la ricerca della felicità

16 01 2007

happyness.jpgavevo visto il libro sabato nella vetrina della libreria di Tino, e pochi giorni prima la presentazione di Muccino e Will Smith. Muccino come personaggio non mi piace, ma i suoi film sì, non mi piace perchè parla come il fratello, monotono, senza espressione; quello che ha saputo fare con il film però è un buon lavoro.

la storia può sembrare a prima vista banale, la classica storia del classico sogno americano che si realizza, il mito dell’uomo che si è fatto da solo: da solo, sì, ma anche con una buona miscela di sfortune e di colpi di fortuna, o situazioni positive, capitate nei momenti peggiori. la storia è tutta in salita, o in discesa, dipende da dove la si guardi: si rotola sempre più in basso nella miseria. ciò che invece è evidente, ma rischia di perdersi sotto la storia dell’uomo alla fine vincente, è lo splendido rapporto tra il padre, interpretato da Will Smith, e il figlio: è un rapporto di trent’anni fa, inizi anni ’80, di profondo amore, di errori, ma di volontà di non mollare mai il figlio, della necessità di proteggerlo, di non fargli pesare tante cose, anche nei momenti di ristrettezze, e soprattutto di non dimenticare di farlo sognare. la scena della macchina del tempo in metropolitana fa ricordare la genialità de “La vita è bella” di Benigni, e fa riflettere come situazione diverse per tempo e spazio si siano realizzate più o meno allo stesso modo.

il film non sembra diretto da un italiano, anche se a ben vedere si ritrova il taglio di Muccino in alcune riprese molto ravvicinate, quasi ossessive, attente, con gli occhi addosso. Smith è in gamba e lo ha dimostrato in modo evidente: trovo che abbia interpretato bene il tutto, rendendo bene la sensazione di chi fa fatica, ma continua a correre, a non mollare, e poi trova alcuni angoli di paradiso in momenti brevi ma importanti.

per me un salto al cinema ne vale davvero la pena.





prugna

15 01 2007

l’ultimo album dei Gamba de Legn, l’ho ascoltato ieri sera, una sera di quelle che non hai voglia di far niente, dopo un pomeriggio a camminare lungo il Naviglio, che un tuo amico ti chiama e ti dice che oltre al disfacimento di quasi quattro anni fa, ora si è pure rotto la faccia, e giù a ridere, che lui è fatto così… e alla sera metti su “Prugna”, dopo aver ascoltato in passato “Volume I” e “Ganassa”. un regalo, perchè la prima canzone si intitola “Hosteria” il cui testo farebbe da ottima colonna sonora a questo blog, o almeno mi piacerebbe molto.

ma non è per parlare dell’album che ho fatto questa intro, che tanto sono un gruppo cult della zona, solo per chi ama il dialetto, un buon bicchiere di vino, cantare, ridere, scherzare, ma soprattutto prendere in giro e prendersi poco sul serio, anche se come musicisti sono davvero seri. no, tutto questo è per parlare del Cerri, il Cerri Barbell, anima del gruppo, addetto alle percussioni lombarde, che tradotto è principalmente il suo cribi, un cribbio (per la sabbia, da magutt) modificato con dentro dei bulloni e che suonava con uno stile ingobbito unico e inimitabile. il Cerri era un allegro 65enne che si divertiva con questi ragazzi, cantava con al sua voce roca, rideva con la sua bocca sdentata, e faceva ridere prendendo e facendosi prendere in giro. tutti volevano bene al Cerri, Barbell (mento) per via del suo mento aguzzo. dal 23 dicembre il Cerri non c’è più, e chi ne parla non sta a chiedersi com’è andata e come non è andata, ma tutti si chiedono come stanno i Gamba, senza la sua anima antica, come andranno avanti. per fare un parallelo, il Cerri può essere tranquillamente paragonato a Feiez di EELST, una persona importante, che si vede poco, che fa tanto, che alcuni non notano perchè ha una parte “minore”, ma che quando manca te ne accorgi, perchè la sua presenza scenica è unica.

il Cerri non c’è più, ma resta la sua voce, di tanto in tanto, sui dischi dei Gamba de Legn, come su “Star’s and bars”, un’altra canzone a lui dedicata, dove ad un certo punto il Gioepa lascia la voce al Cerri, che in assolo ti fa pisciare sotto alla terza parola che canta. perchè il Cerri era così, uno zio, un nonno, il vicino di casa, l’avventore del bar, ma anche una grande rockstar, che quando lo prendevano troppo in giro li mollava lì sul palco e ca vadan a da via al cu tucc!

CERRI BARBELL

L’è ‘l terur di Curbetes, una sua sgiafa na var des (barbel)
cunt la sua casoeura in man al dì al ribuca trenta pian (barbel)
al ga la set tan’ me un camel, da vin bianc na bea un sidel
tra i avventur l’e’ ‘l puse’ bel, a l’e’ par quel
ca l’an ciama’ Cerri barbel (quatar voeult).
La sua dona l’e’ dana’, sempr’in gir l’e’ mai a ca’ (barbel)
i so tusan ga fan al cu’ disan: “Uei pa’ ta dea be’ pu'” (barbel)
al so brasc l’e’ un arganel, gran forsa e gran cervell
tra i magutt l’e’ al puse’ bel, a l’e’ par quell
ca l’an dama’ Cerri Barbell (quatar voeult).
L’è’ al terur di manuai, da fiada’ temp al g’he mai (barbel)
cunt i arnes al fa i strument. L’e’ un’ urilocc a tigni al temp (barbel)
quatr’ e quatr’ ott cunt un sidel al ta riboca mes Sciarell
trai i magutt l’e’ ‘l puse’  bel, a l’e’ par quell
ca l’an ciama’ Cerri barbell………





la fine di Brezsny

12 01 2007

perchè dopo aver letto questo lo potrei vulcanizzare…. 

In passato a volte l’amore ha mostrato una certa somiglianza con un cinghiale selvatico ferito a una zampa e appena uscito dalle paludi dell’inferno. (non proprio, però in qualche caso molto evocativa come immagine…)

Ma se interpreto correttamente i tuoi prossimi incontri, nel 2007 l’amore potrebbe essere più simile a una colomba bianca in equilibrio sulla testa di un cavallo nero che galoppa su una spiaggia sotto la luna piena d’estate. (questa invece ha la più parvenza di una vaccata…)

L’espressione “amore superiore” significa qualcosa per te, Scorpione? (ciccio… stai parlando con uno Scorpione, non so se mi spiego…)

Non ti sarà difficile coglierlo, se avrai l’atteggiamento giusto. E qual è l’atteggiamento giusto? (boia, sono qui, illuminami d’immenso – che poi ti dò fuoco io…-)

Tanto per cominciare devi assolutamente coltivare una feroce determinazione a vedere la parte migliore degli altri.  (e secondo te qual è il motivo di tante inculate prese? ok ti sei già risposto)

In secondo luogo, devi approfondire la tua comprensione del fatto che non puoi prosperare a spese altrui. (parliamone… da dove partiamo baby?)

Terzo, devi renderti conto che uno dei modi migliori per curare la tua igiene mentale è aumentare il benessere delle persone a cui vuoi bene. (forse ti dimentichi che parli con chi? con uno Scorpione… bravo! quindi, cordialmente e definitivamente: vaffanculo!)

riferimenti





vai avanti tu che a me mi vien da ridere

12 01 2007

dev’essere ciò che ha pensato Blair quando ha saputo che il 70% degli cittadini statunitensi (mica sono solo loro americani) è contrario all’invio di 20.000/21.500 nuovi soldati in Iraq da parte del più grande giocatore di risiko del mondo, e per sostenerlo gli ha lanciato un “Vaya con Dios!”.

sì, perchè lui invece sta cercando pian piano di riportarsele a casa.

poi il pazzo era Zapatero…





“non me l’aspettavo”

10 01 2007

– queste cose qua succedono di solito solo in altre parti d’Italia, tipo al sud, sai, Napoli, posti così…

– eh, li conoscevamo tutti, chi lo pensava? certe cose di solito le fanno persone tipo gli extracomunitari (nda: Sonia, sappi che quando vieni a Milano ti guardano tutti come una potenziale serial-killer, no, non sono quel tipo di sguardi come tu pensavi…)…

– eh, quando si pensava la marito tunisino sembrava di essere nella direzione giusta, loro invece…

della serie: non rimane più nulla in cui credere, ma dico, se non ci sono più i “terroni” e i “negri” a commettere omicidi, e ci si mettono i polentoni, dove andremo a finire?

per fortuna che esiste la Befana, io l’ho vista e fotografata. e pur la Lucy ci crede, anche se sua figlia di 10 anni inizia ad avere seri dubbi…





75% alla sindaca

9 01 2007

stamattina le notizie alla radio erano apocalittiche. beh, le solite notizie apocalittiche. c’è da chiedersi perchè c’è gente che si sbatte a raccogliere queste notizie, e perchè ci sono studiosi che si mettono a studiare i cambiamenti climatici. meno male che ci sono.

poi parlano del trasporto pubblico: qualcosa come il 75% dei milanesi non ha mai preso mezzi pubblici. il tono di chi lo annuncia è da “bastardi!”, il mio che ascolto è “andiamo un po’ avanti e diteci le motivazioni”. se dovete fare la tratta Amsterdam-Haarlem, circa 20 km, avete a disposizione un treno ogni dieci minuti (e questo già nel lontano 1998), se dovete fare Magenta-Milano, 31 km, ne avete a disposizione uno ogni mezz’ora. la differenza? in Olanda il treno è pulito, non pieno come un uovo, puntuale. in Italia il treno è sporco (puzza proprio), le mucche che vengono trasportate sui tir di certo non sono invidiose di come viaggiano i pendolari, se ti va di culo fa 5 minuti di ritardo altrimenti sono cazzi tuoi. il costo? in Olanda è circa il doppio dell’Italia (o forse anche di più). aumentiamo i costi? ok, va bene, prima però diamo una bella lavata, mettiamo qualche treno in più all’ora, diciamo almeno due, e vediamo di poter quasi regolare l’orologio con l’arrivo dei treni, poi aumentiamo i prezzi. perchè la legge del mercato non prevede l’aumento dei prezzi a parità di offerta, è una presa in giro quella. e allora si va su mezzi alternativi, quali l’auto: da un mio calcolo, venendo al lavoro in auto risparmio rispetto ai mezzi pubblici e non solo in termini di costo, ma soprattutto di tempo, circa 40 minuti all’andata e 40 al ritorno, costi non monetizzabili, i cosidetti costi-opportunità.

cosa mi convincerebbe a riprendere i mezzi? una stazione ferroviaria (non TAV che io non so che cazzo farmene della TAV se abito a 30 km da Milano) alla fiera di Rho, da lì metro e arrivo sotto l’ufficio comodo comodo, nello stesso tempo che se venissi in auto, e risparmierei un po’ di CO2: come me verrebbero serviti tutti i pendolari che lavorano nella zona ovest della città e che è piuttosto assurdo debbano arrivare sino ad una zona centrale con il treno per poi ritornare verso l’esterno.

vogliono far pagare il ticket-auto? bene, mettetelo, tanto non risolve nulla, lo sanno già tutti, verdi compresi, solo un po’ di soldi in più nelle casse comunali, ma scordatevi che i picchi di pm10 scendano. da un rapido calcolo, a spanne, osservando negli anni le code in attesa alle fermate di bus, trame e metro, mi sento di affermare che se si riuscisse a far passare un mezzo ogni 2 minuti su tutto l’arco della giornata, allora sì la gente lascerebbe l’auto. poi le bici in metrò: vi sfido a portarne una all’ora di punta, non credo possa fare una bella fine e soprattutto voi non la fareste.

eh, ma io non so quanti soldi ci vogliono, che poi Sgarbi si lamenta che non ha soldi per fare le sue mostre e che si lamenta che a quella su Boccioni sono andati in pochi: mi fa cagare Boccioni, a me piace Dalì, fammene una su Dalì e ci vengo. anche l’amore per l’ambiente è cultura, peccato che non te la insegni mai nessuno.





ma quando passa lo spazzino?

8 01 2007

ok, ok, non si chiamano più spazzini, prima netturbini, poi operatori ecologici… pulizia fatta, gettati diversi etti di carta impolverata, fatta mail ai capi su situazione in itinere, ma lo spazzino non risponde, vabbè…

nel frattempo si è avuto tempo di leggere “Persepolis” di Marjane Satrapi, arrivato in regalo senza preavviso, molto apprezzato perchè ci stavo pensando da un po’. l’altra sera, di fronte al camino, si parlava del libro, che l’avevo già finito, bevuto d’un fiato: le linee del fumetto sono molto semplici, ma di estrema efficacia, esaltano le parole della narrazione. la storia, interessante, davvero tanto, aiuta a capire un pezzo di storia che non si studierà mai sui libri (non si farà in tempo a seguire tutto il programma, sono sicuramente più utili le Guerre Puniche, meglio concentrarsi su quelle…).

i fumetti, come i film, sono un’ottima fonte informativa, Persepolis aiuta a comprendere in parte l’Iran, in parte, solo in parte.





tabula rasa elettrificata

4 01 2007

e se fosse sempre così? che ti portano via le armi e ti lasciano questa roba… non sarebbe meglio?

oggi giornata di pulizie. in molti sensi. tabula rasa. elettrificata.

m’importa ‘na sega, na sega assai, ma fatta bene, che non si sa mai.





buon anno ragazze e ragazzi

2 01 2007

è iniziato. come era finito l’altro. si cambia il calendario, si volta una pagina, ma parliamoci chiaro: il libro è sempre lo stesso. ah, dall’anno nuovo vita nuova. quale anno nuovo? quello del calendario occidentale? o di quello cinese? o di quello russo? o di quello ebraico? o di quello islamico?  neanche su quando inizia e finisce l’anno siamo capaci di metterci d’accordo… che poi ci sono quelli che l’anno nuovo lo vedono iniziare a settembre, perchè a settembre ricomincia tutto, e ci sta come filosofia.

dunque ‘sto libro, giriamo la pagina, i protagonisti sono sempre quelli, la storia chissà come continuerà? beh, la cosa bella di questo libro è che ce lo scriviamo sempre noi, ogni giorno.

non so come scrivano gli scrittori seri, io però quando mi metto a scrivere qualcosa non torno mai indietro a rileggere per modificare, esce tutto e via. come a scuola, quando facevo i temi di italiano, ne facevo una copia, di brutta, poi la bella copia era completamente diversa, tanto che la prima potevo passarla a qualcuno e nessuno si sarebbe mai accorto che l’avevo scritto io (e qualche volta l’ho pure fatto, tanto che mi fregava…).

e allora questo libro, va avanti… va avanti, deve andare avanti, ma senza guardare troppo indietro, altrimenti la storia si fa pesa, stopposa, ripetitiva: “eh ma quella roba lì non mi va giù”, e se non ti va giù lasciala da parte, fregatene, che tanto l’inchiostro ormai è asciutto e la gomma non ce l’hai, ok, c’è scritto qualcosa che non ti piace, e allora? sapessi quanta carta sprecata c’è in giro, imbrattata di inutile inchiostro e inutili parole: usa quella che hai per qualcosa che ne valga la pena, piuttosto anche solo per pulircisi il naso… per non dire un’altra parte del corpo… che sicuramente è pià utile che non solo guardarsi dietro alle spalle e un rimuginarci sopra.

grazie a tutti degli auguri che mi avete mandato.