scene da un matrimonio

31 01 2007

sulla tavola ricoperta di bianca fiandra, la teiera d’argento e un piatto con marmellate, cornetti, burro, fette biscottate. i fiori sono un po’ appassiti, oggi andranno sostituiti, nell’aria le note di “siamo la coppia più bella del mondo”, giorno dispari, i pari c’è l’inno del partito scritto da Baldan Bembo.
- buongiorno amore
- sgrunt
- che c’è?
- doppio sgrunt
- ma sei incazzata?
- doppio sgrunt con ghiaccio
- ma dai ancora quella storia là?
- … sì
- ma puccipucci… non ti avevo detto di lasciar perdere?
- senti nani, non è che tu puoi dire quel cazzo che ti pare a destra e a manca e poi far finta che non sia successo niente. sono tua moglie, mica un’italiana qualsiasi che ha messo una crocetta sul tuo nome. io ti devo anche sopportare, lavare i calzini (e rammendarli, mica che fai anche tu certe figure caso mai vai in una moschea) e tutte le altre balle, per cui non lascio perdere.
- ascolta, non ho voglia di tornare in argomento, lo sai che sono fatto così, sono cresciuto tra canzonette e cabaret, mi sono fatto da solo, saprò quel che dico e faccio, no?
- (sorrisino ironico) fatto da solo… hai lasciato il lavoro a metà…
- ah, adesso ti metti pure a prendermi in giro, ma brava, proprio un comportamento da persona matura… cosa devo fare eh? cosa?
- chiedimi scusa. stai pure in piedi… non serve che ti metti in ginocchio (altro sorrisino ironico)
- (alzando il ditino grassoccio) eh no, io non ti chiedo scusa se tu prima non mi chiedi scusa per avermi preso in giro ora, perchè io quelle cose l’altra sera l’ho dette con ironia, tu invece mi hai offeso con cattiveria, per cui non ti chiedo scusa! cribbio!
- guarda che sei ad Arcore, mica a Strasburgo… (ulteriore sorrisino)
- io sono dove voglio, perchè io sono invincibile e tu non hai mai visto il sole e il mare dell’Italia, e i suoi musei, altrimenti non saresti a trattarmi così. (esce sbattendo la porta)

lei resta sola, con un piccolo sorriso sulle labbra, ma dentro la grande amarezza per quanto detto dal marito la sera prima a certe civette che gli saltellavano attorno. prende una rivista. toh, c’è un’intervista al nani. “moglie splendida, mi sono innamorato di lei subito, mi ha preso completamente fin dall’inizio. e poi non mi ha MAI fatto fare una brutta figura in 27 anni di matrimonio…”
l’amarezza c’è ancora, ma il sorriso si amplifica. prende carta e penna. scrive, scrive molto, tanto, come non aveva mai fatto. il nani le ha fatto proprio girare le palle. e ora a chi la manda questa lettera? a lui no, non la leggerebbe… idea! ad un giornale. uno a lui non favorevole, ovvio, altrimenti mica la prenderebbero sul serio. vai, trovato! al Manifesto! no, troppo, a quelli chi ci crede? l’Unità, allora? ancora troppo. ok, La Repubblica.
in fondo, nani, come diceva anche quel gran figo di Sean Connery… “mai dire mai”





chi mi cerca?

30 01 2007

essì, pure io sono entrato nel novero di coloro trovati per vie oscure e misteriose (e anche un pochino strane), che qui elenco, alcune delle ultime, alcune delle più strane…

uomo sverginato: cosa aspettavate di trovare, le mie confessioni? ma manco pu’u cazz…

retina lesionata: fratello, anche tu, evvai! spero tutto bene ora, eh… ;-)

serie dei sogni: in ordine sparso: trombe d’aria, cadono i capelli, una tarantola, fare la pipì a letto… e in passato altre… chiunque sia, spero non sia sempre la stessa persona…

come chiamare una trattoria: e ti serve cercare su internet per imparare come fare? cazzarola sei messo malissimo ragazzo/a mio/a… ok, te lo dico: cerchi il numero di telefono, alzi la cornetta del telefono, componi il numero, attendi che dall’altra parte rispondano e poi instauri una piacevole consersazione. pensi di farcela? bra-vissimo/a!

peperoncino e psicofarmaci: altro che cocaina e viagra, qui abbiamo abbattuto tutte le frontiere delle nuove tossicodipendenze!!! che sia roba che viene dalla Calabbria???

la democrazia non serve a nulla: ma dai? sul serio? e cerchi conferme da me. ok, sono d’accordo, meglio una dittatura, almeno c’è solo un pirla da mantenere e si può sempre fare una rivoluzione.

com’è fatto il palco: e qui sporadicamente ma costantemente si ripropongono… giovani musicofili crescono, bravi!

nonna abelarda: non è la mia, le mie hanno altri nomi, spiace…

poi la roba che invece mi ha dato più soddisfazione è quella relativa alla ricerca: di Luiss Balocch e sul Qoelet, Radiodervish, Ferretti e roba relativa a lui e alle trattorie, locande, osterie… si vede che a certa gente interessa ancora…





fine e mezzi

30 01 2007

ciò che era un mezzo è diventato fine. fine insensato e vano.

ciò che dovrebbe essere fine non è neanche mezzo. forse un quarto. più probabilmente un decimo.





la commedia del potere

26 01 2007

livressedupouvoir.jpgda diverso tempo mi sono reso conto che per vedere un film ed apprezzarlo devo andare al cinema. alla tv canonica, infarcita di pubblicità ormai sono allergico, e dvd e vecchie vhs, in casa, sono soggette a troppe distrazioni.

“la commedia del potere” è uno di quei film che è riuscito a tenermi con gli occhi incollati allo schermo: la trama è fitta e si muove rapida, densa di sottintesi e situazioni non dette ma intuibili. lo spettatore deve sforzarsi di capire cosa sta succedendo: tutto si svolge in un tribunale, nel corso di un’indagine su sottrazione di fondi da parte di alcuni esponenti di un grande gruppo. il gruppo dovrebbe essere pubblico, uno di quei colossi tipo EDF o Gaz de France, ma non viene mai nominato. subito viene sbattuto in faccia la messa sotto accusa di un potente e soprattutto del potere che rappresenta: la giustizia è rappresentata da una donna, che non ha gli occhi bendati, ma è come se li avesse, infatti fa tutto quello “per il bene della Francia”, un po’ di pulizia, per quanto possibile.

il rapporto giustizia-potere è evidente, ed evidente è anche il rapporto potere-mondo ordinario: semplicemente non c’è. tutto è slegato, anche i rapporti tra il giudice e suo marito, che vive con lei ma quasi non esiste: si sa che lavora in un laboratorio, ma cosa faccia realmente non è dato sapersi e non sperate di scoprirlo prima o poi. il mondo fuori non esiste: non esistono quasi scene esterne, piccoli sprazzi di palazzi, strade e auto, tanto per far capire che non siamo su un altro pianeta, ma tutto qui. i potenti guardano il mondo dal loro ufficio posto all’ennesimo piano, con grandi vetrate; sotto una distesa di tetti e un cielo grigio d’inverno.

l’unica persona “normale” che vive in questo mondo e che ha un ruolo è il nipote del giudice: uno strano rapporto il loro, fatto di sguardi, di intimità, eppure mai un tocco che non sia di rapporto zia-nipote, quasi a voler significare sempre e comunque questo distacco, anche con chi è più in un mondo che nell’altro.

il finale pare quasi non esserci. eppure esiste. un’interpretazione che possono fare persone “normali” come gli spettatori. sicuramente una visione diversa per chi in questo mondo ci vive.





istruzioni per l’uso

24 01 2007

chiamare una trasmissione “istruzioni per l’uso”, innegabilmente ingenera nello spettatore una certa aspettativa: un piccolo manuale, semplice, chiaro e utile su come utilizzare servizi, oppure gestire situazioni, affrontare problemi. poi lo sanno tutti: esistono dei libretti scritti anche in swaili ma non in italiano, chissà perchè e allora il discorso cambia, provi a fare tutto da solo e forse funziona pure meglio.

la trasmissioni in oggetto esiste veramente, va in onda tutti i santi giorni su radio1 e in contemporanea su rai3/rainews24, so che finisce in tv alle 7 del mattino, quando inizia non so dire proprio. ogni tanto capita che se il tg1 flash delle 6.30 è già finito premo il tasto 3 del telecomando e non so perchè. ok, lo so: è solo per sentire delle parole, del rumore, che mi tenga un po’ sveglio mentre puccio i biscotti nel thè. e qualcuno mi chiederà: ma non ti puoi accendere lo stereo con gli Einsturzende Neubauten piuttosto? no, perchè lo stereo è in camera.

ora, una delle istruzioni di questa mattina era inerente al maltempo. cosa fare se una tromba d’aria vi coglie in mezzo all’autostrada? mettetevi sotto ad un cavalcavia (e magari tirate fuori quelle due preghierine imparate da bambini al catechismo, se ci siete andati…). i bambini quando vanno a scuola dovrebbero vestire delle cerate impermeabili molto colorate, cosicchè gli automobilisti li vedano bene nella pioggia (e se gli mettiamo in mano pure delle fiaccole potremmo organizzare una marcia per la pace, tanto che ci siamo e si vedono pure meglio…). ma il più bello, il più bello è quello che dà la conduttrice (Emanuela Falcetti) sui vetri appannati; anni fa, lesse su (udite, udite) Quattroruote, nota rivista automobilistica questo semplice ma geniale trucco per disappannare i vetri: bisogna accendere il condizionatore (eh, la ventola non basta) e tuuuutto si disappanna… ovvio, state attenti alla temperatura, mica che poi fa troppo caldo…

giuro sul mio onore che questo è ciò che le mie delicate orecchie hanno udito stamane. che ce lo doveva dire una in tv per farlo, non bastava capitare a fare delle lezioni di scuola guida in inverno (come me) o addirittura osservare gesti semplici dei nostri genitori alla guida dell’auto di famiglia, o ricordarsi le prime esperienze di camporella dove si appannavano volutamente i vetri, ma poi, beh poi era un’altra storia?

se vedrete una Ypsilon grigia che gira con i vetri appannati, che cerca di investire tutti i bambini senza cerata colorata e sfidando le trombe d’aria in autostrada, sapete fin d’ora chi è alla guida, per boicottaggio.

ma boia, a volte la realtà è più surreale di Salvador Dalì e Stefano Benni messi insieme…





pioggia

23 01 2007

l’aspettavo, da tanto, un mucchio di tempo. la caviglia dava avvisaglie, ma era anche l’avvisaglia dell’innalzamento delle temperature. ieri mattina ancora, e finalmente ci azzeccava, poco dopo iniziavano a scendere delle leggere e piccole lacrime dal cielo.

ieri sera ho lasciato un paio di volte il pentagramma per aprire la finestra e sentire il rumore della pioggia. poi non ce l’ho fatta, ho aperto anche le persiane e sono uscito a prenderne un po’ in mano…

sta quasi finendo, dopo l’acquazzone che mi ha accompagnato al lavoro. già mi manca…





rapporti

22 01 2007

di quelli amorosi e sentimentali mi sono accorto che non ne parlo mai. di quelli di amicizia ogni tanto, anzi spesso. di quelli di lavoro poco o niente, solo quando mi fanno girare le balle.

fine settimana di piacevoli nuove conoscenze e di riscoperta di vecchie e meno vecchie.

e quando si sta bene la panza si sgonfia.





sconosciuti

19 01 2007

ci conosciamo da 14/16 anni. da circa 10/12 si esce regolarmente insieme. eppure non sappiamo che cosa regalargli. un pezzo c’è, l’altro oggi a pranzo. è che noi di regali non ce ne siamo mai fatti, e siamo amici lo stesso.

fossi in zona penserei ad un pattada originale…

per la cronaca: oggi è anche la prima volta che io e lui (lui con la kefiah) pranzeremo insieme… e anche qui fanno una decina d’anni…

a volte le cose capitano per caso. beh, a volte… diciamo sempre.





questa vita è una catena

18 01 2007

io non so come faccia… davvero non lo so… però mi ha invitato a questa catena… no, perchè lui sta nel suo tunnel, che ormai è pieno di liquami da egli stesso prodotti, a causa degli auguri inviatigli da numerosi blogger, incatenato, annaspante… e ti manda l’invito. è un grande, e allora accogliamolo ’sto invito.

5 cose che di me non sapete da passare… a chi ne ha voglia, altrimenti finisce che lo rifilo sempre ai soliti… diciamo che la passo a chi non sa cosa scrivere in questi giorni, qualcuno c’è sempre, se la pigli..

1 - in quinta elementare, giocando a pallone un sassolino è partito e ha fatto centro nel bel mezzo del mio occhio destro. risultato conea lesionata e distacco della retina. la maestra mi fa “mettiti un po’ d’acqua” e torna a parlare con le altre maestre. il giorno dopo si caga in mano non vedendomi a scuola. da allora porto gli occhiali, però con il destro vedo di più che con il sinistro. se i miei fossero stati dei bastardi l’avremmo rovinata, ora quando mi vede mi saluta rigida.

2 – quando muore una persona non sempre piango. devo avere un certo tipo di rapporto per piangerla. e quando quel tipo di rapporto c’è a volte mi manca veramente tanto soprattutto dopo.

3 – mi sono laureato, ma non volevo laurearmi, volevo andare a lavorare, ma lavoro subito non se ne trovava. poi l’ho trovato e poi l’ho lasciato alla fine del contratto a termine perchè nel frattempo mi ero iscritto all’università, che mi piaceva, e poi dovevo andare a fare il servizio civile. dopo due mesi ho comprato il mio primo basco, nero, alla fiera di Sinigaglia, quando sono tornato a casa c’era la cartolina. ora porto sempre un basco, e ricordo ancora il 1996 forse come l’anno più bello della mia vita, lavoravo, studiavo e avevo qualche soldo in tasca per qualche concerto e disco in più.

4 – ho poche foto di quando ero piccolo perchè i miei non sono amanti della fotografia. ora io scatto tante foto, e loro le guardano. però continuo a non farmi fotografare (salvo casi eccezionali come feste a sorpresa ;-) )

5 – beh, questa non è una cosa particolare, però ho regalato a mio papà, per Natale, questo kit di montaggio su cui fantasticava da 30 anni. quando nacqui costruì due modellini statici di navi, una recuperata da un amico a cui era caduta rovinosamente e che voleva buttare e poi una riproduzione del Bounty. adesso lui e mia mamma stanno lavorando su questa cosa dal 26 dicembre, lo scafo è finito, sta mettendo i panconi dei rematori. io gli dò una mano nei fine settimana, studiando con lui i disegni, e ogni sera quando torno a casa. praticamente ho molto meno tempo per le mie cose, ma non mi spiace per nulla. ogni tanto volano porchi, in due occasioni: quando si arriva ad un punto in cui le istruzioni sembrano essere scritte da uno che sembra voglia depistare più che guidare, oppure perchè mia mamma inizia ad impuntarsi e a parlare, parlare, parlare, parlare… :-D





fuochi

18 01 2007

tornando a casa, qua e là si vedevano i bagliori. alcuni bassi, timidi, altri netti e alti. meno degli altri anni, al mio paese, in oratorio, dove sempre si faceva un enorme falò e si beveva vin brulè, quest’anno nulla, il vicino cinema parrocchiale aperto, forse qualcosa in ballo lì dentro.

in questi giorni, in alcuni paesi si ammonticchiavano bancali e legnami vari, opportunamente sorvegliati, per evitare che venissero rubari o incendiati prima del tempo.

dove ho svolto il servizio civile facevano una gara: parti opposte del paese si organizzavano per fare il falò più grande, non senza usare sotterfugi quali rubare la legna degli altri, e i preparativi venivano svolti in diversi giorni.

in aperta campagna, vicino ai lavori mostruosi, c’era un gruppetto di persone, che guardavano un falò: era alto e bello, a spanne almeno 4 metri, con lingue enormi che bruciavano la legna accatastata. una quadro d’altri tempi nel silenzio della campagna.

dei manifesti dicevano anche che qualcuno aveva organizzato una cena padana a lume di falò.

la sera del 17 gennaio, S. Antonio abate, è effettivamente una sera particolare, forse per me ancora più di quella del Natale. sacro e profano si mischiano, cristianesimo e paganesimo si fondono, il lavoro delle mani e la contemplazione della mente si uniscono. e sanno di terra.