come a nuova york

29 12 2006

accendo la radio con Fossati che canta. poi cambia, ma questa, ma questa, ma questa è la voce di Brendan Perry, sogno o son desto, i Dead Can Dance in radio, no, sono sveglio, behm sveglio, diciamo con gli occhi aperti e con una sufficiente lucidità da guidare la mia auto… fermo al semaforo, davanti ai fari sembra che nevichi: è la nebbia, scende lenta, si muove mossa dall’aria, il vapore acqueo brilla di fronte ai fari, come mille luci, una nevicata, un albero di Natale sospeso nel vuoto.

Bach, geniale, poesia matematica.

e poi, come a nuova york, i lampioni con la luce gialla debole, che emanano un lieve raggio che si sgretola dopo pochi centimetri dalla fonte, i tombini per terra da cui esce vapore, forse che qui, veramente, qualcuno nelle fogne stia preparando tonnellate di polenta taragna…





ho…

27 12 2006

passato una Vigilia con un sonno pazzesco

visto mio papà che diceva “ma ’sto South Park” è proprio volgare…

visto mio papà che non la finiva più di ridere anche dopo ore su una battuta di South Park nella scelta della nuova mascotte della scuola (i candidati erano Peretta Gigante e Panino alla Merda)…

passato un Natale in cui si è riso molto, anche se c’erano i motivi per non ridere…

ricevuto per la prima volta in vita mia un paio di boxer da ultimo dell’anno (e si metteranno)…

cucinato…

camminato e fatto foto nel Parco del Ticino alla mattina di S. Stefano…

azzeccato il maglione per mia mamma ma non la taglia (una in meno)…

impegnato mio papà per qualche mese con il suo regalo, anche se ho scoperto che piace pure a me per cui gli darò credo una mano…

fatto sollevare due pacchi a due amici…

fatto la cena degli avanzi senza mica tanti avanzi…

e adesso ho ancora sonno. il primo che mi chiede perchè lo corco… ;-)





chiuso per feste

22 12 2006

gente, qui in questi giorni si è di una corsa che non si è mai stati. ma è il mio lavoro, è così… pensieri vari quasi tutti pronti, da impacchettare, domani, pensieri di persone da contattare quasi niente fatto. stamattina prestissimo in ufficio, ultima corsa prima di un piccolo riposo e poi mercoledì ancora sotto fino al 29…

-4 ad Arluno, dalle parti del casello, strade sgombre, Radiodervish on my mind, piccoli ricordi, il cielo petrolio con sfondo marrone del sole che si alza che mi ricorda i miei accostamenti di jeans e scarpe scamosciate testa di moro, se mi vedete vestito da far schifo ora sapete perchè…

incoeu l’è l’anta e par scherss sa feva purta l’anta….

oggi è l’antivigilia di Natale e sui posti di lavoro si faceva correre qualcuno di qua e di là, portare l’anta (qualcosa di ingombrante tipo un’anta di armadio) da un posto all’altro, me lo racconta sempre mia nonna, quasi sempre ad un apprendista; il gioco durava finchè il padrone non si accorgeva e si incazzava, e loro smettevano lo scherzo e continuavano a lavorare, ma non smettevano di ridere.

per cui, tanti auguri a tutti, passatevela bene, state allegri che tanto non ne val la pena di stare tristi, se non ce la fate, prima date un urlo, un ululato, in una piazza o in un campo sperduto, in compagnia, o da soli, vedrete, alla fine spunterà un sorriso.

 John vuole dirvi due parole…

So this is Xmas
And what have you done
Another year over
And a new one just begun
And so this is Xmas
I hope you have fun
The near and the dear one
The old and the young
A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let’s hope it’s a good one
Without any fear

And so this is Xmas
For weak and for strong
For rich and the poor ones
The world is so wrong
And so happy Xmas
For black and for white
For yellow and red ones
Let’s stop all the fight





regali, regali, regali

21 12 2006

su, dite la verità. volete fare un regalo a quella persona ma non sapete quanto spendere, cosa comprare, originale o banale, i gusti non li conoscete bene, i tempi stringono tantissimo…

vi dò una mano io, sono qui per questo…

allora intanto vi potete fare una bella Emergency Card, una carta di credito ricaricabile, che ogni volta che spendete Emergency si becca qualche centesimo: io la uso per pagamenti in internet e va che è una meraviglia.

poi andate qui, sul sito dello struzzo,  e sbizzarritevi. se avete pochi soldi e tanti amici ( o solo pochi soldi sulla card), potete regalare un kit medico, un secchio oppure per i più spiritosi (ma non troppo) un pacchetto di preservativi. se avete qualche soldino in più che ne dite di una capra (50 euri), un porco (100 euro) o una mucca? infine, e qui mi rivolgo ai maschietti, se volete stupire la vostra donna, non andate su un banale diamante, regalatele uno struzzo! 1000 euro e lo struzzo viene fornito ad una famiglia di uno dei paesi elencati, che lo alleverà e ne trarrà giovamento economico e sociale.

la vostra donna se ha spirito vi riempirà di gioia e giubilo e riderà con voi del bel gesto fatto, se invece vi molla offesa, tranquilli, non avete perso molto e l’anno prossimo avrete risolto il problema di un regalo ;-)

 sul sito dello struzzo ci sono tutte le info chiare e dettagliate.





piccola stella

20 12 2006

scartata con l’abitilità di Ronaldinho la cena aziendale, ieri sera sono andato alla semestrale presentazione della rivista “il volto nascosto della luna”. tre numeri a cui partecipo, tre formule diverse: quella di ieri però è quella che mi è piaciuta di più, letture che mischiavano le poesie e i racconti, rendendo più agevole l’ascolto. poi il bello è che a questo numero hanno partecipato anche l’Angelina e il suo fratellino.

presente c’era anche un tipo che lavora in una casa editrice, che ha parlato del suo lavoro, di come legge i libri in 12 secondi (ovviamente solo uno stralcio) e di come alla fine butta tutto nel cestone del riciclo. prendendo spunto dai nostri lavori ha poi dato dei suggerimenti utili, non solo per chi vuole rivolgersi al mondo dell’editoria (a cui manco ci penso), ma anche solo per rendere migliore sotto il profilo della leggibilità gli scritti.

ad Angelina, piccolo astro nascente nel panorama letterario italiano (poi mi paghi eh ;-) ), è stata rivolta un’ampia analisi del suo scritto, complimenti da parte dell’illustratore, con lei che mi continuava a ripetere “rileggendolo non mi piace, è noioso”, e poi a ridere perchè il tipo editoriale continuava a ripetere che non bisogna fare la propria autobiografia, mentre il suo scritto era uno stralcio appunto autobiografico, zac, fregato!

per i poeti invece vita dura, ci comunicano che ormai le poesie non vengono più pubblicate, rimangono solo pochi autori che di fatto si autoproducono, come mi diceva anche un amico libraio… è strano, la poesia è molto difficile da affrontare, eppure in molti ci si avvicinano, forse perchè meglio del racconto o del romanzo riesce ad esorcizzare i nostri pensieri…

i nostri testi sono un po’ troppo lunghi per essere messi sul blog, per cui, chi li vuole leggere, o va alla biblioteca di Robecco Sul Naviglio (MI) o alla Biblioteca Nazionale a Roma, che ha richiesto una copia della rivista. su, su, alzate i ciapett!





costretti a sanguinare

18 12 2006

il post voleva essere diverso, un altro titolo, un altro argomento, ma tutto è cambiato, in una mattina di fine autunno pioggia, finale con pioggia, inizio con pioggia, dimenticato l’argomento.

ieri ho terminato questo libro di Marco Philopat, parla di punk, della scena milanese compresa tra gli anni ‘77-’84. in questo periodo sto ascoltando Ennio Morricone e gruppi punk, sopra tutti gli Stiff Little Fingers, ma anche Green Day, e gli spezzini Fallout (sotto “no copyright” si scarica quasi tutto di loro). bello ritrovare nello sfogliare le pagine il loro nome, anche se loro appartengono di più alla scena hard-core che punk in senso stretto; i testi che parlano di marciume, di guerra, di abominii, di olocausto. bello sapere che l’autore li conosce, così come i CCM, gruppo da cui nacquero poi i Not Moving, di cui Area Pirata (il grande Jacopo) ha recentemente stampato un loro album mai uscito in precedenza per sfighe varie.

è un libro fatto bene a mio parere, senza punteggiatura, che va avanti come un pezzo musicale, un esperimento letterario, la musica che diventa letteratura e viceversa. certo se uno odia il punk o non ha mai sentito certi nomi, non ci capisce nulla.

“costretti a sanguinare”. oggi ci va proprio bene come titolo della giornata…





finalmente

15 12 2006

una giornata in cui le notizie buone stranamente arrivano in gruppo… a parte il mal di gola, che non capisco perchè il nostro pavimento è così ghiacciato, oggi costretto a non mettere neanche i miei anfibi… arggh… in ogni caso…

l’abbiamo visto…
pensato di rubarlo…
lasciato perdere…
andati via ripensandoci su…
cercato su internet, ma proprio quello lì…
trovato su e-bay, ma bianco e giallo…
trovato come quello visto da un artigiano tailandese che ne aveva di diversi colori e anche verde…
dato la carta di credito (Emergency card ricaricabile, fatela và…)…
aspettato pensando fosse a Naples in Italia e invece era a Naples in Florida…
ricevuta una telefonata di mia mamma che mi chiede “ma aspettavi un pacco? dall’America?”…
oh yes…

innamorarsi di sale e pepe





cento luci

14 12 2006

alla fine la scelta ieri sera è arrivata all’ultimo momento. le due opzione erano: la prima andare all’ultima lezione del corso di ginnastica posturale, che era l’ultima e mi spiaceva non andarci; la seconda era andare a camminare lungo il Naviglio con quelli dell’Academia Peregrini, la camminata tradizionale che fanno nella sera di S. Lucia, si fanno 3-4 km, ieri erano 3, ci si ferma in una chiesa per la compieta, ci si mangia una fetta di panettone in compagnia e si torna indietro.

in realtà non avevo voglia di nulla, la giornata di ieri passata con un paio di grosse delusioni, che mi hanno fatto allungare lo scroto fino a rasentare terra. ero deciso per la prima opzione, ma stavo tornando a casa tardi, avevo fame e ho deciso che avrei mangiato troppo per la ginnastica, così ho deciso per la camminata.

il ritrovo di fronte alla collegiata di Bernate, lungo il Naviglio. la mamma del Ricky che distribuisce le candele, che l’alzaia non è illuminata e poi le cento luci sono proprio riferite alle candele che si portano e che formano una bella coreografia. c’erano circa 200 persone, alcune che non ti aspettavi, e cosa bella anche un gruppo di lavoratori musulmani che hanno chiesto di partecipare per stare con gente del posto: la richiesta è stata accolta, qui è tutta gente che pensa solo a camminare, mangiare e bere.

la chiesina di Castelletto era piena, bella: cosa strana, nella chiesina c’è una foto del crocefisso che si trova a Furelos, prima di Melide, una delle ultime tappe del Cammino reale francese verso Santiago de Compostela. quella foto la vidi la prima volta dopo essere tornato dal Cammino due anni fa, quest’anno la rivedo per la seconda volta dopo essere andato per la seconda volta a Santiago proprio quest’anno. coincidenza. piacevole coincidenza.

dopo la compieta, tutti a mangiarsi il panettone. a me non piace a meno che non sia con un chilo di mascarpone, quindi mi affianco all’Angelina che lo sta affettando per i camminanti, si unisce a noi pure mia mamma. c’è un po’ di caos ora nella bella sala del chiostro, che hanno restaurato in modo splendido e che vedo per la prima volta.

la gente riparte, in una decina di persone restiamo a dare una ripulita, Tino si finisce la bottiglia di grappa (era quasi vuota eh…); la mascotte dell’Academia, l’Alby, una decina d’anni e un Cammino alle spalle di già ce lo teniamo sul lato interno della strada, mica che faccia la fine di quel ragazzino cascato nel fosso l’anno scorso, non si lascia attrarre dagli onori della cronaca, a finire nel Naviglio in piena non ci tiene.

sarà stata la giornata strana, o i discorsi del Fabio di lunedì, però ieri ho camminato diversamente: il freddo che si sentiva alla partenza, già verso il ponte di Castelletto era sparito, le mani scoperte, un mezzo guanto a me, un altro mezzo guanto a mia mamma, erano calde, l’unica parte fredda solo le orecchie, ma stranamente non come di solito, molto sopportabile. mi viene in mente quel passo di un libro che parlava di camminare per riscaldarsi, l’avevo già testato, sudando, ieri invece mi pareva di essere una stufa ambulante.

a parte una persona che avrei volentieri fatto a meno di vedere, una serata particolare, camminare praticamente al buio, mi ha ricordato anche la sera alla mostra “dialogo nel buio”, all’Istituto dei Ciechi, unico orientamento le piccole luci davanti.

la scelta è andata bene anche se la giornata e il mal di pancia non hanno aiutato granchè…

comunque, l’anno prossimo a S. Lucia so cosa fare.





dilemma

13 12 2006

stasera ci sono due cose che vorrei fare entrambe. e non so ancora cosa scegliere. in una si prende freddo, nell’altra no. ma non è quello il problema. è proprio che mi interessano tutte e due e io mi ritrovo ad essere come l’asino di Buridano.

non ci sono nè pro nè contro. è una questione di scelta e basta. ho scelto di scegliere stasera quando punto il piede in casa. o magari anche qualche mezz’ora prima. che tanto non serve a nulla neanche chiedersi perchè in questo periodo le cose belle si accavallano.

martedì prossimo un’altra scelta di questo tipo. però, a differenza di oggi, so già che una è una opzione “politica”, e spero di avere il benestare ad evitarla, anche un benestare con il naso storto, mi va bene, basta che ci sia.

non è che mi stiano sulle palle quelli coinvolti nell’opzione “politica” è che…. dai, stèe su da doss…





El Qoelet

12 12 2006

il Qoelet, Libro dell’Ecclesiaste, è un libro della Bibbia, il più controverso, perchè dice di godere della vita, ma anche di vivere con giudizio, che qua al mondo non possiamo capire nulla, non possiamo rispondere a tutti i “perchè?” che ci poniamo. e allora? allora meglio non porseli e godere, mangiare, bere e stare in amicizia. sembra un libro fatto per questo posto. ma non quello che possiamo leggere tutti, in italiano, da ieri sera so che se trovassi una Bibbia in dialetto milanese la leggerei sul serio tutta.

c’è un personaggio strano in Lomellina che scrive in dialetto. già tempo fa parlai di un suo libro. lui si chiama Luis Balocch, al secolo Luigi Balocchi, ed ha avuto questa strana idea di tradurre il Qoelet in dialetto, nel dialetto di Abbiategrasso, una bella cittadina delle mie parti. ieri sera l’ha letto, o meglio recitato: ma quando si parla di dialetto la differenza tra narrazione e recita svanisce, perchè il dialetto è qualcosa di diverso dall’italiano, è di per sè recitazione, pathos, insegnamento. e ne è nata una serata strana, ricca. si è parlato di dialetto, e di come faccia riflettere che in tv i dialetti del sud li si possa ascoltare e quelli del nord no. l’italiano, in fondo, è una lingua bastarda, fatta apposta per farci vergognare, talvolta, come a scuola, che anche se tutti provengono da una famiglia dialettale, eh, il dialetto non lo puoi usare.

la lettura va, veloce, rapida, le parole così tradotte hanno un peso diverso, hanno la forza dei rimproveri dei nonni, hanno un sapore diverso e un significato diverso. certo nel Qoelet originario non si parla del Ticino, il nostro fiume malato, ma qui c’entra benissimo, e di certo gli antichi ebrei non davano del pirla ai loro giovani, ma questa è la parola che serve, precisa, bam! …diretta. a proposito: pirla è un’offesa che si fa a uno che perde tempo, pirlare è un verbo dialettale che significa “andare in giro a zonzo, senza una meta”, invece in italiano tutti la usano come sinonimo di “scemo” o qualcosa del genere. decontestualizzato.

e poi, fuori, sotto i portici, a parlare di camminate. camminate nel Parco del Ticino, lungo i Navigli, fino a Santiago de Compostela. scoprire che chi ha scritto quest’altro libro di km è arrivato a farne 72 in un solo giorno, a piedi.

è tornata fuori la memoria, chi parlava e chi ascoltava.

a proposito di memoria e di dialetto e di Milano: oggi è il 12 dicembre. 37 anni fa, tanto per ricordare, ci sarà un palchetto davanti alla banca, parleranno. il sindaco probabilmente sarà invece a New York.

damm a trà: un sindicc de Milan ca’l sa rigorda no dal dudas da dicembar, a l’è un por sindicc…