Showcase – 27 ottobre

31 10 2006

mai visto uno showcase, che tradotto di fatto è una presentazione di un nuovo album. e mai comprato prima d’ora un cd lo stesso giorno della sua uscita, cosa questa avvenuta per puro e assoluto caso.

l’oggetto è il nuovo album dei Radiodervish (lo so che sto facendo una capa tanta a tanta gente ma mi piacciono e molti li apprezzano) “Amara terra mia”. non ci sono grosse novità in questo lavoro, si tratta infatti della registrazione di uno spettacolo teatrale, con brani letti da Battiston, incentrato sull’immigrazione: lo spunto nasce dalla realizzazione di un paio di cover di Modugno, soprattutto di “Amara terra mia” che a mio parere è stata resa davvero molto bene.

per chi non li conosce ancora, partire da questo lavoro non ha senso, per gli altri invece è un arricchimento, non indispensabile, ma sicuramente ben realizzato, sia dal punto di vista tecnico, dei suoni, che dal punto di vista artistico e dell’arrangiamento, oltre che dei contenuti.

una bella ora in loro compagnia. a parte una signora brontolona dietro di noi che era venuta solo per sentirli cantare: certo, quello era lo scopo di tutti, ma capire cosa c’è dietro una canzone, cosa l’ha fatta nascere, e conoscere gli artisti non solo per quello che suonano, ma per le loro idee ed emozioni, credo sia qualcosa che ti fa apprezzare ancora di più dei brani che già si amano.

la loro disponibilità e anche semplicità nei confronti del pubblico sono davvero uniche: quando ho detto a Michele (il chitarrista) di averli conosciuti grazie al libro di Massimo Zamboni (“il mio primo dopoguerra”), nel quale raccontava di un loro concerto a Beirut, il suo stupore era reale, ha sbarrato gli occhi e ha fatto i complimenti a Zamboni che in quelle pagine è riuscito davvero a racchiudere tutto lo spirito e il senso di quella serata.

Nabil e Michele

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Un regalo immenso

30 10 2006

sabato sera mi aspettavo nient’altro che una bistecca sul camino, con un’amica, una roba alla buona, per festeggiare il compleanno. a me non piacciono le grandi feste, ed in genere piace stare con due o tre persone al massimo, perchè quando si è di più alla fine si creano piccoli gruppetti e al di là della presenza poi ci si perde.

ero alle prese con il mio primo camino della mia vita, la legna era quella raccolta domenica scorsa ed era un po’ umida, però sembrava prendere. a dirla tutta ha preso tre o quattro volte, morendo subito dopo…

ad un certo punto suonano alla porta, “chi sarà mai?” si chiede falsa ed infingarda l’Angelina 😉 . apro la porta e… Tano! ma che cavolo ci fai qua? eh… auguri, baci e abbracci. ma porca vacca, ma mi fa piacere, ma hai trovato la strada? ma se ieri sera avevi la febbre… vabbè, e si mette con me al camino.

poi squilla il telefono, sempre l’infingarda 😉 risponde con una sfilza di sì, sì, sì, qualcosa bolle in pentola. dopo un po’ suonano ancora alla porta “chi sarà mai a quest’ora del matino… andiamo ad aprire…” è la frase che mi ronza in testa, ma alla porta non c’è Aldo/contegggiacula, bensì il gruppetto Monica con Barbara, seguiti da Carlo e Beppe. la porca vacca se ne va ed esce un maccheccazz… baci, abbracci, e auguri, io comincio a rimbambirmi, non ci capisco più niente.

suonano ancora… apro sempre io… Francesco! ma dai! stessa scena…

ormai penso che ci siano tutti, siamo attorno al tavolo a preparare tutti insieme, Francesco mi insegna il camino, parliamo tutti, Carlo, Beppe e Barbara si ritrovano dopo anni dalla scuola, Tano e Francesco dopo qualche anno dal lavoro, c’è casino, cani e gatti che entrano ed escono, Turbo, Lady, Ricotta e Priscilla, due bianchi e due neri, battute in merito.

tutto è quasi pronto… gli stomaci brontolano e le ugole si asciugano come nel deserto, suonano ancora… butto lì un “adesso chi mi hai rintracciato? la Lucia da Pontremoli?” ci stava anche con l’ora del treno a voler vedere, apro… Toni! noooo, pure lui! ma dai…

per tutta la sera trattengo le lacrime dalla commozione, Angelina mi ha fatto un regalo unico, raccogliendo qui gli amici che nel tempo anche lei ha avuto modo di conoscere. eravamo in nove, ma non si sono formati gruppetti, tante persone tra di loro non si conoscevano, e io godevo a vedere che si mischiavano, amalgamavano, conoscevano: eh, quando succede ‘sta roba, io godo, son lì che mi guardo lo spettacolo e giuggiolo.

una festa così non l’ho mai voluta, nè avuta, me l’avesse chiesto prima avrei probabilmente detto di no, invece ci sono state tante settimane di balle, cose non dette, informazioni carpite con astuzia da parte di molti di loro, che tra l’altro avevano pochi contatti, li avevo solo io, ma questi amici sono anche degli ottimi detective a quanto pare, dovrò stare attento d’ora in poi… 😀

tutto è molto strano, ci sono cose che cambiano, che percepisco, anche se non capisco, poi un bel giorno tutto diventa chiaro, evidente, così come le spiegazioni dei contatti. certo che io bevo proprio tutto, ho dato delle informazioni senza neanche pensarci… ma più avrei pensato ad un regalo del genere… la cosa più bella è stata la scelta delle persone, avrebbero potute essercene altre, ma quel gruppo di sabato sera era omogeneo, ed erano tutte persone con cui la sincerità e una certa profondità di rapporto si erano instaurate da più o meno tempo.

risate, scherzi, battute, e poi preparare tutto insieme. mi puzzava la storia di non andare prima per i preparativi, che di solito vado che mi piace spignattare… davvero, non so trovare le parole per descrivere questa gioia, che incredibile a dirsi, dura ancora oggi…

grazie a tutti, amici miei, siete a dir poco eccezionali…





Nuova gestione

28 10 2006

Ricomincio da qui. Realizzo per ora virtualmente un sogno che vorrei un giorno realizzare con mattoni e legno. Un sogno pieno di musica, di film, di libri, di poesia, di discussioni di politica e di cose strane, di gente che va e viene, che beve e mangia, che si ferma a dormire nelle poche stanze a disposizione. Che si ferma a dormire o a fare all’amore, facciano lorsignori.
E’ un posto che vuole sapere di vecchio, di antico, di nebbia, di pioggia, di vetri appannati. Un posto dove io lascio i panni di quel Pachiderma che alcuni hanno conosciuto: dietro a lui c’era una persona che ha sempre preferito farsi chiamare con il proprio nome. Una persona che è qui per servire un bicchiere di vino, quattro castagne, un po’ di polenta e quattro fette di salame con i sottaceti.
Un posto che non esiste più, o che quando esiste ve lo fanno pagare. Certo, non ci si può guardare negli occhi, per ora.
Un primo, piccolo cambiamento nella mia vita, a cui ho pensato per molto tempo, altri confido di realizzarli con il tempo e che sicuramente troveranno spazio tra queste pagine.

Trent’anni fa mia madre con il pancione scivolò. La vicina di casa di mia zia le diede un bicchierino di cognac per superare lo spavento. Ero in ritardo sulla tabella di marcia, nacqui il giorno dopo, verso le 8 del mattino, e a ragion veduta posso dire di essere nato sbronzo: chi altro può dire lo stesso?

Questo vuole essere lo spirito di questo luogo.
Non mi resta che darvi il benvenuto.