata, ma tutti si chiedono come stanno i Gamba, senza la sua anima antica, come andranno avanti. per fare un parallelo, il Cerri può essere tranquillamente paragonato a Feiez di EELST, una persona importante, che si vede poco, che fa tanto, che alcuni non notano perchè ha una parte “minore”, ma che quando manca te ne accorgi, perchè la sua presenza scenica è unica.

il Cerri non c’è più, ma resta la sua voce, di tanto in tanto, sui dischi dei Gamba de Legn, come su “Star’s and bars”, un’altra canzone a lui dedicata, dove ad un certo punto il Gioepa lascia la voce al Cerri, che in assolo ti fa pisciare sotto alla terza parola che canta. perchè il Cerri era così, uno zio, un nonno, il vicino di casa, l’avventore del bar, ma anche una grande rockstar, che quando lo prendevano troppo in giro li mollava lì sul palco e ca vadan a da via al cu tucc!

CERRI BARBELL

L’è ‘l terur di Curbetes, una sua sgiafa na var des (barbel)
cunt la sua casoeura in man al dì al ribuca trenta pian (barbel)
al ga la set tan’ me un camel, da vin bianc na bea un sidel
tra i avventur l’e’ ‘l puse’ bel, a l’e’ par quel
ca l’an ciama’ Cerri barbel (quatar voeult).
La sua dona l’e’ dana’, sempr’in gir l’e’ mai a ca’ (barbel)
i so tusan ga fan al cu’ disan: “Uei pa’ ta dea be’ pu'” (barbel)
al so brasc l’e’ un arganel, gran forsa e gran cervell
tra i magutt l’e’ al puse’ bel, a l’e’ par quell
ca l’an dama’ Cerri Barbell (quatar voeult).
L’è’ al terur di manuai, da fiada’ temp al g’he mai (barbel)
cunt i arnes al fa i strument. L’e’ un’ urilocc a tigni al temp (barbel)
quatr’ e quatr’ ott cunt un sidel al ta riboca mes Sciarell
trai i magutt l’e’ ‘l puse’  bel, a l’e’ par quell
ca l’an ciama’ Cerri barbell………





la fine di Brezsny

12 01 2007

perchè dopo aver letto questo lo potrei vulcanizzare…. 

In passato a volte l’amore ha mostrato una certa somiglianza con un cinghiale selvatico ferito a una zampa e appena uscito dalle paludi dell’inferno. (non proprio, però in qualche caso molto evocativa come immagine…)

Ma se interpreto correttamente i tuoi prossimi incontri, nel 2007 l’amore potrebbe essere più simile a una colomba bianca in equilibrio sulla testa di un cavallo nero che galoppa su una spiaggia sotto la luna piena d’estate. (questa invece ha la più parvenza di una vaccata…)

L’espressione “amore superiore” significa qualcosa per te, Scorpione? (ciccio… stai parlando con uno Scorpione, non so se mi spiego…)

Non ti sarà difficile coglierlo, se avrai l’atteggiamento giusto. E qual è l’atteggiamento giusto? (boia, sono qui, illuminami d’immenso – che poi ti dò fuoco io…-)

Tanto per cominciare devi assolutamente coltivare una feroce determinazione a vedere la parte migliore degli altri.  (e secondo te qual è il motivo di tante inculate prese? ok ti sei già risposto)

In secondo luogo, devi approfondire la tua comprensione del fatto che non puoi prosperare a spese altrui. (parliamone… da dove partiamo baby?)

Terzo, devi renderti conto che uno dei modi migliori per curare la tua igiene mentale è aumentare il benessere delle persone a cui vuoi bene. (forse ti dimentichi che parli con chi? con uno Scorpione… bravo! quindi, cordialmente e definitivamente: vaffanculo!)

riferimenti





vai avanti tu che a me mi vien da ridere

12 01 2007

dev’essere ciò che ha pensato Blair quando ha saputo che il 70% degli cittadini statunitensi (mica sono solo loro americani) è contrario all’invio di 20.000/21.500 nuovi soldati in Iraq da parte del più grande giocatore di risiko del mondo, e per sostenerlo gli ha lanciato un “Vaya con Dios!”.

sì, perchè lui invece sta cercando pian piano di riportarsele a casa.

poi il pazzo era Zapatero…