quando abbiamo dovuto scegliere dove andare a dormire, la scelta è capitata lì, in Mollstrasse, dietro questa famosa piazza. quando siamo arrivati c’era il sole, e il sole è rimasto per tutto il tempo della nostra permanenza. quando siamo arrivati c’era poco traffico e i giorni successivi ce n’era un po’ di più, ma non così tanto. quando siamo arrivati c’era tanta gente per le strade, a piedi, in bici, in skate, e c’era sempre, a qualsiasi ora, di qualsiasi età, ceto sociale, condizione, religione, sesso, abito. quando siamo arrivati abbiamo iniziato a camminare e ci siamo fermati solo alla fine. quando siamo arrivati abbiamo scoperto che una birra media a Berlino costa come (o anche meno a volte) di una piccola a Milano.
erano anni che ci si voleva andare, insieme come nell’inter-rail tra Scozia e Irlanda, che sono passati, cosa sono? otto anni…
a chi mi chiede in questi giorni come sia Berlino, rispondo con un “mi è piaciuta, ci voglio tornare”, che dice tutto e dice niente. perchè ci devi andare e poi decidi se ti piace e se ci vuoi tornare, oppure se ti è bastato quanto hai visto. a me non è bastato. non mi è bastata la parte est (quella ovest invece sì), che è quella alla fin fine più ricca di cose interessanti, con tante piccole perle nascoste in strade sperdute. scoprire l’ultimo giorno alcuni angoli e alcuni personaggi che popolano l’est è stata una piccola esperienza che ha alimentato questa voglia di ritorno. come il non essere riusciti a passare in alcune case occupate diventate come per magia laboratori e gallerie d’arte.
ho trovato tutto, ma proprio tutto, sono stato bene, mi sono sentito come non mai ben inserito nel contesto, che è un contesto in cui puoi girare in giacca e cravatta, così come avere una pelle cadaverica e capelli azzurri, che nessuno ti dice nulla, vivi e lascia vivere. sarà l’oppressione, sarà non so che, ma si respira aria di libertà: e non quella libertà buonista e cogliona di stranieri che comprano pezzi del muro abbattuto, e neanche quella di chi per vivere in maniera alternativa deve sfasciare tutto tanto poi ha le chiappe coperte, ma un’altra libertà, quella di un popolo che per colpa di qualcuno ha pagato e moralmente continua a pagare tanto. l’impressione di qualcosa che vive, davvero, che si muove, a ritmi lenti, tranquilli, consapevoli, ma continui: prova ne sono i tanti grandi cantieri aperti così come i piccoli laboratori che sopravvivono con logiche che credo molti farebbero fatica a concepire.
Prosit.


